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UN PO DI STORIE

Il Fiume Nel Tempo

Un aereo sorvola le Alpi per entrare in Italia…

 

UMBERTO SCOPA

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≥ Un aereo sorvola le Alpi per entrare in Italia. È notte, dal finestrino la sequenza ininterrotta di vette e precipizi è un paesaggio mentale, la vista si arrende vinta dall’oscurità che regna sovrana. Poi improvvisamente l’oscurità alpina si dissolve e di sotto appare una distesa sconfinata di luce. È la pianura padana, non c’è dubbio.

Tutta questa luce emana dalle tante popolose città che sono sorte, cresciute fino a sfiorarsi l’una con l’altra, fino a ridurre le loro distanze e spegnere il buio della notte agli occhi di chi percorre il cielo. Chi ripercorre mentalmente il tempo indietro vedrà queste luci spegnersi. Vedrà diradarsi le città e vedrà i primi insediamenti. Sembrano tutti attraversati da un filo che sbuca dai monti e si infila nell’adriatico. Il filo è il fiume Po e qui i nostri antenati hanno scelto di unire al fiume il proprio destino.

È noto che nell’antichità insediarsi nella prossimità di un fiume era una scelta di chiarissima utilità per la sopravvivenza e questo ha favorito lo sviluppo di tanti insediamenti urbani.

Potremmo anche chiedere ai nostri antenati di spiegarci perché si erano insediati lungo il fiume visto che per noi oggi la distanza dal fiume farebbe poca differenza. E sarebbero loro a non sapersi dare una spiegazione dei nostri dubbi tanto ovvia era la loro scelta. Quell’acqua significava vita per loro. Fino alla fine del diciannovesimo secolo faceva ruotare in modo incessante le pale dei mulini che macinavano il grano e sfamavano la popolazione. Ce lo racconta in modo mirabile Riccardo Bacchelli nel più monumentale affresco storico del Po, il romanzo “Il mulino del Po”, una perla della letteratura storica. Ci racconta che i mulini curavano la fame, antica malattia oggi quasi debellata. Quei mulini hanno generato un popolo di mangiatori di pane, i quali oggi paradossalmente hanno il pensiero di non abusarne per prevenire altri mali. Ma ancora più indietro nel tempo il fiume Po aveva il privilegio di essere una vera e propria autostrada. Oltre alla velocità del trasporto, superiore a quella via terra, garantiva anche la maggior protezione contro eventuali aggressioni da parte di bande malavitose. Ci sono testimonianze che raccontano di viaggi fluviali compiuti nel tempo da interi eserciti, imperatori, dogi, vescovi. In effetti è una via di comunicazione perfetta. Le fonti ci dicono che già in epoca romana era possibile da Ravenna raggiungere Ferrara attraverso la deviazione artificiale che aveva collegato il Po al fiume Reno, e da qui lungo il corso principale del Po arrivare fino a Milano risalendo il Lambro.

Il vescovo di Cremona Liutprando (nell’anno 969) in tre giorni di navigazione da Pavia raggiunge Venezia senza mai uscire dal tracciato dei fiumi che permettono di collegare queste città. ≤

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≥ Oggi l’utilità del fiume è mutata. Non più il trasporto delle merci interessa, che corre quasi interamente via terra, ma piuttosto il poco civile smaltimento delle ingenti quantità di scarichi industriali e sostanze inquinanti provenienti dalle coltivazioni. Nella società dell’opulenza i fiumi sono degradati per lo più al rango di fogne a cielo aperto, dove ogni schifezza si libera del suo padrone per diventare magicamente di tutti. Così la loro vicinanza oggi è meno apprezzata dagli abitanti.

L’osservatore fluviale potrebbe compilare da qualunque ponte un inventario molto interessante degli oggetti che transitano sull’acqua. Un inventario che potrebbe testimoniare la nostra attuale civiltà o inciviltà che dir si voglia. Per non dire di quello che ci deve essere sotto l’acqua. Con un volo di fantasia mi viene da immaginare che il fiume, come la luna nell’immaginario di Ludovico Ariosto, custodisca tutto ciò che è stato perduto dall’uomo sulla terra. Astolfo cerca il senno perduto di Orlando sulla luna, noi potremo cercare sul fondo del fiume il senno perduto dell’uomo. Ma nel fiume non ci sono solo le cose perdute. I ponti sono ideali trampolini di lancio per chi voglia disfarsi di qualunque cosa.

Sotto le acque del fiume riposano, pace all’anima loro, anche molti reati. Ancora una volta l’acqua lava e prescrive le colpe umane, nel paese dove la giustizia è nota per negare sé stessa, e scorre placida come questo fiume, rallentata ad arte dall’opera dell’uomo.

Il suo torbido flusso che smaltisce le scorie e rifiuti di uno sviluppo prepotente mi richiama alla mente le pagine memorabili che dedica Victor Hugo nel romanzo “I Miserabili” alle fogne di Parigi. L’autore descrive con minuzia di particolari gli oggetti ritrovati nelle fogne per offrire una testimonianza documentaristica preziosissima della vita parigina dell’epoca. Queste le sue parole: “la mente crede di scorgere, vagolante attraverso l’ombra, in quella sozzura che è stato splendore, quell’enorme talpa cieca che è il passato. ≤

UN PO DI STORIE ritorna giovedì 16 gennaio 2025

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≡ Elaborazioni grafiche di Giuseppe Rissone tratte da pixaby.com – Disegno di Umberto Scopa ≡

 


 

2 Comments

  1. Buno Reply

    Quante verità in questo articolo, verità amare di quello che non c’è più. Il Po unisce o meglio univa popolazioni diverse, qui a Torino si andava al fiume a lavare i panni, ma credo accadesse ovunque. E forse si pescava anche. Una curiosità il disegno si riferisce ad un luogo preciso oppure e fantasia? Grazie a presto rileggervi.

  2. Umberto Scopa Reply

    Grazie del commento. Riguardo alla legittima curiosità posso dire che ho fatto il disegno molti anni fa, frequento spesso per brevi gite giornaliere piccoli paesi affacciati sul fiume, dove si può passeggiare sull’argine, talora scatto foto e poi ne traggo disegni. Questo potrebbe essere Stienta, piccolo paese del polesine sul lato veneto. Non ne sono sicuro perchè tutti si assomigliano molto e apposta l’ho adottato come simbolo di questi piccoli insediamenti urbani.

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