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A SUON DI MUSICA: BABAR

La Celebre Storia Di Babar In Musica

Francis Poulanc e l’elefantino

 

 ANDREA MUSSO

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≥ La semplice e accattivante storia in cui protagonista è un piccolo quadrupede dai denti d’avorio nasce dalla penna del giovane pittore e poeta parigino Jean De Brunhoff. La prima pubblicazione del racconto risale al 1931 e l’autore, prematuramente scomparso nel 1937 non ancora trentottenne, non poteva immaginare che il soggetto scaturito dalla sua fantasia sarebbe diventato non solo un’icona della letteratura infantile francese, ma avrebbe acquisito pieno diritto di cittadinanza nel novero dei capolavori della grande musica grazie alla maestria di Francis Poulanc. Possiamo apprezzare il felicissimo connubio di due arti che diventano complementari senza sovrapporsi. Ripercorrendo le fasi legate alla genesi dell’opera ci imbattiamo con una situazione assolutamente casuale in cui Jean de Brunhoff crea Babar e la sua storia per addormentare i suoi due figli piccoli. E’ curioso sapere che sul versante musicale si trova a ripercorrere la stessa situazione il musicista francese nato nello stesso anno.

Questa volta al centro dell’attenzione si trova la nipotina di quattro anni affidata alle cure dello zio musicista che cerca senza successo di intrattenerla attraverso la lettura di favole. La bimba infatti non esita a manifestare la sua noia e sorprende lo zio musicista ponendo sul leggio del pianoforte un album di illustrazioni infantili con la pressante richiesta di descrivere musicalmente la storia già molto nota del suo eroe Babar. Senza esitazione Poulanc prende al volo la proposta inaspettata iniziando ad improvvisare accordi che avrebbero in seguito costituito la struttura dell’Histoire per voce narrante e pianoforte. Il maestro viene letteralmente conquistato dalla favoletta che, una volta rivestita della componente musicale, avrebbe ulteriormente catturato l’attenzione di uno stuolo di bambini attraverso varie generazioni. ≤

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≥ La parte musicale assume un carattere rigorosamente accademico ed il pianoforte sottolinea idealmente le avventure del piccolo e paffuto pachiderma che vive da cucciolo la tragedia della morte della mamma per mano di un cacciatore senza scrupoli. La sua fuga in città lo porta casualmente ad imbattersi con la ricca madame che, appassionata di elefanti, lo accoglie generosamente nella sua lussuosa dimora sottraendolo ad una vita di stenti. La vicenda si prepara ad un lieto fine segnato dal ritorno di Babar nella foresta con l’annuncio del suo matrimonio e l’incoronazione a re degli elefanti. Con il contributo di Poulanc, L’“Histoire de Babar”, assume una posizione importante nella storia della musica colta del secolo scorso in cui lo strumento interviene mettendo in atto tutte le sue potenzialità espressive. La scrittura pianistica, concepita in una dimensione già orchestrale, non indulge ad una notevole complessità strutturale in cui il virtuosismo si alterna ad episodi di carattere meditativo con una condotta armonica delle parti che non rinuncia all’uso equilibrato della dissonanza che non si profila mai troppo aspra. Il linguaggio è legato alla tradizione tardo-romantica ed impressionista in cui i maestri di riferimento sono i grandi virtuosi della tastiera dell’ottocento, ma anche Debussy e Satie, figura controversa, ma oggetto di grande ammirazione da parte del nostro autore. Degni di rilievo sono anche i madrigalismi attraverso i quali l’esecuzione pianistica non è mai autoreferenziale, ma pienamente aderente al testo narrativo con la sottolineatura di parole chiave. Il risultato raggiunto manifesta un forte impatto su qualsiasi tipo di pubblico e, nonostante la versione originale sia per voce narrante e pianoforte, si è in seguito rivelata di ottimo effetto la presenza dell’orchestra. La densità armonica della scrittura pianistica porta anche l’ascoltatore non addetto ai lavori ad immaginare l’orchestra e non ci stupisce il fatto che sia stato lo stesso autore a legittimare la trascrizione del proprio lavoro individuando egli stesso il compositore che, a suo giudizio, avrebbe svolto il compito in modo ottimale. Si tratta di un fatto storicamente attestato. Il compositore cui viene affidato l’incarico è Jean Francaix, considerato da Poulanc il migliore orchestratore vivente. Nel 1962 Francaix  consegna una partitura a Poulanc, ne rimane entusiasta al punto da volere che in ogni esecuzione il nome dell’orchestratore comparisse accanto al suo come accade con Musorgskij- Ravel per “I quadri di una esposizione” e che i diritti d’autore di questa versione fossero divisi tra i due in via equitativa. Fra le più significative interpretazioni mi è rimasta impressa quella con protagonista l’indimenticabile Paolo Poli e l’orchestra della RAI, che potete vedere qui. ≤

A Suon Di Musica ritorna giovedì 6 febbraio 2025

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≡ Elaborazioni grafiche e fotografiche di Giuseppe Rissone e tratte da pixabay.com ≡



One Comment

  1. Giuseppe Reply

    La voce di Paolo Poli mi riporta alla mia infanzia, quando a fare televisione non erano personaggi improvvisati oppure usciti dal web, ma attori, cantanti, musicisti di gran valore, ne potrei nominare diversi che portavano, quella cosa che qualcuno disse che con essa non si mangia, la cultura.

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