Dei vizi e delle virtù del collezionista
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Nel mio lavoro in una pubblica biblioteca mi capita di essere spesso interlocutore di collezionisti intenzionati a donare le loro raccolte. Ho cominciato così nel tempo a raccogliere pensieri sul collezionismo in genere, attraversando, come mi piace fare, discipline diverse fra loro. Nelle righe seguenti mi ripropongo di amalgamare questi ingredienti in una chiacchierata su temi anche impegnativi, ma condita qua là da necessarie dosi di leggerezza.
È difficile che qualcuno non abbia collezionato qualcosa nella vita. Quando si parla di collezionismo si parla sempre di un fenomeno tanto esteso quanto eterogeneo, non solo di contenuti, ma anche di finalità perseguite dai singoli interessati. Si tratta di isolare una domanda che interessa tutti: perché raccogliamo oggetti, perché li selezioniamo e vogliamo conservare?
C’è sicuramente un collezionismo diffuso, silenzioso, distratto, non ossessivo, di tante persone comuni che raccolgono oggetti di una certa categoria quando ci si imbattono, ma senza inseguirli in modo spasmodico. L’accumulo, che è il tratto comune dei collezionisti, in taluni può però diventare un vero obiettivo di vita, talora ossessivo. Si ravvisa qualcosa del collezionista persino nel serial killer che a suo modo lo è, poi, se mi si perdona l’ingeneroso accostamento c’è chi colleziona “poltrone”, non come oggetto di arredamento, ma come arredo del proprio ego, c’è chi colleziona farfalle inteso ad attirare nella propria dimora incaute fanciulle, oppure c’è chi più venalmente colleziona oggetti con l’auspicio di vederli accrescere nel loro valore economico quando il tempo che gli scorre addosso li renderà rari e accresciuti nel valore economico.
Non mi sento neppure di trascurare la figura del collezionista che spesso ci propone la pubblicità televisiva. Il collezionismo è anche un business non indifferente. Ogni tanto vediamo apparire sullo schermo queste figure di padri di famiglia dall’aria rimbambita nei loro eleganti salotti mentre contemplano l’oggetto da collezione congelati in un sorriso ebete. Per l’omino dello spot non si intravede neppure il brivido della ricerca dei pezzi che arrivano puntualmente nell’edicola sotto casa tutte le settimane a prezzo fisso. Non c’è in lui l’istinto del primitivo cacciatore. È solo un animale snaturato, cresciuto in cattività in attesa della sua razione quotidiana.
Ma lasciando questo esemplare al suo destino e tornando al collezionista ruspante, quello più sano, sarebbe limitante vedere in questa figura solo l’atavico istinto della caccia. È ingeneroso vedere in lui avida cattura. Piuttosto ci vedo un’aspirazione un po’ commovente, come in tutte le imprese impossibili: cioè contrastare la legge di natura del disordine crescente, bisogno di ricomposizione, di restituire a una dimensione familiare i membri di una vasta famiglia dispersi appunto dal disordine inesorabile della vita. (Fine 2^parte)
Foto di copertina: Umberto Scopa
Piccolo Inventario Sentimentale Degli Oggetti ritorna lunedì 22 maggio 2026
La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti





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