Un paesino della Bassa Padana dove si condensa tutto il male del mondo
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Esistono luoghi che connotano la vita delle comunità che li abitano in modo naturale, per il clima, la vegetazione, le opportunità di coltivazione o di allevamento o di costruzione di insediamenti umani. Esistono però anche luoghi in cui, oltre a questi elementi, ne entrano in gioco altri, più misteriosi e soprannaturali. E gli uomini ne sono influenzati a tal punto da ricondurre ogni evento, soprattutto quelli più nefasti, a superstizioni che si perdono lungo le generazioni e perdurano attraverso modi di dire, ignoranza e rassegnazione al fato imperscrutabile.
Uno di questi luoghi è Pontescuro, un paesino della Bassa Padana, nato dalla penna di Luca Ragagnin, dove si condensa tutto il male del mondo, un mondo in ebollizione, pieno di contrasti violenti, quello dei primi decenni del Novecento. L’autore sceglie di raccontare su questo sfondo un assassinio assurdo, quello di una giovane ragazza bellissima, partendo dalla descrizione dell’ambiente e dei personaggi che lo abitano e che ne descrivono le vicende dal loro punto di vista, personaggi non soltanto umani, ma anche animali (la ghiandaia, la blatta) e geografici (il fiume, la nebbia) o antropici (il ponte, le barche). Come in molti luoghi di campagna o di montagna, l’esistenza di un ponte sembra sfidare le capacità umane, quindi il ponte non può che essere stato costruito facendo un patto col diavolo! Naturalmente questo comporta conseguenze per le generazioni a venire e conferisce al luogo un’aura di mistero e di presagi negativi che si abbattono come profezie autoavveranti su tutto e tutti. A Pontescuro la bellezza, il desiderio di cose buone, di una vita serena sembrano paralizzati o sporcati da miseria, vizio e malignità. Sembra che nessuno possa sfuggire a questo destino. Pontescuro è il regno delle malelingue, dei conflitti tra vicini, del lavoro quasi da schiavi, della sudditanza a un signorotto dispotico e tetro, da cui pure i figli scappano. Tutti tranne una, la bellissima e spregiudicata Dafne, che, dai sedici ai ventiquattro anni, decide di rifuggire al suo destino di figlia del padrone, reclusa e riverita, e di sfruttare la sua bellezza e il potere della seduzione per disprezzare tutto il paese. Proprio lei verrà assassinata, per un gioco incrociato di vendette, invidie e gelosie, e ne verrà incolpato un ragazzo innocente, trovatello, considerato lo scemo del villaggio, Ciaccio, che possiede il dono di capire il linguaggio degli uccelli e che annoda cordini e nastri colorati ai rami degli alberi, cantando. Dafne e Ciaccio vivono liberi in un paese in cui nessuno lo è, questa è la loro colpa in un contesto in cui i ruoli sono assegnati e si vive all’insegna dell’ipocrisia e circondati dalla miseria. Il funzionario incaricato di indagare sul femminicidio avrà dei sospetti sulla versione dei paesani, ma non riuscirà a comprendere le dinamiche che hanno fatto crescere odio e maldicenza, è impossibile per lui, che non è del posto, capire le leggi non scritte del paese, la sua morale.
E forse è ancora così in molti paesi delle nostre province: vizi nascosti, invidie, dicerie, soprannomi non proprio lusinghieri si appropriano di intere generazioni e non basta una visione da una prospettiva diversa per comprenderne le ragioni, forse perché ragione al male non c’è e chi cerca di sottrarsi al gioco delle parti soccombe, infangato da fake news, o è costretto a ritirarsi sconfitto e a cercare bellezza e libertà altrove. In qualche modo siamo un po’ tutti, in Italia, provenienti da un mondo rurale, abbandonato per rabbia o per amore, per cercare di creare un mondo nuovo, come fanno i fratelli di Dafne, illusi dalla politica o dalla sublimazione attraverso la creazione artistica.
La scrittura di Ragagnin è impreziosita dalle illustrazioni di Enrico Remmert, che punteggiano il libro dando un volto, uno schizzo in bianco e nero, ai protagonisti della narrazione. E sono proprio i narratori più insoliti a ricevere così piena dignità di protagonisti, rendendo palpabile l’interconnessione tra gli esseri umani e la natura, ferita dalla cattiveria umana. Anzi, a dire il vero, nessun essere umano sembra comprendere così saggiamente gli eventi come la ghiandaia.
Il libro può essere ordinato alla Libreria La Ciurma scrivendo a laciurmalibreria@gmail.com oppure al numero whatsapp 3488122598 segnalando questa recensione.
Immagine di copertina di Giuseppe Rissone
La Cambusa Dei Libri prossimo appuntamento mercoledì 23 dicembre





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