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UN PO DI STORIE

La Vinta Marcella

Una magnifica e imponente nave sulle acque del Po

 

 UMBERTO SCOPA

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≥ Tante sono le navi che le acque del Po hanno accompagnato docilmente verso il loro destino. Una delle più magnifiche e imponenti fu certamente la Marcella, orgoglio della potenza navale veneziana.

Nel 1509 solcava fieramente le acque del fiume Po. Si dirigeva verso il territorio ferrarese con tutto il suo carico mortifero di soldati e cannoni. Urgeva dare una severa lezione militare ai ferraresi, questo popolo di contadini che non conosceva il mare e di battaglie navali non ne sapeva una mazza. Era difficile pensare che gli assediati ferraresi potessero tenere testa a un’armata così potente. Presso Polesella l’armata veneta avanzava lungo il fiume, composta dalla flotta e da due fortilizi di protezione sui lati opposti dell’argine. Per giunta una catena di ferro, tesa a sbarramento del fiume dai veneziani, impediva ad ogni altra imbarcazione di avvicinarsi alle navi. La minaccia del nemico era sempre più vicina. Siccome una sventura da sola non basta, i ferraresi vengono a sapere che sta arrivando anche una grossa piena del Po. Due minacce in un colpo solo sembrano davvero troppo. I ferraresi sanno quali devastazioni può portare il fiume quando si ingrossa, come dimostra la tragica serie di alluvioni che hanno funestato la storia della loro terra. Se non ci accoppano le acque, devono aver pensato, ci accoppano i veneziani. Ma con questi pensieri non si va da nessuna parte, occorre pensare cose più utili. Alfonso d’Este governava la città e a lui si affidavano le speranze di chi ci viveva. Alfonso era affiancato dal fratello Ippolito, suo braccio destro. Ippolito era Cardinale, uomo di fede, ma non era uno che si limitava ad invocare la clemenza del cielo con la preghiera. Era soprattutto uomo d’armi. Del resto il Papa Giulio II° era un suo contemporaneo ed è ricordato ancora oggi come il “Papa guerriero”. A quei tempi indossare l’abito religioso e la spada non era controindicato. Ippolito assisteva dapprima impotente alle acque che si ingrossavano e si immaginava di vedere spuntare all’orizzonte la minacciosa Marcella. Eppure qualcosa frullava in testa al pragmatico Ippolito, perché va bene la provvidenza, ma il più delle volte occorre darle un aiutino.  Ippolito ordina ai suoi soldati di occupare militarmente un fortilizio posto sull’argine destro. Deve avere concepito un piano. Il guaio è che i cannoni posizionati sull’argine sono troppo in alto per minacciare le navi che passano. I loro colpi passerebbero sopra le teste dei nemici per concludere la loro corsa nelle campagne sulla riva opposta. I veneziani lo sanno bene – ci contavano nel pianificare la loro offensiva – non erano così ingenui da offrirsi come un così facile bersaglio. ≤

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≥ Ippolito aspetta, ha fatto posizionare comunque i cannoni. La piena si approssima al suo apice e già si intravede la flotta veneziana che troneggia, padrona del fiume, nella sua avanzata inesorabile. Eppure nello stesso istante una sorta di inquietudine deve essere affiorata nell’equipaggio veneziano. Fino a poco prima si sentivano invulnerabili, ma ora la loro sicurezza mostra una crepa. Ippolito al contempo comincia a rendersi conto che la sua intuizione è di quelle che possono diventare memorabili. In senso opposto cominciano a pensarlo anche i veneziani, ma ormai è troppo tardi. La piena ha sollevato il piano della navigazione ad un’altezza che non avrebbero mai immaginato. Le navi veneziane ora sono quasi al livello della sponda. L’acqua le ha innalzate esattamente quanto basta per essere alla portata del fuoco diretto delle artiglierie ferraresi. Se le acque del fiume fossero rimaste di poco più basse sarebbe stato inutile sparare contro le navi, se fossero state più alte il fiume sarebbe esondato spazzando via anche i cannoni sugli argini.  Invece, le due possibili sfighe, cioè l’alluvione e i veneziani, si stavano neutralizzando a vicenda e questa certamente era fortuna.

Ma il merito di Ippolito è di aver pensato e creduto a questa possibilità in modo da essere pronto a sfruttarla. I veneziani pensavano di vedere i colpi passare innocui sulle loro teste e invece quelli si schiantano uno dopo l’atro contro la flotta, in modo devastante.

Sono oltre un migliaio i soldati veneziani che trovano la morte, o sotto il fuoco, o nell’impetuosa corrente del fiume in piena.

Il 27 dicembre 1509 Alfonso I° vittorioso ritorna a Ferrara solcando trionfalmente le acque sulle navi superstiti catturate ai nemici.  La nave che lo conduce a Ferrara è l’elegante Marcella, ornata dalle sue polene scolpite. Non è la sola di questa processione navale. È seguita da altre dodici galee, da quattro barbotte, tre brigantini, due fuste e una bireme, scampate al massacro. Allo sbarco presso la porta di San Paolo Alfonso è atteso da Lucrezia Borgia con la nobiltà ferrarese e il popolo schierati a festa. Per ricordare ai posteri il trionfo vengono asportate dai bompressi delle galee le polene scolpite che saranno esposte in Duomo e ancora oggi sono conservate a Ferrara. ≤

UN PO DI STORIE si prende una piccola pausa ma ritorna presto…

 

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≡ Disegni delle originali polene veneziane eseguiti da Umberto Scopa ≡

≡ Elaborazioni grafiche di Giuseppe Rissone tratte da pixaby.com ≡



 

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