Make Ours Cities Great Again
La neo-cultura profittevole (per pochi) delle nostre città
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⊆ Per motivi di lavoro ho respirato saltuariamente per trent’anni aria milanese. Ma soprattutto negli ultimi dieci, dall’Expo precisamente, ho assistito alla sua trasformazione urbanistica. Giungevo a cadenze quindicinali alla Stazione FS di Porta Garibaldi e l’occhio inevitabilmente si levava su quell’imperioso proliferare di cantieri e verticalità nel quartiere di Porta Nuova. Ingenuo e curioso come un bambino, mi chiedevo ogni volta cosa mai c’entrasse tutto quello spettacolo di boschi sospesi e cieli riflessi per 35 piani con un’idea di “progresso sociale” della città, partecipata del suo popolo. Dai colleghi meneghini sentivo parlare con ironia rassegnata di deroghe alle normative edilizie, fondi d’investimento arabi e americani, controlli sulle compatibilità ambientali appaltati dal Comune a soggetti privati! E mi raccapezzavo sempre meno. Finché…si arriva alle cronache di questi giorni, con inchieste e arresti.
Qui non importa tanto entrare nel merito dei presunti fatti criminosi, quanto comprendere il sottostante culturale e politico che ha ispirato quelle azioni. La “corruzione” in ambito della Pubblica Amministrazione, ben prima che un fatto criminale è il risultato del prepotente, dieri proprio verticale distacco del governo della res publica dai governati. E tale impa(nta)nata milanese è la plastica manifestazione di quanto alla politica dei nominati (nominati dal mondo degli affari e/o della criminalità organizzata, se distinguibili) stia a cuore l’interesse pubblico.
Ampliamo lo sguardo e notiamo che il cd “modello Milano” (vds. qui per una competente esposizione) non è un’esclusiva della nostra capitale morale, ma viene replicato in varia scala a Bologna, Firenze, Genova, Napoli, Torino. Città di solide tradizioni democratiche, tutte medaglie d’Oro per la Resistenza; cittadinanze che, pur fra mille difficoltà e contrasti, hanno fatto dell’accoglienza sociale ed economica un primato; vedi vedi, tutte realtà oggi guidate da giunte di centrosinistra.
I commenti a caldo delle leaders, di maggioranza (“Non ci può essere un automatismo tra l’avviso di garanzia e le dimissioni. Occorre valutare i fatti e rispettare la presunzione di innocenza”) e opposizione (“…Ribadiamo che il PD è al fianco del Sindaco Sala, che ho sentito per esprimergli direttamente la nostra vicinanza, e continua a sostenere il lavoro che l’Amministrazione farà… in direzione dell’innovazione e del cambiamento.”) sembrano estratti di bon ton con the freddo e krumiri nel corso di un meeting ippico a Piazza di Siena. Come se quel teorema urbanistico caduto sotto la lente giudiziaria, sia bon gre mal gre (volente o non volente) la messa in pratica di un comune alfabeto politico, sfacciatamente neo-liberista; come se la politica amministrativa abbia il mero compito di avallare anzi, serva per lo più da facilitatore alla libertà di agire del capitale e della finanza; come se l’espulsione dei cittadini meno abbienti dall’urbe delle maggiori città, per le conseguenze sociali di quella mutazione (costi affitti e prezzi al consumo astronomici, gravi carenze nei servizi pubblici di sanità, trasporto, tempo libero) sia il prezzo da pagare per renderle più ricche e attrattive. Ecco, il sostantivo bipartizan oggi adottato, lo si legge e ascolta di continuo, è il metallico e spettacoloso “attrattività“ ; in luogo di “accoglienza”, di sostegno e redistribuzione di risorse e opportunità sociali. Sta in questo cambiamento di paradigma che allo stato dei fatti, si impartisce in tacita alleanza la benedizione, è proprio il caso Urbi et Orbi, di gravi disparità e incurie sociali. ⊇





Attrattività non c entra niente con accoglienza. La prima si intende attrarre persone abbienti o turisti che possono pagare bene, la seconda intende dare sistemazione decorosa a persone non abbienti. Giusto l esatto contrario
Grazie Silvio, non so se la tua annotazione va in senso critico, ma è proprio quello che si intende nell’articolo: più in dettaglio all'”accoglienza” va assegnato un significato non solo di sistemazione decorosa, bensì di fruibilità della città, dei servizi efficenti a tutti e senza distinzione fra un “centro” ed i suoi dintorni.
Certo che va in senso critico, da una parte si assiste alla costruzione di grattacieli anche dove non erano mai stati, causando ombra e quindi svalutazione agli immobili intorno, e dall’ altra l ampliamento delle periferie con un Ceto medio sempre più povero….