In Memoriam (1942 – 2025)
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Questa mattina, (fine ottobre 2025 ndr) in un anonimo campo del Cimitero Monumentale di Torino, è stato inumato Giorgio Barbero, grande artista italiano. Lui certo a suo agio tra la gente comune, ma per le persone che lo avranno amato certo meritevole di una sepoltura tra gli artisti. Terracini, Reduzzi e altri non ne sarebbero dispiaciuti. A Parigi, sarebbe al Père-Lachaise.
L’importanza di Giorgio Barbero artista, pittore, sta senza dubbio al prestigio di Torino, al suo tessuto artistico, come Felice Casorati e Francesco Casorati, Eugenio Comencini, Giuseppe Penone (vivente) Roberto De Marchi (vivente). Il popolo italiano, gente, aristocratici e danarosi rimangono ignoranti in materia artistica, contano solo gli autori che fanno botteghino internazionale, gli Impressionisti, Caravaggio solo perché sacro alla chiesa. Un’opera diventa d’arte solo quando entra nel mercato, diventa commercio, non per la bellezza intrinseca; ed è indispensabile il padrinaggio dei “critici” più o meno emozionabili, commerciabili. Al contrario rimane un’espressione autobiografica per il proprio entourage. Grandi artisti come Delleani e Follini valgono il 50% in meno degli anni ’80. Chi ricorda Deangelis? Torino ospita tuttora un grande pittore contemporaneo, quotato multi-zero oltre confine, come Nicola De Maria, chi ne è al corrente? L’appartenere al movimento “Art Brut” non avrà mai valutato e rispettato adeguatamente l’opera di Giorgio Barbero. Se è “Art Brut” quella di Giorgio Barbero, cos’è quella “Povera” di Penone?
Soprattutto nella definizione italiana, quasi piemontese per l’orecchio dialettale, “Art Brut” (arte grezza) una quasi sgradevole classificazione dal mondo dell’arte internazionale, centrata, utile in fondo solo all’artista che la tiene a battesimo: Jean Dubuffet (1901-1985). Per gli inglesi “Outsider Art”. Il ritratto umano e artistico di Giorgio Barbero, è ben più rappresentativo, anche se tragico, se paragonato proprio a Vincent Van Gogh (1803-1890), un’esistenza di follia e l’esperienza del manicomio; per Van Gogh quello “romantico di St.-Paul-de-Mausole nel dolce sud della Francia mediterranea, per Giorgio Barbero quello terribile di Collegno, per 20 anni. Che comunque non compromette la sua produzione artistica, non macchia la sua visione della profondità, dell’infinito. Proprio analizzando Van Gogh, Karl Jaspers, massimo psichiatra, autore di “Genio e Follia”, definisce, legittima creatività, arte e follia (K.Jaspers (1883-1969) Strindberg und van Gogh: “Versuch einer pathographischen Analyse”, 1949).
Giorgio certo miracolato dalla “Legge Basaglia” e dalla psichiatria moderna che lo avrà visto infine risiedere in Gruppo Appartamento, amato da tutti, medici, operatori e pazienti; anche nell’età avanzata l’unica esigenza quotidiana avere di che disegnare, con quell’affanno dell’artista che ha “fretta”, vuole fare, per andare oltre. L’arte di Giorgio, definibile con una sola parola: profondità. Non un azzardo artistico, riconoscere in Giorgio la stessa capacità di padroneggiare la materia come il collega moderno Mark Rothko, la densità del colore, il nero che origina. Non “Art Brut”. Oggi si potrebbe dire “espressionismo inadeguato”.
Una storica gallerista parigina, dice che avrà sempre catalogato l’autentico valore dell’artista a fronte del fronte del suo livello di arroganza. “Oggi tutti arroganti”. Giorgio Barbero l’umanesimo naturale.
Tratto da Segn/Ali n° 73 – Dicembre 2025
Immagine di copertina: Giorgio Barbero
Segn/Ali ritorna 16 marzo 2026
La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti





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