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UN PO DI STORIE

Capitani Coraggiosi

Una città spaccata in due – da un fiume – come una mela…

 

 UMBERTO SCOPA

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≥ Prima di tuffarsi in mare il Po si sfrangia in tanti corsi d’acqua come una mano che si apre e allunga le sue dita per saggiare l’acqua. Una di queste dita attraversa la città di Ferrara spaccandola in due come una mela.

Il corso d’acqua però nel punto dove più si allarga – nei pressi della Darsena Ferrarese è in larga parte insabbiato, sfiatato nella sua corsa. Per lunghi tratti l’acqua è talmente bassa che i pesci siluro quando passano in estate si abbronzano la schiena. Qualcuno dice che ci siano siluri anche lunghi due metri, ma si sa che le misure dei pescatori vanno prese con una certa cautela. Ci sono anche anguille. I pescatori raccontano qualcosa di questi animali nostrani che sono diventati famosi grazie alla pubblicità indiretta – della quale avrebbero fatto anche a meno – proveniente dai ristoranti del comacchiese. Le anguille hanno la capacità non comune di poter vivere per un certo tempo fuori dall’acqua, e non solo, sono capaci di vivere sia in acqua dolce che in acqua salata. Se sapranno dimostrarsi capaci di sopravvivere anche in acqua fetida meriteranno una patente invidiabile di adattabilità.

Coloro che apprezzano le anguille (le più grosse sono dette capitoni) come specialità gastronomica delle coste ferraresi – vengono anche da lontano fino a Comacchio per assaggiarle. Non sanno magari da quanto lontano è capace di venire un’anguilla, se non è di allevamento, per farsi apprezzare dal loro palato. ≤

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≥ Resta il fatto che l’anguilla è un animale straordinario, più facile da degustare che da comprendere. L’anguilla nasce da minuscole uova nel mar dei Sargassi (tra le Bermuda e Portorico). Non siamo in grado di stabilire se sia un pesce d’acqua dolce o salata. I primi tre anni di vita l’anguilla li trascorre nell’oceano spostandosi verso nord est guidata dalla corrente del golfo. Superando Gibilterra le anguille diventano minuscoli serpentelli bianchi. In marzo si ammassano alle foci dei fiumi e cominciano a risalirli. Iniziano a diventare grandi e scure come le conosciamo. E ora sono in grado di vivere in acqua dolce. Possono vivere dai dodici ai vent’anni, ma non dentro il nostro apparato digerente, benché non siano di facile digestione. Nella fase finale della loro vita avviene un’altra metamorfosi. Smettono di mangiare, il loro intestino si atrofizza, finché riprendono la strada del mare e si dirigono verso il mar dei Sargassi dove deporranno le uova. Lo raggiungono guidate da un istinto millenario. Risalgono i fiumi, escono da questi muovendosi via terra, via mare, guidati da una bussola naturale che è uno dei tanti prodigi della natura. Non hanno bisogno di lanciare in cielo dei satelliti per farsi indicare la strada. Ce l’hanno dentro di loro. 

Da tempo è stato previsto un progetto, che stenta a partire, per asportare la rena e rendere navigabile il fiume nel tratto ferrarese. Ma non basta gettare i fanghi del fondale da qualche parte, infatti sono talmente inquinati, come hanno rivelato le analisi, che occorre smaltirla come rifiuto speciale pericoloso. Insomma per pulire da una parte occorre sporcare da un’altra. È la legge fondamentale delle pulizie, detta anche “secondo principio della termodinamica”. Non si può disinquinare, si può solo rallentare il nostro inquinamento che esiste per il solo fatto che noi esistiamo. Chi ha lavorato per dragare fiumi racconta come avviene l’eliminazione dei rifiuti speciali rimossi dai fondali. Siccome il fondale dei fiumi o dei laghi è fanghiglia, e gocciola, occorre essiccarlo, se no si perde per strada. Per essiccarlo esistono delle macchine apposite che lo trasformano in una sfoglia secca. A quel punto si può portare via la sfoglia verso la destinazione prestabilita. Ci sono costi enormi. C’è un’industria che è nata sul trattamento dell’inquinamento. Gente che lavora, macchinari speciali che vengono prodotti. Mi viene da pensare che non siamo più nella fase dell’industria che inquina, ma siamo entrati in quella dell’inquinamento che diventa un’industria. Del resto fa aumentare il prodotto interno lordo, cosa che in genere è sufficiente a mettere di buon umore molti economisti. C’è anche un’altra soluzione che talora viene preferita in quanto più economica. Si chiama una ditta che orbita in atmosfere malavitose e la si paga per portare il rifiuto speciale clandestinamente in paesi più poveri e tolleranti. Così forse un giorno arriveremo a scaricare il secchio di fanghi infetti nel mar dei Sargassi e buona notte al secchio. Per la gioia delle anguille nostrane che giunte nel mar dei Sargassi ritroveranno l’aria, anzi l’acqua di casa. ≤

UN PO DI STORIE ritorna giovedì 20 febbraio

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≡ Elaborazioni grafiche di Giuseppe Rissone tratte da pixaby.com – Foto di Umberto Scopa ≡



2 Comments

  1. Bruno Reply

    Se l’autore me lo permette potrei dire che questo articolo fluisce limpidamente come le acque dei fiumi – di una volta… – e allo stesso tempo ci segnala quanto “viscido” sta diventando questo mondo. A conclusione ricordo di aver mangiato solo una volta l’anguilla – in carpione – non nelle splendide zone delle valli di Comacchio ma qui in Piemonte.

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