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Fra Desideri E Limiti

Cercando il bene delle città

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Nell’ambito delle attività del laboratorio Ragnatela Di Parole Scritte – che si svolge presso l’Associazione Arcobaleno di via Virle 21 a Torino– nelle scorse settimane il gruppo delle partecipanti e dei partecipanti ha preso spunto da titoli di giornale per scrivere articoli. Il primo che vi proponiamo è stato scritto da Laura Beltramino che ha lavorato sul titolo Fra desiderio e limiti, cercando il bene della città. 

 

Non ho mai amato gli slogan, ma il motto “la forma segue la funzione” l’ho sempre fatto mio dal primo anno di università e per tutti gli anni a seguire.

Una forma “bella” è in grado di svolgere al meglio il suo compito perchè progettata apposta; non è uno sfizio, un capriccio, uno scherzo del caso giustificato solo in funzione di una moda, soggetto a un ricambio frenetico, a un restiling compulsivo e inutile. Se una nuova forma non apporta migliorie significative e qualità alla nostra vita, allora è perfettamente inutile.

Dalla fine ‘800 ai primi anni ‘60 del novecento architetti e designer di valore hanno pensato all’uso dei nuovi materiali, tecnologie e metodi produttivi al fine di rinnovare non solo i manufatti, ma l’idea stessa di abitare, di società, di vita: “dal cucchiaio alla città”, ebbene sì un altro slogan, lanciato dalla scuola del Bauhaus, fondata a Weimar da Walter Gropius nel 1919 e chiusa in seguito dai nazisti nel 1933, era il cuore di queste nuove idee.

Non solo l’ennesimo stile o  concetto di estetica fine a se stessa, ma l’idea stessa di società, istruzione, cultura, lavoro, produzione, arte, legate da un principio fondativo: Tutti dovevano essere dentro il progetto: un processo di “alfabetizzazione” culturale, estetica e progettuale, permessa dalla produzione in serie e in cui tutte le maestranze, dall’operaio al progettista, partecipavano.

Oggetti, case, edifici, spazi urbani non dovevano nascere dal ghiribizzo del singolo, ma servire a rendere lo spazio vitale idoneo a una esistenza degna, salubre, a una società consapevole e partecipata.

Oggetti belli in quanto utili e funzionali, ergonomici, non invadenti e senza inutili e costosi orpelli.

Città progettate per venire incontro ai bisogni nella loro totalità: lavorativi, di spostamento, sociali, culturali, ricreativi, abitativi, sanitari, ecc.

 

Il Bauhaus insisteva molto sulla salubrità e luminosità degli edifici: strutture razionali che dovevano andare a sostituire i quartieri malsani; chi lavorava nelle città non doveva vivere ammassato nelle baracche fatiscenti, ma dentro appartamenti sani, disporre di spazi di incontro, di servizi efficienti, centri sportivi, mezzi di trasporto pubblici, strutture sanitarie, scuole, asili.

Era l’idea di base di una società democratica, e le città dovevano rappresentarne la messa in opera e risultare ambienti la cui fruizione rendeva possibile una vita di scambi culturali, economici, umani a tutti i livelli.

I nuovi mezzi produttivi rendevano possibile mettere in pratica questo concetto, dato l’abbassarsi dei costi; politica, pensiero e persone dovevano fare il resto.

Le città del resto sono sempre state portatrici di innovazione e incontri.

Sappiamo fin troppo bene che queste utopie sono state un po’ alla volta dismesse; il design di qualità è roba per pochi, l’economia del turismo, la diffusa proprietà di seconde e terze case, le nuove tecnologie che, semplificando gli scambi finanziari, hanno reso gli spazi cittadini sempre più privati ed elitari.

Il pubblico non investe nei progetti di base, ma in favore di interventi di pura decorazione e abbellimento; dunque abbiamo ribaltato il concetto in semplice forma priva di funzione. Gli spazi totalmente privatizzati e relegati a vetrine, la città come Disneyland. Eppure la possibilità di ridiscutere il tutto c’è, le idee e i progetti di base sono sempre validi.

A fianco delle rendite di posizione e degli edifici degli “archistar”, le possibilità di riprendere i principi fondanti di un costruire e vivere comune, aperto ad ogni livello, ci sono ancora tutti.

Qua e là esperimenti riusciti se ne possono trovare: dall’America Latina ai progetti di prefabbricazione finalizzati all’autocostruzione in Africa, all’housing in cooperativa costruiti dai futuri proprietari durante il tempo libero, affiancati dalle maestranze competenti, sia nei paesi in via di sviluppo come nei contesti industrializzati, in Europa e Stati Uniti.

Riprendersi spazi e costruire per vivere in modo dignitoso parte da concetti già conosciuti, sperimentati e sempre validi da più di un secolo.

Politica e cittadini devono tornare a dare funzione alla forma.

 

foto di copertina: Giuseppe Rissone

Ragnatela Di Parole Scritte ritorna lunedì 9 giugno 2026

 

La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti

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