Evasione Di Un’Idea
Vietnam, 68, statuto dei lavoratori, resistenza, cosa li accomuna?
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⊆ Cari amici bradipolettori l’articolo che state per leggere è sicuramente datato poiché, come già detto più volte, per permettere la pubblicazione, è stato scritto in data 24/04/2025 alla vigilia di due date molto importanti. La prima il 25, venerdì, festa della Liberazione e la seconda il 26, sabato, giorno in cui si svolgono i funerali di Papa Francesco. Capirete quindi che scrivendo quando queste due manifestazioni sono ancora al di là da avvenire e non avendo doti di chiaroveggenza ecco che l’articolo potrà risultare superato dai fatti, oppure fuori tema o fuori luogo. Allora come posso accingermi a scrivere qualcosa che sia il più attuale possibile?
Potrei rifarmi all’elogio solenne che le camere hanno voluto dare a Francesco, tessendone lodi ad un uomo che aveva messo gli ultimi al primo posto, che l’accoglienza era una sua bandiera, la sua vicinanza ai migranti, ai carcerati, agli omosessuali. Le sue parole contro le lobby delle armi, le sue parole urlate finché ne ha avuto fiato per la pace. E qui non dimentico le posizioni che ha questo governo nei confronti dei migranti, dei carcerati, degli omosessuali ricordando che un vice premier andava in giro con la maglietta riportante la scritta che il suo Papa era Benedetto, che siamo andati da Trump col cappello in mano promettendogli più soldi per le spese militari e garantendogli l’acquisto di nuove armi, sue.
La visita in Italia il giorno dopo il vertice americano del vice presidente Vance a cosa serviva, per verificare che si ponesse la firma sui documenti appena stilati oltre oceano? E questa gente si permette di stilare elogi, di dichiarare il lutto nazionale per 5 giorni e non per i soliti canonici 3? Poi guardo il calendario e per una combinazione ecco che i giorni di lutto cadono proprio in coincidenza con il 25 aprile. Sicuramente non si è guardato il calendario quando sono stati dichiarati… o no? Comunque che si festeggi pure, ancora, la festa della Liberazione, ma sobriamente. E chiudo qui perché, come scritto, non so come si svolgeranno le due manifestazioni. Allora provo a scrivere quello che mi passava nella mente da giorni.
Se io fossi un insegnante come spiegherei ai miei alunni che cos’è il 25 aprile o, in alternativa, che cosa è stata la resistenza? Purtroppo è stata una guerra civile, ci siamo uccisi fra di noi e ancora oggi continuiamo, chi a celebrarla e chi vorrebbe che fosse cancellata. Ecco allora cosa potrei dire e/o fare se fossi un insegnante. Porterei degli esempi partendo da fatti molto più vicini nella memoria ad esempio farei fare una ricerca fotografica sulle manifestazioni americane e poi mondiali su chi chiedeva la fine della guerra in Vietnam, oppure sui cortei del ’68 francese e di conseguenza delle lotte operaie del ’69 che porteranno alla stesura dello Statuto dei lavoratori, e che dire dei raduni pro pianeta? Poi uscirei dalle aule e porterei i miei alunni presso uno qualsiasi dei camposanti dove sono sepolti i partigiani che hanno combattuto per la nostra libertà e, a questo punto formulerei la domanda: ”Cosa c’è che accomuna questi fatti?” Quindi farei notare, l’età, perché a tutte queste manifestazioni il fattore comune che le contraddistingue è l’età dei protagonisti, sono tutti giovani, sono quelli che hanno avuto la voglia di cambiare, sono quelli che hanno creduto che un mondo nuovo fosse possibile. Ecco erano tutti giovani con idee, ideali, voglia di essere protagonisti e non ignavi che credono che oramai tutto sia stato dato e che niente si debba restituire.
Un altro esempio banale: per il referendum del 1946, repubblica o monarchia, andarono a votare circa l’82% degli aventi diritto e in alcuni paesi arrivarono giustificazioni scritte di chi non poteva partecipare per gravi motivi di salute. Alle ultime elezioni ci siamo presentati alle urne nella misura del 63% e stendo un velo pietoso sulla partecipazione ai vari referendum di proposti nel corso degli anni. Questo è quanto mi piacerebbe che un’insegnante facesse per spiegare cosa vuol dire partecipazione, essere cittadinanza attiva e non passiva. Chissà, forse qualcuno ci ha già pensato almeno io voglio crederlo. ⊇
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⊆ Il brano che da il titolo all’articolo è eseguito dal gruppo livornese degli Aurora Lunare che, come tanti complessi formatisi negli anni ’70 non ebbero mai avuto la fortuna di poter realizzare album durante la loro carriera pur suonando anche con grandi nomi della scena musicale prog dell’epoca come la PFM o il primo Alan Sorrenti.
Si dovrà attendere il 2002 dove, grazie ad un sito specializzato, due CD verranno messi in commercio con inciso registrazioni sia in studio che live di questo gruppo sconosciuto al di fuori della loro città. I componenti erano Simone Catellacci alla chitarra, Marco Santinelli batteria, Corrado Pezzini tastiere, Mauro Pini voce, tastiere, flauto e percussioni, Luciano Tonetti al basso e chitarra acustica. Suoneranno insieme dal 1977 al 1981.
Nel 1982 cambieranno il loro genere dedicandosi ad una musica meno prog e più melodica cambiando alcuni elementi, alle tastiere e voce c’è Antonio Salina, alla batteria Riccardo Billeri e Giacomo Salina percussioni e voce. Resteranno insieme fino al 1987. Con l’uscita dei due CD sopra menzionati nel 2003 alcuni di loro proveranno a riunirsi e nuove registrazioni datate 2010 e 2012 vedranno la luce, ma solo la fine del 2013 vedrà la luce il primo album ufficiale del gruppo sotto l’etichetta Lizard. Nel disco appare anche una versione del brano “Ritorno al nulla” delle Orme alla quale partecipa anche Tolo Marton che delle Orme è stato per un certo periodo il chitarrista. PS: La foto che accompagna questo articolo è stata scattata in un Cimitero – creato dopo lo sbarco in Normandia – in Bretagna. Alla prossima! ⊇
IL MITO OSTINATO ritorna martedì 3 giugno
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≡ Elaborazioni grafiche di Giuseppe Rissone – Foto di Gianfranco Gonella ≡





Ho letto, concordo e aggiungo che il 25 Aprile , proprio a Dongo, le forze di polizia si sono schierate a difendere un centinaio di fascisti, arrivati con pullman organizzati, che hanno inscenato il saluto romano sulle rive del lago di Como. Ora, viene solo da pensare ,
…qualcuno ha anche autorizzato questa disgustosa pagliacciata? Apologia di reato autorizzata, verrebbe da dire. Che tristezza!
Grazie Francesco, tu c’è l’hai messa tutta, ora non resta che sperare che dal 7 maggio il Conclave riunito sia migliore del nostro governo, al contrario, molti alti tristi articoli dovranno essere scritti.
Nulla da eccepire riguardo i tuoi accenni al referendum del ‘46 da cui è nata la Repubblica; mi va bene anche l’accenno al Vietnam o la citazione del maggio francese, ma in questi giorni la morte di Papa Francesco ha giocoforza monopolizzato le cronache e allora voglio tralasciare momentaneamente di guardare al passato per concentrarmi sull’attualità.
Quando hai menzionato i giorni di lutto stabiliti dal Governo mi hai fatto pensare che è stato perlomeno stravagante istituire un lutto nazionale di cinque giorni quando, per un Papa che poi venne addirittura proclamato santo, i giorni furono soltanto tre. Ma di cose singolari ce ne sono state anche altre; ne cito una soltanto: ho trovato singolare il modo di esprimersi del co-vice-presidente della Camera quando, annunciando la dipartita del Papa, ha postato sui social la frase: “ha raggiunto la Casa del Padre…”. Nulla di strano, parrebbe, a prima vista: è un modo di dire comune e abbastanza diffuso, eppure io vi ho riscontrato una sfumatura che mi ha colpito. La frase usuale sarebbe: “è tornato alla Casa del Padre…” mentre Salvini ha introdotto nella sua frase quel “ha raggiunto…” che a me è parso una sorta di lapsus freudiano: sembra che si sia espresso più da ministro dei trasporti che da credente. È possibile che abbia pensato di provare ad attribuirsi il buon esito dell’ultimo viaggio di Papa Francesco? Almeno quello; quasi a compensazione delle migliaia di mancati arrivi per gli sfortunati utenti della rete ferroviaria di cui, per l’appunto, lui è ministro; Salvini ha forse inteso segnalare, a quelli che non sono riusciti a “raggiungere” nei tempi previsti le loro destinazioni, che almeno quello del Papa è stato un viaggio senza sorprese né ritardi?
Poi, è vero, c’è stata (e fu esecrabile) l’esibizione, a suo tempo, della maglietta con la scritta che il suo Papa era un altro, quello non più in carica, ma è anche vero che una invocazione di Papa Francesco, lui l’ha tenuta in gran considerazione. Diceva il pontefice: “Servono ponti e non muri” e tutti abbiamo ben presente il fervore con cui il nostro ministro si sta adoperando per realizzarne uno e anche importante!
Anch’io come te, Gianfranco, non godo di facoltà da chiaroveggente, ma non mi sorprenderebbe se, una volta realizzato il ponte tra Calabria e Sicilia, Salvini proponesse di battezzarlo “ponte Bergoglio” in onore e memoria di chi deve averglielo ispirato.
Sapremo allora perdonargli le magliette, le felpe e i rosari?
Cari amici vi ringrazio per il vostro intervento perché così siete riusciti a rendere attuale il mio articolo.
Non ho quindi null’altro da aggiungere.
Però una cosa voglio ancora dirla: facciamo molta attenzione alle manifestazioni relative a sempre più numerosi gruppi di neofascisti come quella che hai citato tu Gabriella, ma non ci rendiamo conto di quante altre ce ne siano e che passano in sordina.
A Superga continua ad esserci un manipolo di monarchici che eseguono picchetto d’onore alle tombe dei Savoia, ma quanti sapete che al cimitero Monumentale di Torino c’è una sezione riservata ai fascisti dove tutti gli anni si ritrovano decine di camice nere a rendere omaggio?
Per fortuna comunque in tutta Italia anche se sobriamente si è celebrato il 25 aprile e questo fa ben sperare.
A rileggerci.