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Borghesi. Auguri Per Le Feste!

Letterina di una fine, per un inizio solo sperato
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UNA FINE ED UN PERDONO
Non è facile tracciare una cesura tra la fine di un anno socialmente tragico, distopico e la speranza che qualcosa di positivo ci attenda. Approssimando la sera di un essere umano, di una giornata o di un anno, ognuno rincorre il suo rifugio, il suo piccolo grande caldo per dare tregua all’anima; mentre fuori continua la pioggia, perché il tempo cronologico non ci è dato in natura, non un prima non un dopo.
Per quello che può servire, il mio primo scompigliato augurio è di restare vigili e consapevoli, anzitutto verso se stessi.
In un mondo che si trasforma nell’istante, tutti lo inseguiamo, inerti. Pare di trovarci ancora dalla parte dei “giusti”, democratici, tolleranti, aperti al mondo senza renderci conto che ogni impercettibile attimo ha spostato l’ago della bilancia. E noi con lui, senza che alcuna novità possa giustificare ai nostri occhi l’urgenza di una taratura.
Chi vi scrive è un borghese, né più né meno che un piccolo borghese. Suppongo che molti di voi siano miei pari. Vorrei che queste parole venissero lette anche da un semi-analfabeta, da un povero, da un senza tetto, da un immigrato appena sbarcato, da una donna sola coi suoi figli da crescere. Il dono che chiedo è rivolto a loro, gli innocenti di questa società, per chiedere perdono.
L’annunciata vendita del gruppo editoriale GEDI (La Stampa e La Repubblica tra gli altri) alla greca Antenna Group, ispira ad un giornalista di nota fama progressista una specie di onoranza funebre alla sua sospirata “borghesia di sinistra” (*) come se quelle testate rappresentassero l’ultimo importante baluardo di pluralismo. Borghesia di sinistra…una sintesi che vorrebbe definire molti di noi; rassicurante sentirsi di sinistra, pur essendo dei…”borghesi”!

 

COSA SIAMO (**)
La causa prima di tutte le nostre magagne, dell’inattuabilità di un cambiamento sociale di progresso, sta purtroppo nel non rendersi conto di esserci crogiolati per decenni in un drammatico equivoco: denominare parte di una classe sociale, la “borghesia”, con un termine appartenente ad una storia sociale e politica ad essa estranea, “sinistra”. Ce lo spiegava un certo Pier Paolo Pasolini, “Che Guevara” della nostra cultura, di cui commemoriamo il santino da 50 anni; per poi tirarlo il giorno dopo da destra o ne re-interrariamo in fretta l’imbarazzante messaggio da manca. Gli si rivoltò contro, uccidendolo a 53 anni, tutto il suo tempo, solo perché da “borghese” d.o.c.g. quale lui era (figlio di un militare e di una maestra) e riconoscendosi in esso, ne urlava il ripudio culturale.
L’identità di un borghese contemporaneo è del tutto indistinta, atrocemente incolore; non è riconoscibile nei suoi precisi humus e habitus sociali, tanto la natura ne risulta irrimediabilmente contaminata, compromessa dalla stessa civiltà -un blob debordante di capitale, consumo e media- che lo ha generato, manipolato e brutalizzato. La non conoscibilità di un borghese è il suo tratto dominante, anche nel relazionarsi con un suo pari. Dagli anni del boom economico del secolo scorso la classe media (meglio, classe “mediata”) assume i connotati di un “vuoto”, parola questa che Marco Damilano richiama più volte nel suo colto e artificioso de profundis. Intorno a questo buco nero (di “sinistra”) ci costruisce l’epica di un “mondo” fatto di imprenditori, intellettuali, editoria… più o meno illuminati (Elkann un illuminato??). Senza rendersi conto come quella parola caratterizzi guarda un po’ la cultura di destra, come sintetizzò in un’intervista a l‘Espresso nel 1979 lo storico Furio Jesi (la sua raccolta di saggi “Cultura di destra“, ed. Nottetempo, rappresenta ancora oggi il più riuscito studio sul tema).

 

UN AUGURIO DI CONSAPEVOLEZZA
Come bravi bambini seduti per terra coi cubetti delle costruzioni, da fine anni ’60 del Novecento il borghese post-industriale travestito da “sinistra” è rimasto inebetito a sognare ed a creare castelli di carta in lingua anglo-americana di un’Italia solida, europea, progressista…“liberal”…; mentre fuori la realtà tracciava i segmenti dell’anti-Stato fatti di stragi, di desertificazione sociale (culturale e politica) sempre più vasta e di mercificazione dell’esistente. Sono proprio questi gli attimi che trascinano con sé, come una frana lenta e costante in un declivio, il credersi ancora democratici.
Non usciremo dal tunnel di quel sogno americano fino a quando non se ne riconoscerà intanto la sua mistificazione. Difficile e doloroso per molti riconoscerlo, ma l’inganno subito da(gran parte de)lla sinistra col suo compromesso atlantista slittato nelle seduzioni economiche neo-liberiste, in luogo di una via terza ed autonoma, ora lo paghiamo ritrovandoci innanzi i mostri che s’è creduto di aver definitivamente sconfitto; il riflesso di uno specchio deformante le nostre stesse immagini, che per paradosso ci soggiogano.

Un mirabolante augurio a tutti di potercene liberare.

 

* a chi interessa posso inviare articolo completo non visualizzabile su web
** a proposito di classe media vedi anche il raffinatissimo articolo di Walter Siti 

 

Immagine di copertina: Gian Michele Spartano – Giuseppe Rissone

Tempio Aperto ritorna lunedì 16 febbraio

 

La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti

3 Comments

    1. Bruno Reply

      Con un po’ di fatica ho cercato di districarmi nel testo di questo articolo, per miei limiti, forse rientro in una delle categorie elencate dall’estensore: semi-analfabeta (?). Detto questo devo dire di trovarmi quasi totalmente d’accordo con quanto scritto e pongo una domanda: borghesia e sinistra possono essere considerati ossimori? Ho conosciuto diversi borghesi o se preferite benestanti che si consideravano di sinistra, dopo alcuni secondi di loro elocuzioni sentivo in me crescere una “voglia” di destra… che riuscivo a cacciare immergendo le mie poche capacità celebrali in un buon libro… Pasolini, Sciascia, Levi… A rileggerci sempre che ne sia in grado.

  1. Gian Michele Spartano Reply

    Gentilissimo Bruno, intanto ti ringrazio per aver letto con attenzione l’articolo. Da come scrivi sono convinto che tu sia tutt’altro che semi-analfabeta…la “fatica” di cui parli temo sia dovuta -in generale- al fatto che ci abituiamo a letture sempre più sintetiche, usando termini “semplici”, anche se non calzano con il reale pensiero dell’autore. La mia è una scrittura “poco comoda”, in ogni senso, perché presuntuosa: presume che il lettore abbia voglia di applicarvisi. Come sai fare tu. E chi non vuole, giri pure pagina!
    Poi…certo…il sottoscritto non è uno “scrittore”, ma un semplice scrivano improvvisato che prendeva 6 o poco più nel tema d’italiano; disponibile a far tesoro di ogni osservazione critica.
    Venendo alla domanda: borghesia e sinistra sono “peggio” di semplici ossimori perché, mentre nel linguaggio due termini (es “ghiaccio bollente”) li trovi necessariamente insieme per essere definiti “ossimoro” nonché per rendere il senso di quello che si vuol esprimere; “borghesia di sinistra” esprime un “nonsense”; l’uno esclude l’altro, solo a consultare il più banale dei Bignami di Storia, ma fedele agli avvenimenti. Questo è l’equivoco, il disco rotto di questa che vediamo il giorno seduta ai banchi di sinistra del parlamento, il ritenersi di sinistra avendo sposato teorie d’oltre atlantico e sentirne di sera la rassicurante brezza nelle loro terrazze romane.

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