Partiamo per un lungo viaggio…
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Da quale punto partire per intraprendere un viaggio nelle pratiche, nel pensiero e nella storia del movimento nonviolento? La scelta più semplice e allo stesso tempo più utile è scoprire il significato del termine, per saperne di più è necessario raggiungere, anche solo con un clic del vostro computer, una meta lontana oltre 8600 chilometri: siamo in Asia meridionale, è più precisamente in India.
Dal punto di vista linguistico il paese asiatico è un enorme insieme di suoni e parole, e anche per questo non esiste una lingua ufficiale, quelle riconosciute sono ben 179 e i dialetti oltre 1500; in questa colorata babele il sanscrito è la lingua utile per la nostra ricerca che nella cultura indiana ha un uso e conoscenza simile a quello del latino e del greco antico in Europa.
Trovato il luogo di nascita della nostra parola e la sua provenienza linguistica, è utile aggiungere che il sanscrito è una lingua esclusivamente grammaticale “creata” dallo studioso Patanjali vissuto intorno al I secolo a. C, che trasformò in regole scritte tutto ciò che fino allora era stato tramandato oralmente. Con la lingua sanscrita l’India ha trasmesso e raccolto tutta la sua cultura per circa quindici secoli e da essa derivano i termini che ci permettono di comprendere il significato di nonviolenza.
Un viaggio nella lontana India solo per trovare le radici del termine? Non solo per questo, perché l’Oriente è la terra originaria del pensiero e dell’azione nonviolenta soprattutto attraverso il Buddhismo in India e il Taoismo in Cina, che ne sono stati i migliori interpreti e teorici.
Dopo queste necessarie informazioni è giunto il momento di svelare il significato del termine nonviolenza: esso deriva dalla traduzione delle parole sanscrite ahimsa e satyagraha, che nella nostra lingua prendono il significato, la prima di “rinunciare alla violenza”, la seconda di “forza nella verità”. Si può affermare che i nonviolenti sono coloro che rinunciano ad azioni aggressive verso l’altro e che, avendo come traguardo quello di svolgere azioni giuste/corrette, ricevono la “forza necessaria” per affrontare la vita quotidiana. La nostra ricerca potrebbe dirsi conclusa, in realtà il termine “nasconde” altre sfumature, andiamo a scoprirle insieme…
Un trattino fa la differenza: Non-violenza o nonviolenza?
Come avrete ben capito, per comprendere il nostro temine è necessario scavare a fondo, così facendo si scopre che anche un trattino può fare la differenza; Aldo Capitini, filosofo italiano, tra i primi in Italia ad accogliere e capire il pensiero nonviolento, sosteneva che i termini non-violenza e nonviolenza non fossero uguali, perché il primo indica semplicemente ”non fare violenza”; il secondo sottolinea l’essere “amici della nonviolenza” che chiarisce come la nonviolenza non sia semplice rifiuto dell’aggressività ma qualcosa di più. E le precisazioni continuano…
Non contro ma a favore di…
Se apriamo un dizionario d’italiano, la spiegazione del termine nonviolenza sarà sostanzialmente questa: atteggiamento di resistenza passiva adottato come forma di lotta per ottenere la soluzione di problemi sociali e il riconoscimento dei diritti civili o politici. Non si può dire che questa definizione sia sbagliata, ma sicuramente non è completa, perché la nonviolenza va oltre alle forme di protesta per il raggiungimento di diritti o di soluzione dei problemi, ma prevede scelte che hanno a che fare con la vita di tutti i giorni. Un esempio di queste scelte sono le regole alimentari che portano al rifiuto di mangiare cibi di origine animale; oppure quelle che riguardano le soluzioni dei conflitti, da quelli generali, perché propongono altre vie rispetto alla guerra, a quelli particolari, che nascono e si diffondono nei luoghi della vita quotidiana, ad esempio in famiglia, a scuola, nel lavoro e che si possono risolvere con il dialogo e la conoscenza reciproca; e altre scelte ancora…
Le definizioni famose
Il nostro “scavo” sul significato e origine della parola nonviolenza può ritenersi terminato, ma prima di mettere la parola fine è giusto ricordare come in molti hanno cercato di esprimere con parole semplici il suo significato più nascosto e vero, permettendo di far conoscere a tutti un messaggio chiaro e applicabile alla nostra vita; scopriamo alcune di queste attraverso la “voce” di personaggi celebri.
La prima è quella del pastore battista Martin Luther King, che traduce il termine con “la forza dell’amore”; la seconda è quella del medico e missionario Albert Schweitzer che interpreta il significato con “rispetto per la vita”; la terza è quella dello scrittore e filosofo russo Lev Tolstoj che riassume il suo pensiero nonviolento con la teoria della “non resistenza al male con il male”; per ultimo, solo in termini cronologici, come non ricordare il Mahatma Ghandi, uno dei padri della nonviolenza, citando una delle sue espressioni più famose: ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce ne è nessuna per cui sarei disposto ad uccidere.
Amore, rispetto, rifiuto del male, possono essere questi i termini con cui comprendere il significato di nonviolenza? Provare amore e rispetto per il prossimo e per quello che ci circonda, rifiutando scelte che portano sofferenza e dolore, ci avvicinano alla nonviolenza; se questo è chiaro anche per chi legge queste righe, vuol dire che il mio intento nel portarvi nel profondo del significato del termine è riuscito. Non finisce qui, venite con me perché gli “scavi” continuano…
Immagine di copertina: Giuseppe Rissone
Fuori Luogo: ritorna lunedì 19 gennaio
La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti





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