Analogy
⊆ Cari amici bradipolettori inizio questo articolo andando a leggere sul vocabolario – sfruttando internet, la definizione che si dà alla parola “Analogia” “/a·na·lo·gì·a/ sostantivo femminile. Rapporto di somiglianza tra alcuni elementi costitutivi di due fatti od oggetti, tale da far dedurre mentalmente un certo grado di somiglianza tra i fatti o gli oggetti stessi.” Un esempio la foto che vi propongo, il cognome del negoziante e la merce che vende. Quello di cui vi voglio parlare è delle analogie che stiamo riscontrando quotidianamente con avvenimenti del passato, anche recente. Non c’è che l’imbarazzo della scelta da dove incominciare, allora partiamo da quando l’essere umano è comparso sulla Terra.
Studi molto più accreditati delle mie ricerche, ci rivelano che i primi ominidi sarebbero comparsi in un arco temporale che va da 5 milioni a 1 milione di anni fa nell’Africa subsahariana e da allora si sono progressivamente diffusi in tutto il mondo. Questa diffusione fu influenzata principalmente da fattori ambientali, in primis le glaciazioni. Chiaramente bisognava spostarsi alla ricerca di un ambiente migliore, in zone che fossero più ricche di cacciagione o di vegetali commestibili e acqua, insomma più idonee alla sopravvivenza.
Poi troviamo popolazioni che sono naturalmente nomadi perché la loro economia si basava sulla pastorizia o al commercio a al mare. Durante tutta la antichità abbiamo testimonianze che nel nostro Mediterraneo navi ed eserciti si spostavano da una costa all’altra alla continua ricerca di nuovi sbocchi mercantili, naturalmente anche per ampliare i propri regni. Queste conquiste militari e politiche provocarono grandi spostamenti di popolazioni sia di quelle che si insediavano nei nuovi territori conquistati sia di quelle costrette a fuggire dalla schiavitù cui i nuovi conquistatori le avrebbe costrette. E se questo avveniva durante le espansioni degli imperi greci e romani nulla cambiava col passare dei secoli. Le invasioni barbariche delle tribù germaniche e poi di Magiari e Berberi penetrando nel continente europeo diedero a loro volta a imponenti esodi e spostamenti di popolazioni. Nel frattempo, altro fatto da non trascurare, è che la popolazione terrestre stava comunque aumentando e le terre coltivate iniziavano ad essere in un qualche modo insufficienti. Arriveranno in seguito le scoperte di nuove terre al di là dei mari con nuove migrazioni e conseguente spostamento dei nativi. Insomma il cane che si morde la coda, un movimento circolare destinato a non esaurirsi.
Arriviamo a “ieri” dove milioni di persone si spostano in cerca di lavoro verso il nuovo eldorado americano, del nord e del sud per arrivare “all’oggi” dove, per gli stessi motivi sopra citati, conquiste, clima, guerre, lavoro assistiamo all’ennesima migrazione di massa. E poiché a spostarsi sono sempre i più deboli ecco che i forti fanno quello che vogliono cercando di sfruttare a loro vantaggio le miserie altrui sia con nuove schiavitù o fomentando paure relative a sicurezza e malavita. Di questo argomento ci sarebbe da parlarne e discuterne per ore.
Continuiamo con le analogie. Tempi recenti, pulizia etnica, milioni di ebrei, zingari, rom, omosessuali, disabili uccisi dalla follia nazista che mirava alla germanizzazione dell’Europa. L’invasione della Polonia, abitata in parte da polacchi con discendenze germaniche costrette a scegliere tra considerarsi tedeschi, e di conseguenza traditori della madre patria, o non scegliere di allinearsi con il reich e di conseguenza diventare traditori del nuovo paese. Figli tolti alle famiglie che, dopo accertamenti che fossero davvero discendenti nordici, venivano inviati in Germania per essere cresciuti da famiglie tedesche. Mi sembra che questa sia stata una delle prime mosse che l’invasore russo ha fatto in Ucraina dove centinaia di bambini sono stati deportati in Russia per essere indottrinati alla nuova patria. In ultimo, ma non per questo meno importante, la guerra in atto tra Israele e Palestina. Inizia con l’insediamento ebreo, con Mosè in fuga dall’Egitto nelle terre palestinesi, per arrivare alla fine della seconda guerra mondiale quando una risoluzione dell’ONU proclama la nascita dello stato di Israele che ufficialmente si approprierà delle terre fino ad allora abitate dai palestinesi relegando questi ultimi in riserve come fecero gli americani con i pellerossa. È chiaro che in un clima del genere le rivalità non si sono mai assopite e negli anni terroristi da una parte e oltranzisti dall’altra, hanno fatto sentire più la voce delle armi che quelle della ragione. Chi ha tentato sia da una parte che dall’altra di arrivare ad una soluzione pacifica è stato “eliminato” da forze politiche interne che non avevano e continuano a non aver voglia di arrivare a soluzioni di convivenza.
Ma per fortuna è arrivato Trump, lui si che riuscirà a deportare verso altri lidi gli indesiderabili arabi e messicani, creerà la Mediterraneoland con giostre e attrazioni turistiche, si farà dare l’equivalente di 500 miliardi dollari di terre rare come risarcimento dagli Ucraini per gli aiuti (quali?) dati, regalerà anche lui un lettone a Putin come analogamente aveva fatto un altro pregiudicato italiano, con corredo di territori a sua scelta.⊇
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⊆ Analogy è il titolo dell’articolo, Analogy è il titolo del brano che vi propongo e Analogy è il nome del gruppo che lo esegue. Anche se 4 su 6 dei componenti del gruppo è tedesco questo band viene considerata italiana per via che la loro attività si svolge quasi interamente a Varese, città dove frequentano i loro studi. Si tratta di Martin Thurn e Wolfrang Schoene. Martin inizia a esibirsi con il duo Jutta & Martin insieme alla fidanzata Jutta Nienhaus. Suona con loro anche il fratello di Jutta, Hermann. Come scritto due sono italiani, il tastierista Nicola Pankoff, di Arona e il bassista Mauro Rattaggi. Come gruppo iniziano le loro esibizioni con il nome di The Joice che, un errore della loro casa discografica cambierà in Yoice e, con questo nome uscirà il loro primo, e unico 45giri, per l’etichetta Produzioni Ventotto, distribuita dalle Messaggerie Musicali. Nel 1972 Ratteggi lascia il gruppo per il servizio di leva. Non verrà rimpiazzato e il basso lo suonerà il chitarrista ritmico. Nella primavera dello stesso anno per imposizione della loro casa discografica in due giorni registreranno il loro album d’esordio che uscirà con il nome cambiato in Analogy. Una curiosità: vi sono contrasti con la produzione per la scelta della foto di copertina che li ritrae completamente nudi; una larga fascia blu verticale che riporta il nome del gruppo serve anche a nascondere Ratteggi che, come detto, non fa più parte del gruppo. Pur essendo un buon lavoro, verrà presentato al Festival Pop di Villa Pamphili a Roma, non avrà il successo di vendita sperato. Anche Pankoff abbandona il gruppo, un nuovo progetto discografico con la Fonit Cetra prodotto da Elio D’Anna degli Osanna non vedrà mai la luce e, nel 1974 si scioglieranno definitivamente. Un paio di loro continuerà a suonare collaborando anche con Battiato nel disco di quest’ultimo “Sulle corde di Aries”. Si ricostituiranno nel 2010 in occasione della ristampa di loro materiale nella formazione originale compreso Rattaggi. Manca solo Hermann morto suicida diversi anni prima. Cliccando qui potete accedere al video del brano. Buon ascolto.⊇
IL MITO OSTINATO ritorna martedì 25 marzo
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≡ Elaborazioni grafiche di Giuseppe Rissone tratte da pixabay.com – Foto di Gianfranco Gonella ≡





Caro Gianfranco,
appare evidente che la vittoria elettorale di Tramp dimostra in modo inequivocabile da un lato la debolezza ( a tacer d’altro, ben più grave ) dei rappresentanti del parlamento degli S.U. d’America, dall’altro la forza determinante di speculatori ed affaristi senza scrupoli, che dominano il mercato mondiale con il loro oligopolio. Come un rullo compressore sono pronti a schiacciare qualunque dissenziente. Il pensiero unico è la loro missione. I sudditi consumatori pascolano nei social e si alimentano di immagini artefatte, di notizie sfornate per aumentare il consenso. Siamo davvero vicini alla copertura totale della rete satellitare messa in orbita da un solo riccone americano. Si chiamano ” costellazioni” di satelliti per le telecomunicazioni ( con conseguente inevitabile controllo delle stesse). Devo aggiungere altro? He he he sorriderete voi pensando alla potenza economica e non solo della Cina, che potrà mettere un freno allo strapotere dei fedeli di Tramp.
Bene alle sette sorelle degli anni settanta, come venivano chiamate le più grosse società petrolifere tutte degli U.S.A. si sono sostituite le sette sorelle del web. Una di queste società ( Bill, il cugino dello zio Tom ) ha grossi interessi anche nella industria farmaceutica…La Cina durante il Covid si è bloccata per mesi. Un altro buon virus non si nega a nessuna nazione che non intenderà piegarsi ai diktat di Tramp ( per così dire).
Gianfranco, amico mio di sempre, ti dedico la canzone Blow in the wind che tu, nel mito ostinato cantavi con sentimento.
Cazziamo bene le vele e prepariamoci anche a questa tempesta.
Questo mese potrei anche evitare il mio solito commento in chiave pessimistica sulle cose del mondo, perché sei già riuscito tu, Gianfranco, a mettere in luce certi aspetti negativi. Sconfessando una volta tanto la tua indole a percepire il cosiddetto “bicchiere mezzo pieno”, hai fatto una carrellata piuttosto esaustiva di situazioni che, partendo dall’ultima glaciazione e passando per i forni crematori del Terzo Reich, con un rapido volo, ci ha fatto approdare sulle sabbie del litorale di Gaza e alle terre (rare) del Donbass. Durante la lettura mi veniva naturale rievocare i celebri corsi e ricorsi storici di Gian Battista Vico. Oltre questa citazione, però, mi sono reso conto che del Vico non sapevo null’altro. É bastata una rapida consultazione in rete per scoprire che, di questo storico e filosofo italiano, Wikipedia ne parla diffusamente per ben ventisette pagine, mentre io di lui so menzionare unicamente la teoria dei “corsi e ricorsi”… non aveva poi tutti i torti il buon Petrarca a dire: “povera e nuda, vai filosofia…”
Senza il conforto di ulteriori appigli culturali, allora io potrei sintetizzare il tuo articolo con queste parole: quel che c’è stato ci sarà ancora e… amen!
Tu hai portato l’esempio del cane che si morde la coda e, per restare sul tema dell’ “analogia”, io ti faccio il parallelo con l’urobòro. Fin dall’antichità l’urobòro era raffigurato come un serpente che si morde la coda; simboleggiava l’etenità del cosmo ed è allegoria della natura ciclica delle cose.
L’deale sarebbe riuscire a interrompere questo ciclo: bisognerebbe far tesoro di certe esperienze, impedire che i fatti esecrabili si ripetessero e fare in modo che non esistessero più i “ricorsi” della Storia. Una situazione ideale, appunto, che io non credo sarà mai fattibile. Anche percorrendo il cerchio dell’uroboro nel verso opposto, non riusciremmo a vedere una coda che riesce a liberarsi del serpente, non avremmo mai una rottura di simmetria, non si verificherebbe nessuna inversione di tendenza, ma verrebbe ad agire solo la proprietà commutativa dell’algebra: anche scambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia…
E allora seguiamo pure il suggerimento del nostro amico Gabriele; cazziamo bene le vele, per… strambare più in fretta!
P.S. (rivolto ai possessori di cani) Se vedete il vostro cane adulto mordersi la coda, non sorridete per la coincidenza con la citazione di Gianfranco, ma fatelo controllare dal veterinario. Quello che tra i modi di dire è una simbologia, nella realtà della vita potrebbe indicare una patologia causata da un forte stress del vostro amico a quattro zampe.
Mi mancavate, siete sempre magnifici, continuate sempre così….
Bella la foto: coincidenze ed…. “analogie”. Giusta la tua analisi storica e preistorica sulle ragioni climatiche, ambientali e sociali delle migrazioni, “ignorate” da coloro che considerano le attuali immigrazioni come “invasioni epocali”, “non sapendo” che nell’Europa pre-romanica, ad esempio, le migrazioni verso il nostro Continente erano ben più massiccie. Ma senza lo sventolio continuo di questo spettro, gentaglia come Salvini non avrebbero il seguito di allocchi che hanno. Condivido con la stessa amarezza la tua amara ironia sulla trasformazione di Gaza in “località turistica” e sulla prossima colonizzazione economica dell’Ucraina da parte dell’Occidente “democratico”; sono stato, ahimè, buon profeta, quando domandavo ai semplici cittadini fautori della fornitura d’armi al’Ucraina, come essa le avrebbe pagate. E Trump già sta’ presentando il “conto commerciale” agli ucraini; ma è solo l’acconto, perchè con la ricostruzione materiale, economica e morale dell’Ucraina il saldo sarà salatissimo! Mi stupisci sempre positivamente con le notizie storiche e di costume che fornisci su tanti protagonisti della musica mondiale non commerciale.