… il paziente è morto
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Questo caso mi accadde un sabato notte, ai tempi dell’ambulatorio. Ero reduce da una cena con amici e mi stavo appunto domandando, essendo l’una di notte, se fosse il caso di seguire la compagnia cantante e recarmi in discoteca pure io o andarmene a dormire. Lo stomaco era pieno, gli amici un tantino bevuti, “quell’aria ruffiana e leggera del sabato sera…” che, detto per inciso, mi ricorda la televisiva fanciullezza passata a fantasticare le cosce da soubrette di Loretta Goggi. O era Heather Parisi? Non ricordo con precisione. Quello che mi ricordo è che avevo l’impressione che quel tempo là non dovesse finire mai, negli anni di Canzonissima, e poi… Fantastico, Superfantastico, e il Bolero Teletutto, e la TV Svizzera e TV Capodistria, e i Giochi Senza Frontiere d’estate, sintomi fortemente premonitori di un’Europa unita, e tutti i riti del casalingo sabato sera.
Ed invece tutto finisce, tutto passa. Ricordo anche ciò che mi ha confidato un mio cliente, che ha venticinque anni più di me, ed in quei tempi là era un bel pezzo di marcantonio, uno che ha fatto sospirare e versar lacrimucce a tante signorine (o signore). Costui aveva casualmente conosciuto in villeggiatura una soubrette e, tra una registrazione e l’altra, si davano appuntamento nell’entroterra ligure, dove lui aveva preso in affitto una villetta per l’occasione. La favola andò avanti per circa un anno e poi tutto, improvvisamente come era iniziato, ebbe fine. Un giorno che ero andato a vaccinare i suoi cani da caccia, mi offrì da bere e mi tirò fuori, sul tavolo della cucina, tanto di lettere e fotografie. I ricordi delle belle avventure passate sono già una gran cosa… per chi ha la fortuna di averli, …ma ancor più se tali ricordi sono condivisi con qualcuno… Ma …chiedo venia… “quell’aria ruffiana e leggera del sabato sera” ha inopinatamente aperto un “file” che giaceva nella mia memoria ormai sotterrato da due dita di polvere di stelle…
Veniamo al dunque. Quel sabato, anzi quella domenica mattina all’una il mio apparecchio risuonò e risolsi così all’istante il dilemma su cosa fare. Mi recai presso un altro ristorante, gestito da amici. Tra parentesi posso dire, grazie alla frequentazione educata dei bar e ristoranti vari del circondario, di aver avuto nell’arco degli anni in cura gli animali di quasi tutti i loro proprietari .
Nel cortile retrostante la trattoria una rottweiler femmina giaceva sdraiata su un grosso lettino, ma il suo parto si presentava estremamente laborioso. La povera bestia era stremata per il tanto spingere, per i premiti del travaglio che l’avevano sfiancata. Quella femmina presentava un pelame nero e lucente ed era evidentemente ben pasciuta. Sicuramente, vivendo nel cortile dietro la trattoria, beneficiava degli abbondanti avanzi della grande cucina ed uno strato di grasso arrotondava tutte le sue curve. Ma il suo aspetto dimesso, dovuto al venir meno di qualsiasi forza reattiva, i suoi occhi neri e dolci che mi guardavano dal basso verso l’alto con un misto di deferenza ed implorazione, ormai incavati nelle occhiaie svuotate dalla sofferenza, riarse da una febbre intensa, le bave appiccicose dalle labbra cascanti, mi dicevano che la situazione era tutt’altro che favorevole. Dopo averle parlato con dolcezza, accarezzata la sua pancia dolente, e conquistata la sua fiducia, con gli arti divaricati si abbandonò rilassata.
Lady, questo era il suo nome, mi diede carta bianca, consentendomi di verificare il passaggio del canale del parto.
Mi accorsi subito che nella discesa verso la luce due cuccioli avevano impegnato contemporaneamente lo spazio limitato che consentiva di passare, sì, ma uno alla volta. Il risultato era che nessuno aveva potuto uscire e che la bestia, dopo aver tanto sforzato, si era sfinita. Feci presente la situazione al proprietario della trattoria, il quale aveva chiuso da poco la cucina dopo un sabato sera particolarmente impegnativo. Tutti eravamo stanchi e loro, presi dalla foga del lavoro ai fornelli accesi nelle ore di punta e dalla gente seduta in sala da servire, a tutto avevano pensato fuorché alla cagna. La faccenda si presentava complessa e la bestia non spingeva più. Decisi per il taglio cesareo da farsi subito. Telefonai al mio collaboratore e lo buttai giù dal letto.
– SVEGLIA!! C’è una cagna da operare. E’ un parto. Una rottweiler molto stanca. Tròvati dall’ambulatorio tra una ventina di minuti. Io adesso mi trovo alla Costamagna di Lequio Tanaro. Il tempo di caricare la bestia sulla vettura e di portarla lì.
Dissi al proprietario: La vedo male. Una bestia molto robusta e giovane, non dovrebbe essere con le batterie a terra come questa qua. – e poi aggiunsi: Quando ha iniziato a prepararsi al parto? Oggi pomeriggio. Ho visto che era molto agitata. Poi si è coricata. E poi, noi ,ecco… Eravamo tanto impegnati con la cucina, le prenotazioni, al sabato pomeriggio… Capisco – dissi io – anche se non ero pienamente d’accordo – avreste però potuto telefonarmi prima…. Prima dell’ora di cena, intendo… Lui per tutta risposta allargò le braccia.
Caricai la rottweiler sedata sulla vettura e raggiunsi l’ambulatorio. Tirai su la serranda del locale che erano quasi le due di domenica mattina e accesi tutte le luci. L’assistente alacremente rasò l’addome dal pelo e preparammo tutto l’occorrente per l’intervento. Quando mi trovai con l’addome aperto uno spettacolo non proprio piacevole era davanti ai nostri occhi: una sottospecie di “paella catalana” con tutto il riso bianco in padella inframezzato da cozze nere e vari pezzetti di pesce rosso, rosa o grigio. Il sacco dell’utero ripieno era già strappato, ed anzi, tutto lacerato. Era difficile capire dove finiva l’utero e iniziavano i molli intestini. I cuccioli di colore nero erano parzialmente disfatti e brandelli di pelle nera vagavano in mezzo alle anse intestinali. Le testoline nere di cinque cuccioli in avanzato stato di decomposizione, le zampette sparse, le codine, insieme a brandelli di placente verdastre, si trovavano frammiste al fegato e intestini della madre. Ciuffetti di pelo nero sporcavano qua e là l’addome. Il fatto che i cuccioli fossero tutti morti ed in stato di decomposizione mi diceva senza ombra di dubbio che erano morti almeno quattro giorni prima. Inoltre due di quelli stavano impegnando contemporaneamente il canale del parto. Non era possibile sapere però se la morte dei piccoli fosse avvenuta prima della rottura del sacco uterino o viceversa. Era evidente che la bestia, seppur giovane, non si reggesse più in piedi, arsa dalla infezione addominale ormai diffusa. Impiegammo più di un’ora ad asportare tutto ciò che si poteva e doveva asportare, dopodiché inondai la cavità addominale di antibiotico ed antinfiammatorio per contrastare la peritonite. Fornite le dovute spiegazioni al proprietario, la cagna fu trattenuta in osservazione , ma alla sera della domenica Lady era già morta.
N.d. R. La foto inserita in questo articolo non è riferita alla protagonista della storia.
Foto di copertina: Laura Rissone
Il Curioso Mondo Degli Animali ritorna in autunno
La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti





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