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L’Inferno

Con tanta brutta politica oggi scrivo di musica

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Cari amici bradipolettori l’articolo che andrete, se ne avrete voglia, a leggere questa volta sarà dedicato principalmente all’argomento che più mi dà soddisfazione: la musica. La situazione politica attuale non è delle più rosee e il futuro prossimo lascia ben poche speranze di normalità nel breve termine.

Il pazzoide che risiede alla casa bianca continua nella sua opera di distruzione dell’economia mondiale, il criminale internazionale israeliano dichiara che non ha ancora “terminato il lavoro”, dopo un Orban che cade ecco che si alza un Radev.

Insomma niente cha faccia ben sperare. Naturalmente sotto una cappa di silenzio della politica che non riesce a prendere nella quasi totalità, Spagna esclusa, una netta posizione.

Ci voleva un’incauta frase dell’americano contro il Papa per sentire finalmente da parte di quest’ultimo parole di Pace, del resto a schierarsi apertamente contro i signori della guerra ci aveva già pensato il suo predecessore, ma uno era Francesco, notoriamente dalla parte degli ultimi, l’altro è Leone che, fino ad ora diciamolo, di coraggioso ha solo il nome.

Comunque quella frase ha fatto si che la politica internazionale si schierasse tutta sdegnata in sua difesa, persino l’ex amica italiana, il ponte fra la politica americana e l’Europa, osa criticarlo, si fa per dire.

Le stesse parole di condanna per gli eccidi di Gaza, per l’attacco alla Siria, per il Libano, ecc. ecc.

Quindi ecco che a questo punto mi cimento a parlare di musica.

 

Inizio con Pier Pelù.

Piero Pelù è noto per il suo forte impegno sociale e politico, spesso espresso attraverso la musica e dichiarazioni pubbliche. Recentemente ha espresso critiche nei confronti della categoria artistica italiana, accusandola di mancanza di coraggio nel prendere posizione. 

Dal Corriere della Sera ecco alcuni punti chiave delle sue dichiarazioni e del suo impegno:

    • Critica agli artisti: Secondo Pelù, molti artisti italiani mancano di coraggio nel schierarsi apertamente su temi sociali e politici, evitando di utilizzare la propria voce per questioni rilevanti.
    • Impegno per la Palestina: Pelù si è schierato attivamente a sostegno della causa palestinese, partecipando a iniziative e criticando la politica attuale, definendola spesso al servizio di lobby economiche.
    • Musica e ambiente: Il rocker ha unito la sua musica all’impegno ambientale, come evidenziato nel suo progetto “Pugili fragili” e in iniziative come il “Clean Beach Tour”.
    • Concerti per cause sociali: Ha promosso concerti a titolo gratuito per sostenere cause in cui crede, rifiutando finanziamenti per le sue iniziative a favore della Palestina.
    • Diritti civili: Pelù si è spesso espresso sulla necessità di difendere i diritti civili, segnalando un ritorno a climi di repressione. 

In sintesi, Piero Pelù rivendica la necessità che gli artisti siano “combattenti” e non si fermino di fronte alle difficoltà, utilizzando la loro visibilità per sensibilizzare l’opinione pubblica. 

 

Andiamo all’estero. L’articolo è preso dalla rivista Rolling Stones:

Gli U2 hanno pubblicato a sorpresa un nuovo ep “politico”. Si intitola Days of Ash – giorni di cenere – e contiene cinque canzoni e una poesia. La band canta di Minneapolis, Iran, Cisgiordania, Ucraina e definisce i pezzi «sei cartoline da un presente che non vorremmo vivere». 

Se American Obituary racconta della morte a Minneapolis di Renee Good a opera degli agenti dell’ICE e The Tears of Things immagina una conversazione tra il David e Michelangelo, la protagonista di Song of the Future è Sarina Esmailzadeh, studentessa iraniana che nel 2022 è scesa in piazza per protestare dopo l’uccisione di Jina Mahsa Amini e che a sua volta è stata picchiata a morte dalle forze di sicurezza.

La poesia si intitola Wildpeace, è firmata dall’israeliano Yehuda Amichai ed è recitata dall’artista nigeriana Adeola Soyemi (Les Amazones d’Afrique) su musica degli U2 e di Jacknife Lee, che ha prodotto l’EP. One Life at a Time è dedicata a Awdah Hathaleen, attivista palestinese e consulente del documentario No Other Land ucciso nel suo villaggio in Cisgiordania a luglio da un colono israeliano. Infine, in Yours Eternally Bono e The Edge sono affiancati dal musicista e soldato ucraino Taras Topolia, oltre che da Ed Sheeran che dopo l’invasione russa ha messo in contatto gli U2 con Topolia e la sua band che si chiama Antytila. La canzone è stata scritta sotto forma di lettera di un soldato.

 

Sempre all’estero, e lo cita anche Pelù:

Nell’aprile 2026, Bruce Springsteen ha intensificato la sua opposizione politica contro Donald Trump, definendo il suo tour “Land of Hope and Dreams” una “guerra” per difendere la democrazia americana e i diritti dei bambini immigrati. Le sue dichiarazioni, che includono accuse di corruzione e inefficienza contro l’amministrazione, hanno scatenato la dura reazione di Trump. 

Principali dichiarazioni recenti (aprile 2026):

    • “Guerra” politica: Al concerto di apertura a Minneapolis, Springsteen ha trasformato il palco in un comizio contro la politica di Trump, definendo il tour un atto di resistenza.
    • Appello alla democrazia: Ha invitato i fan a lottare per “l’America che amiamo” e a difendere i valori democratici.
    • Contro le politiche migratorie: Ha espresso forte dissenso per le politiche del tycoon, in particolare sul trattamento dei bambini immigrati e lo ius soli. 

Reazioni e contesto:

    • Risposta di Trump: Donald Trump ha attaccato Springsteen definendolo un “perdente” e una “prugna secca”, invitando al boicottaggio dei suoi concerti.
    • Impegno sociale: Springsteen ha sottolineato che la musica deve servire a dare alla gente la forza di affrontare il mondo e difendere il “sogno americano”. 

Queste prese di posizione si inseriscono in una lunga tradizione di attivismo politico del “Boss”, che già nel 2025 aveva criticato la natura autoritaria dell’amministrazione repubblicana. 

Quanto sopra riportato fa parte di un servizio su Rainews24.

 

Ma ci sono anche voci contrarie. In occasione dell’uscita del suo nuovo album “Hope And Fury” (aprile 2026), Joe Jackson ha espresso posizioni critiche e piuttosto nette riguardo all’impegno politico e sociale degli artisti contemporanei. 

Ecco i punti chiave delle sue dichiarazioni:

    • Critica all’impegno superficiale: Jackson si è detto stanco degli artisti e delle celebrità che fanno dichiarazioni “politiche” o promuovono “cause” senza avere una reale consapevolezza degli argomenti trattati.
    • Musica contro i manifesti: Per l’artista britannico, la musica non deve necessariamente essere un manifesto politico o sociale. Egli sostiene che la forza di una canzone risieda nella sua qualità musicale piuttosto che nel messaggio esplicito, affermando che “è la musica che muove davvero le persone”.
    • Osservazione vs Politica: Nel suo nuovo lavoro, cerca di evitare dichiarazioni programmatiche, preferendo l’osservazione, l’ironia e la libertà espressiva alla militanza attiva. 

Nonostante le sue dichiarazioni contro la politicizzazione dell’arte, Jackson viene descritto come un artista dotato di una personalità sovversiva e ironica, capace di analizzare il mondo nel suo nuovo album, pur mantenendo una certa distanza dalle dichiarazioni politiche di facciata.

 

La mia posizione penso che sia chiara, del resto se gli artisti non avessero mai preso posizione non avremmo avuto un De Andrè, un Luigi Tenco, un Bob Dylan, un Picasso con Guernica e via discorrendo.

E voi cari amici dalla parte di chi state?

 

Veniamo al titolo “Inferno”.

Si tratta del secondo album del gruppo romano dei Metamorfosi composto da Davide Spitalieri cantante e flauto, Enrico Olivieri tastiere, voce e flauto, Luciano Tamburro chitarra, Roberto Turbitosi basso e voce, Mario Natali batteria e percussioni.

Il gruppo si forma nel 1969 quando Spitaleri inizia la collaborazione con musicisti facenti parte del complesso I Frammenti, specializzato in quelle che erano, al tempo definite “le Messe beat”.

Il primo disco ha come titolo “…e fu il sesto giorno”, tante tastiere, suoni classicheggianti, buona ritmica, ma è proprio “Inferno”, che verrà considerato come uno di quei lavori che ogni appassionato di prog dovrebbe avere.

Due lunghe suite anche se sulle note di copertina ci sono ben 16 titoli. Per saperne di più sul gruppo vi lascio il link per la loro biografia tratta da wikipedia. Il link che vi fornisco riguarda l’introduzione dell’opera, ma su youtube potrete trovare l’intera opera. Buon ascolto

 

Foto di copertina: Gianfranco Gonella (Chiesa di San Lorenzo – Bastia Mondovì)

Il Mito Ostinato ritorna lunedì 9 giugno 2026

 

La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti

 

2 Comments

  1. Claudio Savergnini Reply

    Nel 1971 avevo quindici anni e mi emozionavo per un brano dei Traffic: “John Barleycorn must die”. Il mio modestissimo inglese scolastico mi aveva portato a credere che quel Barleycorn, destinato a morire, fosse probabilmente un eroe popolare. Un po’ sviato da quell’altra ballata di De Andrè (“Geordie”, in cui il protagonista, seppure con una corda d’oro, finisce comunque impiccato) mi ero immaginato un epilogo simile per il povero John. Capirai il mio stupore quando, dopo più di cinquant’anni, mi tocca scoprire che la canzone dei Traffic parla di un chicco d’orzo! Tutta la mia commozione per un seme che semplicemente doveva “morire” nella terra per poter generare altre piantine e quindi altro orzo da fermentare per ottenerne whisky e birre!
    Poco tempo dopo, con il brano dei Traffic ancora in auge, ci venne insegnato a scuola che la Divina Commedia si poteva interpretare addirittura secondo quattro diversi sensi; ricordi? Il senso letterale, quello allegorico, il morale e, niente po’ po’ di meno, l’anagogico! Ecco a cosa è servita la scuola: a riempire la mia testa di nozioni che, fuori dal contesto specifico, non mi hanno aiutato oltre; forse applicandole alla ballata dei Traffic avrei potuto intuirvi il significato sottostante, ma la mia analisi, limitata ad una traduzione letterale, per anni mi fece pensare alla storia di un qualche eroe vittima di un’ingiustizia sociale.
    Grazie al tuo scritto, oggi ho invece scoperto le ultime canzoni degli U2 e, visto il tenore dell’articolo, sono andato subito ad ascoltarle e leggerne i testi. Musicalmente niente da eccepire, un buon lavoro, sono contento di aver arricchito le mie playlist con brani che riascolterò, ma sulle liriche mi sento di fare un piccolo appunto. Prendiamo ad esempio “One life at a time”: dove sono la denuncia, la protesta, l’insegnamento? Solo leggendo un’intera pagina di spiegazioni e citazioni (sul sito “Infiniti Testi”; oltre settecento parole per commentare appena nove versi) si riesce a capire cosa Bono ha voluto esprimere. Credo che sia un po’ troppo per sperare che una dedica al povero Awdah Hathaleen (che, per inciso, nel brano non è mai nominato) possa lasciare un segno nelle coscienze di chi ascolta la canzone. Quindi, ribadisco, è un buon lavoro, ma la forza persuasiva la si trova ad un metalivello non direttamente percepibile per la maggior parte delle persone. Ecco perchè ho aperto questo intervento facendo l’esempio di come sia facile fraintendere e di come siano spesso necessari strumenti più raffinati per capire, non dico a fondo, ma almeno capire. La Divina Commedia, per tanti che la devono studiare, risulta già un osso duro; vorrei almeno che le canzoni di protesta o che vogliono ispirare riflessioni, non necessitassero anche loro di note a piè di pagina.
    A prescindere dalla visibilità di un artista o da quanto questi sia o meno un “combattente”, quando manca l’immediatezza del messaggio diventa ben difficile sensibilizzare l’opinione pubblica, come tu e Pelù sembrate sperare.
    Io sono dell’idea che non si debba chiedere a nessun artista di schierarsi, anche perché il termine “schierarsi” fa supporre l’esistenza di almeno un’altra fazione, di solito avversa a quella che noi consideriamo quella giusta; noi vorremmo che gli artisti che stimiamo fossero sempre schierati dalla parte che piace a noi? bello ma non realistico. Lasciamo che i cantautori producano secondo la loro ispirazione e se producono solo canzonette, pazienza, purchè siano orecchiabili.
    Se a questo mondo non ci fossero, da sempre, gli amori infelici, i tradimenti, le ingiustizie, le guerre, i problemi sociali, avremmo avuto i vari Dylan, De Andrè, Picasso? Forse si, ma “Guernica” è stato dipinto solo dopo che la città venne bombardata, l’Iliade è famosa perché Troia venne data alle fiamme e se nella canzone “C’era un ragazzo, che come me, amava i Beatles e i Rolling Stones…” l’autore avesse dovuto limitarsi a descrivere le preferenze musicali di un giovane americano, la canzone sarebbe sembrata semplicemente insulsa; per fortuna ha potuto inserirci anche il rattattatà-rattattatà ed ecco che allora ci ha dato il giusto brivido.
    Se le preghiere di Papa Leone e dei suoi predecessori nulla han potuto contro gli esiti delle guerre, così nessuna canzone riuscirà mai a impedire un conflitto; i mali del mondo serviranno solo a dare materia d’ispirazione ad artisti, poeti e cantautori; noi possiamo solo fruire delle loro opere: riascoltiamo allora con il dovuto raccoglimento i brani già in circolazione e, senza bisogno di sollecitarli al loro impegno, prepariamoci a conoscere quelle che Pelù e i suoi colleghi avranno sicuramente ancora occasione di comporre.

  2. gian Reply

    Come al solito grazie Claudio per il tuo puntuale commento a quanto da me scritto.
    Permettimi comunque una piccola replica.
    Io non ho chiesto agli artisti di schierarsi da una parte o dall’altra, ma ho voluto solo rimarcare come le parole dette siano importanti, citazione da Palombella rossa di Nanni Moretti.
    E ho voluto solidarizzare con quegli artisti che in un momento come quello attuale hanno avuto la forza di parlare, di condannare, quindi di schierarsi contro una tribù di criminali che ci sta portando verso il baratro.
    Hanno avuto il coraggio di schierarsi pubblicamente a differenza dei tanti cerchiobottisti della politica a cominciare dai nostri governati.
    Hai ragione Claudio quando scrivi che delle tante brutture che ci ha regalato la storia gli artisti siano arrivati a parlarne dopo, ma è proprio così che si mantiene la memoria, altrimenti se non si volesse mantenere la memoria che senso avrebbe continuare a celebrare il 25 aprile o il 1 maggio.
    A cosa servono le tante lapidi dedicate ai martiri della resistenza o le pietre d’inciampo che passeggiando troviamo lungo le nostre strade?
    Penso che sia sicuramente meglio la denuncia vera, vocale o scritta in una sua opera, di un artista piuttosto che alle notizie che ci arrivano dalla rete troppo spesso utilizzata nel creare falsità.
    Ho avuto modo di seguire in parte il Concertone del primo Maggio ed ho visto la partecipazione corale dei ragazzi alle canzonette del momento e all’indifferenza quasi totale verso artisti che, in un modo o nell’altro, con i loro brani entravano nello spirito della giornata.
    E allora ben vengano quelli che ci fanno pensare, che ci fanno ragionare, che ci fanno ricordare, il tutto per non cadere nell’errore di quella brava giovane cantante che è riuscita a cancellare il vero protagonista della canzone Bella Ciao.
    Tornando alla frase di Nanni Moretti le parole sono importanti perché un improprio uso del linguaggio, di slogan o termini impropri portano al degrado della qualità del pensiero.
    Ultima citazione, ne avevo già scritto in un articolo di qualche tempo fa, esattamente il 5 luglio 2019 intitolato proprio Il Pescatore
    ( https://www.bradipodiario.it/il-pescatore/ ) , Cristiano De Andre figlio di Fabrizio, ebbe da ricordare al ministro del ponte che ad un karaoke si dilettava a cantare Il pescatore, che quella era una preghiera, che il pescatore era Gesù Cristo e che probabilmente di tutto il testo il fenomeno avesse capito solo il La la la.
    E per il momento mi fermo qui, magari sull’argomento ci torneremo un’altra volta e, come sempre, sarà un bel confrontarsi.

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