Ansia
L’uccisione di oltre 13000 bambini palestinesi da parte israeliana come la dobbiamo chiamare?
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⊆ Cari amici bradipolettori eccoci arrivati a quello che per me, per questa stagione, è l’ultimo appuntamento con voi. È stata una stagione dove purtroppo la quasi totalità dei miei articoli hanno avuto come tema le guerre in atto e, in special modo, quella assurda che riguarda la Palestina.
Assurda perché, condannando l’efferato massacro da parte dei terroristi di Hamas, la reazione di Israele oggi mira alla cancellazione di un popolo, al suo sterminio. Mi danno fastidio quelli che rifiutano la parola genocidio a quanto stiamo assistendo, a quelli che fanno i distinguo con il dramma della Shoa e con quanto sta succedendo nella striscia di Gaza. L’uccisione di oltre 13000 bambini palestinesi da parte israeliana come la dobbiamo chiamare. 13000 bambini che non diventeranno mai adulti, che non potranno procreare, cancellando di fatto il futuro di un popolo. C’è altro da aggiungere? La Corte Internazionale ha chiesto di processare Netanyahu per crimini di guerra, lui viene in Europa e va da Orban, il quale con un colpo di genio, esce dalla Corte Internazionale.
E noi, invece di condannare questo episodio tessiamole lodi di quest’ultimo invitando a fare altrettanto (il famoso collezionista di felpe), ma del resto cosa vogliamo fare noi che un criminale internazionale lo avevamo fermato per poi metterlo su un volo di stato e rimandato, con tutti gli onori, a casa sua in Libia. L’ONU esprime condanna e vara sanzioni che noi, Italia, non firmiamo…
Del resto noi siamo quelli che volevano far santi i PM che scoperchiando il vaso di Pandora, iniziavano quell’inchiesta chiamata Mani pulite e, adesso cerchiamo di fare la guerra ai magistrati in nome del “garantismo”. Siamo quelli che consideravamo eroi medici e personale sanitario quando è scoppiata l’epidemia e adesso vogliamo che vengano puniti perché, per un periodo siamo stati costretti a stare in casa. Siamo quelli che abbiamo applaudito al coraggio di Saviano per le sue rivelazioni sulle infiltrazioni mafiose specialmente qui al nord e adesso il partito di maggioranza relativa pubblica un volgare manifesto che lo condanna perché con i suoi libri si è fatto i soldi mentre altri ci hanno rimesso la vita, dimenticando che per quanto Roberto ci ha rivelato, vive da anni recluso, sotto scorta e senza la possibilità di farsi una vita normale.
L’intervista che ha fatto da Fabio Fazio lo ha mostrato allo stremo, deluso da uno Stato che, invece di far condividere le sue dichiarazioni, cerca in tutti i modi di denigrarlo e, è un vecchio pallino sempre del sopra citato collezionista, magari di togliergli la scorta lasciandolo alla fine alla mercè mafiosa.
Siamo quelli che si lamentano perché i figli non hanno un futuro lavorativo certo e poi, invece di andare a votare ai referendum ce ne andremo al mare. Siamo quelli che…aggiungetelo voi, potremmo fare come la canzone “Quelli che…” di Jannacci, oh yeah! Si alla fine ho un senso di nausea che mi da Ansia, ma che non ho voglia di curare con pastiglie viola. ⊇
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⊆ Ansia, il brano che da il titolo a questo mio scritto, è eseguito dal gruppo lombardo “Biglietto per l’inferno”. Nati nel 1972 i suoi componenti erano Claudio Canali, voce e fiati, Mauro Gnecchi, batteria, Marco Mainetti, chitarra, Fausto Branchini, basso, Giuseppe Cossa, piano e organo e Giuseppe Banfi detto “Baffo” all’organo e moog. Il Biglietto per l’Inferno è considerato come uno dei più influenti gruppi prog italiano di sempre pur avendo all’attivo un solo disco.
Sono cinque brani di derivazione hard rock impreziositi da un buon uso delle tastiere e dai fiati, in più anche i testi non sono per nulla banali. Il disco non ebbe una grande distribuzione, l’attività live invece li porta a essere conosciuti e anche a varcare i confini nazionali. Un secondo album viene registrato con la produzione di Eugenio Finardi, ma, complice la loro casa discografica, la Trident, il gruppo si scioglie prima della pubblicazione.
Circoleranno delle cassette pirata con questi brani e la pubblicazione ufficiale avverrà solo nel 1992 grazie all’etichetta Mellow. Dei vari musicisti solo “Baffo” Banfi continuerà la carriera musicale pubblicando tre album in stile cosmico mentre il batterista Gnecchi collaborerà con gruppi jazz e con Franco Mussida, chitarrista della PFM, nel suo primo disco da solista “Racconti dalla tenda rossa” del 1991. Il cantante Claudio Canali invece entrerà in convento, scelta a dir poco inusuale se consideriamo il dialogo con un prete nel brano “Confessione” contenuto nell’album stesso. È scomparso nel 2018.
Se andrete su you tube per il brano che vi propongo, potrete trovare tutto il disco che merita di essere ascoltato. ⊇
IL MITO OSTINATO ritorna a settembre
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≡ Elaborazioni grafiche di Giuseppe Rissone – Foto scattata in Nepal da Gianfranco Gonella ≡





Grazie per gli articoli e le riflessioni. Sempre interessanti gli agganci musicali. Buone vacanze e, mi raccomando: ci rivediamo in autunno neh!
Nel 2024, alla fiera del libro di Como, presso un espositore era in vendita il “Mein Kampf” di Adolf Hitler. Gli aderenti a Rifondazione Comunista / Sinistra Europea (Federazione provinciale di Como), inoltrarono una indignata interpellanza al sindaco, con queste parole: “… ci chiediamo come, per organizzatori dell’evento ed amministrazione comunale questo episodio non sia grave. Ci chiediamo come possa essere permesso esporre e vendere un volume di chiara apologia nazista nel quadro di un evento culturale come è La Fiera del Libro di Como…”
Quindi io, che possiedo un’edizione del suddetto volume, dovrei sentirmi in colpa? Non l’ho nemmeno letto per intero, solo consultato qua e là per farmene un’idea. Però me l’ero procurato perché uno scrittore di un certo rilievo, in un suo libro lo ha citava e commentava (e se non ricordo male ne suggeriva la lettura). Ecco le esatte parole con cui Primo Levi, nel suo “I sommersi e i salvati”, concludeva le sue considerazioni:
“… soprattutto, nel mio scaffale, accanto a Dante e Boccaccio, tengo il Mein Kampf, la “Mia battaglia” scritta da Adolf Hitler molti anni prima di arrivare al potere.” E fu questa frase che spinse me a reperirlo e tentarne la lettura. Mi sorge quindi un dubbio: se i sottoscrittori di quell’interpellanza a Como leggessero le sue opere, si convincerebbero che Primo Levi era un apologeta del Nazismo?
Altro fatto molto recente: viene proposto che alla manifestazione per la Palestina vi si portassero anche le bandiere di Israele, a testimonianza che pure molti israeliani non sono d’accordo col governo di Netanyahu; ma l’opzione è stata respinta proprio da coloro che, sebbene sostengano l’idea dei “due popoli, due stati” in Medio Oriente, non accettano la vicinanza di due bandiere diverse nella stessa piazza qui da noi.
Questi esempi, oltre a quelli che hai citato tu, Gianfranco, mi fanno pensare che al di là della logica e del buon senso si sia ormai radicato nella gente una sorta di solipsismo ideologico. Ciascuno decide cosa è giusto o ciò che è sbagliato secondo i propri gusti e le proprie inclinazioni e si comporta di conseguenza. La parte deteriore di questa situazione è che quasi tutti hanno bisogno di un simbolo da esecrare, una bandiera da bruciare in piazza, un nemico da additare come tale. Alla stessa stregua di quei sedicenti tifosi che vanno allo stadio non a sostenere la propria squadra, ma per bastonare quelli della parte avversa.
In Italia è appena stata approvata una legge che introduce nuove pene e inasprisce le vecchie per chi maltratta gli animali. Bene, mi fa piacere, però sarei curioso si facesse un sondaggio per valutare quante delle persone che si battono per i diritti degli animali sono tuttavia d’accordo a respingere in mare migliaia di migranti che cercano di sfuggire a fame e violenze.
C’è un detto popolare che sottolinea come le azioni negative o i fallimenti siano più visibili e rumorosi rispetto ai progressi silenziosi e graduali: fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. A mio avviso questa frase vale anche da un punto di vista negativo. Le bombe di oggi su Gaza sono l’albero che cade, il grande rumore che tutti percepiamo, ma quello che sta crescendo, in modo silente e inesorabile, sono gli atteggiamenti che gli esempi tuoi e miei hanno appena illustrato e che purtroppo, se elencati tutti, costituirebbero un lunghissima lista… oh yeah!
Arbeit macht frei (che in tedesco significa “il lavoro rende liberi”) era il motto posto sul portale di ingresso di Auschwitz e di numerosi altri lager nazisti; campi nei quali la libertà dai lavori forzati si conquistava solo “passando per il camino” dei forni crematori.
Ma “Arbeit macht frei” è anche il titolo del primo album degli Area del 1973, che
la rivista Rolling Stone ha elencato al nono posto nella classifica dei cento migliori dischi italiani.
Se, putacaso, quelli della Federazione provinciale di Como, un domani approdassero al governo, me lo lascerebbero ancora ascoltare?
Forse è vero che il lavoro rende liberi, ma non vorrei che l’attivismo politico rendesse schiavi. Delle ideologie.
Concordo con quanto scritto, piccola osservazione, quello che sta accadendo in Palestina non riesco a definirla guerra, non ci sono due eserciti che si combattono, come accade tra Russia e Ucraina che è una guerra d’invasione. La questione non inizia dal 7 ottobre 2023 ma va avanti da oltre 70anni, e credo che Israele – specifico in particolare governi di estrema destra – non vedeva l’ora di portare a termine – finalmente si può dire, ampi settori del centrosx solo adesso se ne stanno accorgendo – un genocidio o sterminio di un intero popolo o nelle migliori delle ipotesi farli scappare tutti e prendersi la loro terra.
Non sono ottimista, nonostante le tante manifestazioni di queste settimane, dalla Casa Bianca non ci si può aspettare nulla di buono.
Concludo brevemente rispondendo al lettore Claudio: possedere il Mein Kampf non vuol dire essere nazisti e nemmeno compiere un reato, altra cosa è esporlo in manifestazioni e metterlo in vendita, ci sono troppi richiami al nazifascismo in giro è non vorrei che questo fosse uno dei tanti tentativi per dire: ma non erano poi così cattivi. Buona estate al curatore della rubrica.
Cari amici come volevasi dimostrare, oh yeah.
Scrivo queste poche righe quando i risultati dell’affluenza alle urne sono definitivi: non abbiamo raggiunto il quorum e questa destra becera esulta.
Perché l’importante per loro era che la sinistra, o pseudo tale, uscisse sconfitta.
Non una parola sul fatto che ben 14 milioni di votanti, più della somma totale degli elettori della coalizione governativa, abbiano chiesto sostanziali cambiamenti ad una certa politica sul lavoro.
Ma del resto cosa potevamo aspettarci da questi figuri.
Quelli che ancora oggi non hanno preso una posizione chiara sul genocidio in corso in Palestina, dove uno stato che fino a ieri si vantava di avere l’esercito più efficiente del mondo, di avere dei servizi segreti, il Mossad, capace di stanare tutti i nemici di Israele, come fecero all’indomani della strage ad opera di settembre nero durante le olimpiadi di Monaco nel 1972, andando a prenderli ad uno a uno ed oggi per stanare i terroristi di Hamas non trovano altro da fare che sterminare un intero popolo, iniziando dai soggetti più vulnerabili quali sono i bambini.
Caro Claudio non si può certo tacciarti di essere filonazista perché nella tua biblioteca c’è il libro di Hitler, ha ragione Bruno quando afferma che libri del genere non andrebbero più diffusi, ma chi siamo noi per giudicare visto che in casa nostra il libro di un certo generale è diventato un best seller?
Chiudo qui, sono veramente incazzato con chi ha scelto di non partecipare, fossi uno dei tanti artisti che si sono pronunciati chiederei che al botteghino, al momento dell’acquisto del biglietto per un loro concerto o spettacolo teatrale, Vega esibita la scheda elettorale, se non ti sei presentato ai seggi resta pure a casa tua e lascia il posto a chi invece ha scelto di partecipare.
Infine grazie per i complimenti sulle parti musicali.
Non sono solo farina del mio sacco, ad aneddoti che ho nella mia memoria affianco notizie che attingo da un paio di testi sull’argomento che sono “Il libro del prog italiano” di Michele e Sandro Neri, Giunti editore e poi da “Italianprog” di Augusto Croce, quest’ultimo titolare di un bel sitò sull’argomento.
E adesso ho proprio concluso, buona estate, anzi, ricordando un amico che non c’è più, buona vita.
Le contrapposizioni delle varie posizioni politico-sociali sui media e, peggio ancora, sui social hanno raggiunto livelli di violenza verbale tali da far sperare che costoro non si affrontino mai in piazza. Ormai non c’è più lo scambio di opinioni contrapposte, ma assistiamo solo a slogan offensivi e “tifo da stadio” degno dei peggiori ultras. Costoro hanno avuto la “virtù” di farmi rimpiangere le “noiosissime” ma rispettabilissime tribune politiche in bianco e nero degli anni sessanta, ove nessuno insultava o interrompeva l’interlocutore e c’era il confronto delle idee su temi sociali ed ideali e non la saga della ineducazione! Il diffuso depauperamento culturale e dello spirito critico riflessivo, sommati alla perdita degli ideali politico-sociali degli scorsi decenni, portano alla sfiducia verso le Istituzioni democratiche e verso l’espressione del voto, favorendo le parti politiche più avvezze alla “cultura dell’uomo solo al comando”. Si diffondono sempre di più la “guerra tra poveri” e la svolta autoritaria soft con lo stesso plauso che ebbe il fascismo quando iniziò la sua scalata al potere. I referendum ultimamente sono visti dai più come una inutile spesa, come se la sovranità popolare dovesse essere subordinata al bilancio economico. E’ l’ennesima vittoria di chi vuole convincere il popolo sulla giustezza del primato del Profitto economico sullo Stato di Diritto!!
Grazie Remigio per il tuo intervento che condivido in pieno e anch’io rimpiango le vecchie tribune politiche con Jader Iacobelli super partes e non accondiscendente come l’ex direttore di RAI 1 dal cognome di un insetto.