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TRA UN PASSO E L’ALTRO: CINQUE

Luci E Ombre Sul Cammino..

Salite, esperienze vissute in verticale.

Ricordi che siano stimolo di valori di vita sana.  

 

  GIOVANNI BRESCIANI

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⊕ Negli anni ‘90 ripresi a camminare in montagna ed a fare alcune arrampicate. Ovviamente era necessario l’allenamento e perciò insieme ad alcuni compagni di lavoro, iniziai il percorso progressivamente per affrontare meglio le diverse difficoltà.

Però prima di aggregarmi al gruppo l’amico e compagno Luciano (il più anziano ed esperto), mi fece una richiesta che sul momento ritenni bizzarra: “tirati giù i pantaloni” – cosa?“ “Sì debbo vedere effettivamente i muscoli delle gambe, se sono adatti” – ah, ok! Così fui arruolato”.

Abbiamo fatto diverse salite in tante cime del nostro bel Piemonte e sempre più in alto, così ho acquisito esperienza e maggiore sicurezza.

“Zitto, cammina”, mi é stato detto, perché continuando a salire, parlavo e facevo domande, quindi obbligavo i compagni a rispondere.

“Ma possibile che tu abbia tutto questo fiato e in questi pezzi ripidi, noi stiamo camminando e facciamo fatica a risponderti”.  Io sorridevo, divertito.

Però, nella salita al Gran Paradiso, non ho più sorriso, anzi..

Il gruppo era composto da Luciano, il più esperto, Elisabetta, la sua compagna, Lorenzo ed il sottoscritto – i più assidui – a volte si aggregavano Paolo, Salvatore ed altri colleghi ancora, generalmente le escursioni avvenivano alla domenica.

Dopo aver fatto diverse ascese, imparai anche un po’ ad arrampicarmi sulle pareti, ma non insistetti più di tanto, feci anche diverse arrampicate sulle vie ‘ferrate’ ed ancora con i ramponi camminando sui primi ghiacciai.

Al rifugio “Vittorio Emanuelle II” a mt. 2.735 nella Valsavaranche della Val d’Aosta, ci ero già stato, probabilmente due volte; la prima avevo portato mia moglie e mio figlio, ancora bambino, con i sandaletti di plastica.  Quel giorno, al ritorno, nella discesa a Pont (località di partenza a mt. 1.952) vedevamo frontalmente una luce intensa riflettere nelle sottostanti pareti delle montagne, e non riuscivamo comprendere cosa poteva essere quella fonte di luce così forte, visto che avevamo fatto tardi ed il tramonto era già sceso, poi al piano scoprimmo che erano i raggi del sole che riflessi su una grande Luna piena risplendevano silenziosamente in quella meraviglia naturale della valle. ⊗

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⊕ Nel luglio del ‘97, avendo già adattato il nostro corpo alle alture dei 4.000, decidemmo di salire al Gran Paradiso e quindi pernottare a questo rifugio in quanto anche se più lontano dalla vetta in confronto del rifugio “Federico Chabod”, il ghiacciaio su cui si doveva svolgere parte della camminata era molto più sicuro (così si diceva in quegli anni).

Dopo una notte, per me insonne, alle quattro ci siamo alzati, abbiamo fatto colazione e siamo partiti in mezzo ad una fioca luce, quasi in silenzio come per non disturbare quel paesaggio ancora incantato.

Per una mezz’oretta camminai ancora assonnato ma tranquillo poi iniziavo a sentirmi come stanco, dopo ancora quando cominciammo a salire più verticalmente non avevo forze, non ce la facevo e decidemmo di fermarci per ritemprarci, purtroppo una pausa che non é stata utile. Riprendendo il cammino andavo sempre più lento, gli occhi mi si chiudevano e quasi non vedevo dove mettevo i piedi, i passi sempre più corti. Gli amici avevano pensato di fermarsi nuovamente ma ho detto loro che sarebbe stato inutile (come prima) e ho chiesto la cortesia di rallentare l’andatura però proseguendo. Quella strategia ebbe successo e quando abbiamo superato il canalone poco per volta mi son ripreso e poi su, quasi in vetta già sembravo un grillo.

Però ho fatto preoccupare i compagni, camminare con un andatura lentissima tanto che in alcuni tratti ingombravamo il passaggio, in quanto in quelle prime ore quella “via” sembra l’autostrada degli alpini, perché sono numerose le persone che salgono da quel percorso, ed io con il mio strano malessere e la conseguente lentezza bràdipa, ho intasato diversi passaggi di comitive.

Così “Gurekian” come ero stato soprannominato da Elisabetta, stava per non farcela e rovinare di conseguenza l’ascesa agli amici, perciò anche la mia agilità e la mia capacità respiratoria furono messe duramente alla prova in quella giornata, potevo aver delle complicanze serie, per fortuna di tutti mi ripresi e potemmo goderci quella spettacolare veduta nel “Gran Paradiso delle Alpi Graie” e scendere serenamente a Pont Valsavarenche.  Peccato che non sentendomi bene, non ho un reale e completo ricordo della salita, non solo dal punto di vista alpinistico ma nell’insieme di quanto é ammirabile nel percorso.

Cito per curiosità i riferimenti del soprannome affibbiatomi dall’amica Elisabetta:  Ohannés Gurekian nato a Costantinopoli da genitori Armeni nel 1902, fu Ingegnere e Alpinista italiano, fu nominato commissario straordinario della sezione di Agordo del Club Alpino Italiano. È stato considerato un pioniere del moderno alpinismo delle Alpi orientali. Quindi, per me inizialmente diffidente, ignorando il personaggio, apprendendo queste notizie ho ritenuto di essere molto onorato per questo appellativo!  Evviva l’amicizia montanara..

Ora, seduto alla scrivania digitando, sulla tastiera del computer, questi ricordi e cercando fra le tante fotografie cartacee fatte nelle diverse escursioni e tra le molte archiviate nei dischi del computer, mi vien da pensare se questo passato che per me é stato utile per la mia salute, per il mio vivere ed essere, per acquisire conoscenze, per vedere quanto di bello abbiamo attorno – sia utile in primis per mio figlio, perché ne faccia tesoro affinché possa fare ed avere altrettante ed ancor più esperienze personali, per vedere oltre l’orizzonte, per crescere nella sua personalità, per arricchire il proprio bagaglio culturale.

E, seppur la mia cultura sia un “tantino” limitata, o meglio “parecchio” limitata, così umilmente vorrei essere altrettanto utile a quanti leggono questo mio scritto, che nonostante la sua semplicità vuol esprimere l’accortezza di non essere spavaldi del proprio sapere per quanto abbiamo vissuto e sperimentato, perché siamo umani e il più delle volte non perfetti (per esempio: la mia indisposizione in quella prima mattina), tanto abbiamo e sempre da imparare.

Volgiamo quindi lo sguardo dalle belle e alte cime, silenziosamente ammiriamo il nostro pezzettino di pianeta e a volte, quando non ci é possibile, limitiamoci serenamente ad osservare le belle cime dal basso; apprezziamo comunque quanto di bello ci é dato della natura di vedere e godere. ⊗

TRA UN PASSO E L’ATRO ritorna sabato 21 giugno

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≡ Elaborazioni grafiche di Giuseppe Rissone – Foto di Giovanni Bresciani ≡



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