Uno strumento utilissimo ma fonte di infezioni
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In questo nuovo appuntamento con la prevenzione e la salute, vogliamo parlarvi del fonendoscopio, strumento utilizzato in campo sanitario, per sentire i rumori dei visceri addominali e toracici. Lo scopo principale è di trasmettere senza attenuazioni i fenomeni acustici rilevanti, isolando l’area di interesse. Di conseguenza uno strumento utilissimo, ma se usato con poca attenzione può causare problemi alla nostra salute. Ne abbiamo parlato con il dottor Bruno Bertagna della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria che ringraziamo per la disponibilità.
Il fonendoscopio può disseminare infezioni, e numerosi studi scientifici lo confermano da anni. Il diaframma del fonendoscopio entra in contatto diretto con la pelle di molti pazienti durante la giornata e si contamina molto facilmente con batteri, spesso in quantità simili (o addirittura superiori) a quelle presenti sulle dita del medico dopo un esame.
Cosa dicono gli studi principali? Il livello medio di contaminazione batterica degli stetoscopi è intorno all’85% (con range tra 70% e 100% nei vari studi). Dopo un singolo esame fisico, il diaframma può ospitare migliaia di batteri, inclusi patogeni pericolosi come Staphylococcus aureus (anche MRSA, il famoso stafilococco resistente alla meticillina), stafilococchi coagulasi-negativi e talvolta anche Gram-negativi. Uno studio famoso degli Ospedali Universitari di Ginevra (pubblicato su Mayo Clinic Proceedings nel 2014) ha dimostrato che la contaminazione del diaframma è paragonabile a quella della mano dominante del medico dopo aver visitato un paziente, e in alcuni casi addirittura superiore. Diversi altri lavori (fino ai più recenti del 2020-2025) confermano che lo stetoscopio è un potenziale vettore di trasmissione crociata di infezioni nosocomiali (quelle che si prendono in ospedale).
In pratica quanto è grave? Non è che ogni volta che usi un fonendoscopio sporco il paziente successivo si ammala sicuramente, ma contribuisce al rischio complessivo di infezioni correlate all’assistenza (ICA), soprattutto in reparti ad alto rischio (terapie intensive, pazienti immunocompromessi, ustionati, ecc.). Lo stetoscopio dovrebbe essere considerato un’estensione della mano del medico quindi andrebbe disinfettato dopo ogni paziente, esattamente come ci si lava le mani.
Come disinfettarlo efficacemente? Con alcool isopropilico al 70% (o etilico) è il metodo più efficace e rapido: strofinando bene il diaframma e la campana per 15-30 secondi. Salviette disinfettanti a base alcolica. Alcuni usano barriere monouso (copri-diaframma sterili usa e getta) che eliminano quasi completamente il problema. Attenzione: acqua e sapone non bastano quasi mai, e l’alcol non uccide le spore di Clostridium, per quello ci sono altri sistemi.
Purtroppo, anche se tutti sanno che bisognerebbe farlo, nella realtà quotidiana la maggior parte dei medici e infermieri non disinfetta il fonendoscopio tra un paziente e l’altro (spesso solo una volta al giorno… o mai). Quindi sì il fonendoscopio dissemina infezioni se non viene pulito regolarmente. È un rischio reale, sottovalutato e facilmente prevenibile. In ospedale ormai molti protocolli di igiene lo considerano a tutti gli effetti uno strumento che va trattato come le mani!
Immagine di copertina: Giuseppe Rissone
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