Il fascino misterioso di questi giganti di pietra
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Questo racconto segue una linea che ha come centro la “pietra” e a cui seguiranno altri racconti sul rapporto dell’uomo con questo materiale, grezzo e primordiale, da cui derivano i primi manufatti: dagli utensili ai primi monili, dalle armi alle grandi costruzioni. Mani che cominciavano a diventare sapienti e che ebbero l’intuizione di trasformare la materia adattandola alle proprie esigenze, in un tempo in cui l’uomo osservava il mondo e cercava di addomesticarlo, prima per sopravvivere, poi nella ricerca della funzionalità e, infine, nell’estasi della bellezza.
Ho scritto delle leggi incise su pietra, in un parallelo fra la ricerca di una norma che sia definitiva ed immodificabile ed una Legge divina, ultima e conclusiva. Non a caso ho cominciato proprio dalle leggi umane, che invece si modificano e si modellano sulla base dei cambiamenti culturali. In questo secondo racconto parleremo di leggi che sono davvero immutabili, quelle del cosmo, che l’uomo ha cercato di riprodurre con simboli e segni sulla terra, attraverso la pietra.
Andiamo insieme nel cuore della pianura di Salisbury, in Inghilterra, dove, fra le colline, il cielo si fonde con la terra in un abbraccio infinito; li si ergono i misteriosi megaliti di Stonehenge. Questi giganti di pietra, testimoni silenziosi di millenni di storia, creano un’atmosfera che trascende il tempo stesso. All’alba, quando la prima luce del sole filtra tra le pietre, il cerchio megalitico si risveglia in un gioco di ombre e luci che danza sui blocchi di arenaria bluastra. Proprio alla luce radente del sole, Stonehenge rivela tutta la sua forza eterea, la pietra e la luce creano l’illusione che il confine tra il mondo materiale e quello spirituale si dissolve tra opposti.
Il sito archeologico è composto da enormi pietre verticali disposte in cerchio, che furono trasportate da luoghi distanti oltre 200 chilometri, probabilmente provenienti dal Galles. La struttura principale è costituita da 30 pilastri di arenaria, alti fino a 4 metri e pesanti fino a 40 tonnellate, con architravi orizzontali. Questa disposizione circolare sfida la nostra comprensione moderna: come riuscirono gli antichi costruttori a trasportare e posizionare questi massi con tale precisione?
L’altro mistero è legato alla loro disposizione non casuale: allineata con i solstizi d’estate e d’inverno, la struttura rivela una profonda conoscenza astronomica che si intreccia con rituali e credenze ancestrali. La legge immutabile degli astri, nella loro circolarità e periodicità, è incisa attraverso le pietre sulla terra. Oggi, turisti vedono con occhi meravigliati quest’opera architettonica; altri, invece, cercano di riprodurre i tratti mistici del tempo, inseguendo una spiritualità lontana e sconosciuta, nella quale far rivivere antichi gesti, cercando di immaginare i druidi muoversi tra questi megaliti, celebrando riti di cui oggi possiamo solo intuire il significato.
Un’illusione di riprodurre gesti antichi di cui si è persa memoria, nella vaga utopia di riappropriarsi di quanto, invece, il tempo ha cancellato, di cui rimangono solo pietre erette.
Certamente, la magia di Stonehenge risiede non solo nella sua monumentalità, ma anche nei misteri che ancora custodisce. Ogni pietra racconta una storia, ogni ombra nasconde un enigma e l’intero complesso continua a emanare quell’aura di sacralità che ha affascinato generazioni di visitatori, studiosi e cercatori di spiritualità. Per molti, Stonehenge rimane un ponte tra il mondo terreno e quello spirituale, un portale attraverso il quale possiamo ancora oggi sentire la presenza dei nostri antenati e la loro profonda connessione con i cicli cosmici.
Il cerchio possiede significati mistici profondi in molte culture e tradizioni spirituali: simboleggia l’unità tra la terra e l’Infinito, costituita da armonia e ciclicità. Il ciclo della vita è legato al ciclo delle stagioni e, in definitiva, all’esistenza umana. Questa unità geometrica è perfetta; non si può determinarne la superficie; è infinita come i numeri che compongono il pi greco – π – e, in ogni punto che lo compone, è esso stesso punto di partenza o punto di arrivo indistintamente… l’infinito in un perimetro.
Si suppone che questo fosse principalmente un luogo di sepoltura, in un ultimo abbraccio tra la terra calpestata e la morte, in un rimando biblico che ci ricorda che siamo terra e ad essa torniamo. Su altri megaliti circolari, sparsi per il mondo, con funzioni funerarie o celebrative, ritorneremo nei prossimi racconti, in un filone che ci conduce tra il cielo e… la pietra.
Foto di copertina: Rino Sciaraffa
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