Nomi Dati Alle Vacche Del Piemonte
Usanze dei pastori di un tempo
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⊕ Nelle campagne della pianura, come anche delle vallate pedemontane, esiste anche l’allevamento bovino. E’ un settore che si trova anch’esso in crisi, principalmente a causa dei grandissimi quantitativi di carne e latte che arrivano dall’estero, prodotti a costi molto bassi e con controlli alla produzione molto sommari. Come tutti gli altri àmbiti, anche gli allevamenti locali soffrono della globalizzazione, parola abusata, osannata, ma che arricchisce solamente le multinazionali. La zootecnia di alta qualità, che ha dei costi proporzionalmente maggiori, deve poi confrontarsi sul bancone della grande distribuzione con prodotti esteri dai costi molto contenuti ma qualità decisamente più bassa. Qualcuno potrebbe pensare che parlare di buone pratiche di allevamento voglia dire parlare di roba vecchia, di usi e costumi del secolo scorso, senza considerare che la zootecnia di qualità è basilare per un aspetto fondamentale della nostra vita: l’alimentazione sana.
Nei secoli passati, prima dell’era dello sviluppo industriale, l’allevamento dei capi, in special modo bovini, è stato una fonte primaria di reddito e di lavoro per milioni di persone. Nelle vallate alpine quasi tutte le famiglie possedevano una o due vacche per il sostentamento e la produzione del latte. Poche erano le famiglie, considerate benestanti, che possedevano quattro o cinque bovine. In pianura invece, alcuni signori, all’inizio del’900, proprietari terrieri come discendenti di famiglie nobili, generali o colonnelli dell’esercito, possedevano vasti appezzamenti, e le cascine di proprietà potevano contare sulla presenza di lunghe stalle per il ricovero del bestiame.
Essendo una fonte primaria di sostentamento e di reddito è naturale che i contadini poveri tenessero in grande valore le loro bestie. Vista la stretta, quotidiana frequentazione, essi tendevano a dare un nome ad ogni vacca presente. Ora tutti i capi bovini, per comodità burocratica sono contrassegnati da un numero di matricola che serve per l’identificazione dei singoli capi, registrati presso l’anagrafe bovina nazionale. Nei tempi passati, quando ancora non esisteva la televisione con i suoi miti effimeri, le persone povere non avevano tante occasioni per viaggiare lontano, o comunque fuori dalla borgata. Per gli uomini spesso l’unico periodo importante passato lontano da casa era il periodo dedicato al servizio militare o alle campagne di guerra in terra straniera. La loro fantasia nell’inventare nomi per le bestie era riferita specialmente al mondo agricolo in cui vivevano, nomi di animali, nomi descrittivi, nomi riferibili al servizio militare, ma anche nomi dei precedenti proprietari delle bestie. ⊗
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⊕ Ecco una selezione di nomi, in dialetto della provincia di Cuneo, divisi in gruppi affini:
Nomi di frutti o vegetali o fiori:
– Mandarìn (mandarino) – Fròla (fragola) – Màndura (mandorla) –Purtigàl (arancia) – Puciu (nespola) – Furesta (foresta) – Fiurin-a (fiorina) – Puma (mela) – Murèta (moretta) – Grijòta (amarena) – Ramassìn (susina) – Nissòra (nocciola) – Massulìn (mazzolino) – Cirèsa (ciliegia) – Viuleta (violetta) – Uriva (oliva) – Curiòla (campanella) – Verna (ontano)
Nomi vezzeggiativi o descrittivi:
Frisìn (briciola) – Blëssa (bellezza) – Grisa (grigia) – Grisòta (grigiotta) – Griseta (piccola grigia) – Biunda (bionda) – Munia (monaca) – Bumbun (confetto) – Bundusa (abbondante) – Màgna (zia) –Tota (signorina) – Meusia (lenta) – Borgna (guercia) – Gerusìa (gelosia).
Nomi dati alle vacche che precedevano tutta la mandria negli spostamenti:
– Partènsa (partenza) – Curunèl (colonnello)
Nomi derivanti dal servizio militare svolto dai contadini in gioventù oppure da battaglie antiche o città sedi di reparti militari:
– Bataiun (battaglione) – Capuràl (caporale) – Austa (Aosta) – Venèssia (Venezia) – Fransa (Francia) – Ulanda (Olanda) – Bërsaliera (Bersagliera)
Nomi di animali:
– Tracìula (passerotto) – Pavun (pavone) – Passurot (passerotto) – Culumba (colomba) – Randulìna (ò riondorin-a) – (rondinella) – Bracòt ò brachèt (bracchetto) – Përpujin (pidocchio) – Parpaiun (farfallona) – Tripulìn (topolino) – Griva (stornello) – Tërpun (talpa) – Passura (passerotto) – Marmòta (marmotta) – Cervin-a (ò sërvin-a) (cerva) – Turtura (tortora) – Binèla (gemella)
Nomi dai proprietari precedenti delle vacche:
– Giorsa (Giorgia) – Naròt (Giovenale) – Giraud (Girando) –
Nomi di tori da monta di “fassone” piemontese:
– Ciàt (gatto) – Puciu (Nespolo) – Binèl (gemello) – Bèlu (bello) – Moru (moro) – Burìch (zoticone) – Bursun (borsone) – Brüt (brutto) – Biund (biondo) – Bianch (bianco) – Pavun (pavone)
Cognome degli allevatori dai quali erano stati acquistati e usati come nome del toro:
– Bugiun (Boggione) – Racat (Racca) – Balàri (Ballario) – Ghigu (Ghigo) – Bambìn (Bambino – soprannome di allevatore)
Tutti questi sono nomi dati alle vacche da allevatori presenti nelle campagne di Fossano, Savigliano, Cervere, Cherasco, Busca, Saluzzo, Scarnafigi, Cavallermaggiore, Racconigi, che ho avuto modo di registrare in occasione dei controlli previsti negli allevamenti. ⊗
IL CURIOSO MONDO DEGLI ANIMALI ritorna sabato 12 luglio
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Am spias, ‘l ramassin a l’è nen la susina, ma è ‘l RAMASSIN, bon! Pitost, a l’è ‘l gener original, autoctone d’la susina “teruna”.
Alé Piemunt!
Non discuto sulla specie di frutto indicato. Ma…la susina, come dici tu, non si chiama in piemontese brigna? Infatti Da Da noi si dice spesso: Viva la brigna!