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IL MONDO IN PAROLE POVERE

Un’Isola Con-divisa

Haiti e Repubblica Dominicana: Due nazioni, un’isola

 

 RINO SCIARAFFA

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Quest’isola è stata la prima colonia europea nel Nuovo Mondo subito dopo la scoperta di Cristoforo Colombo a seguito dei suoi viaggi fra il 1492 ed il 1493. E’ la seconda isola per superficie delle Antille, solo dopo Cuba però risulta essere una delle più popolose della regione. Nonostante condividano l’isola di Hispaniola nei Caraibi, Haiti e la Repubblica Domenicana hanno sviluppato identità profondamente diverse. Il nome dell’isola ebbe diverse evoluzioni. I nativi locali la chiamarono Ayiti che significava “terra delle alte montagne” o “terra montuosa”, che in effetti corrisponde proprio alla conformazione geografica della parte occidentale dell’Isola, denominata proprio Haiti. Ma tutta l’isola per intero, dai nativi locali veniva chiamata anche Quisqueya, che significava “madre di tutte le terre” o anche Bohio, che significava “casa” o “dimora. Questi due nomi parlano di come l’uomo interpreti il proprio territorio o il proprio luogo di origine come un punto originario di tutto che diventa “madre” nella dimensione generatrice e “casa” nella dimensione protettrice. Chi la occupò, con la forza, cambiò un nome ed una prospettiva. Gli europei avevano già una “casa” ed una Patria (che deriva da Pater, padre) e per questo il “nuovo” per loro lo ribattezzarono con il nome della propria dimora di partenza: Cristoforo Colombo la chiamò La Española, in spagnolo, letteralmente “l’isola spagnola”. Una terra nuova divenne terra di proprietà, da terra madre che genera divenne terra “pater” che governa. Questo nome, nelle mappe internazionali, lette in più lingue europee divenne, latinizzato, Hispaniola.

Nonostante questa definizione cartografica serviva anche una denominazione religiosa, pertanto l’isola fu spartita in due aree: la parte occidentale francese era conosciuta come Saint-Domingue, mentre la parte orientale spagnola continuava a essere chiamata Santo Domingo, uno stesso “santo” che superò l’idioma spagnolo e si divise, come unico “protettore”, di due imperi coloniali spesso in guerra fra loro. Per fare un passo indietro nella storia ricordiamo che nel 1697, con il Trattato di Ryswick, la Spagna cedette la parte occidentale (l’attuale Haiti) alla Francia. Questa separazione avviò percorsi storici divergenti: Santo Domingo rimase sotto influenza spagnola, mentre Haiti divenne una colonia francese. Successivamente Haiti ottenne l’indipendenza nel 1804 dopo una rivoluzione degli schiavi guidata da Toussaint Louverture e Jean-Jacques Dessalines, diventando la prima repubblica nera indipendente nelle Americhe. Di questa storia vi ho raccontato qualcosa, nel mio precedente racconto dello “Schiavo-Re”, che trovate in questo mio spazio dentro il blog. La Repubblica Dominicana raggiunse l’indipendenza più tardi, nel 1844, dopo periodi di dominazione haitiana e riconquista spagnola. Una suddivisione culturale che permane fino ad oggi in cui Haiti mantiene forti influenze africane, visibili nella religione (vudù) e nelle tradizioni culturali. La Repubblica Dominicana ha una cultura più marcatamente ispanica, con significative influenze taino e africane. La musica dominicana è nota per merengue e bachata, mentre Haiti ha sviluppato stili come compas e rara. Anche di questo vi ho narrato qualcosa nei miei precedenti racconti, che se vi fa piacere potrete ritrovare nella “mia” rubrica dentro questo progetto collettivo. ⊗

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⊕ Una stessa isola, qualche migliaio di chilometri complessivamente e due realtà sostanzialmente differenti. Oggi voglio raccontarvi una delle pagine più tristi della storia di quest’isola. Nell’ottobre del 1937, la frontiera tra Repubblica Dominicana e Haiti fu teatro di uno degli episodi più tragici della storia caraibica. Sotto gli ordini del dittatore Rafael Leónidas Trujillo, l’esercito dominicano e gruppi di civili armati avviarono una campagna di sterminio contro la popolazione haitiana residente nelle zone di confine. Questo massacro, conosciuto in spagnolo come “El Corte” (Il Taglio) o “Masacre del Perejil” (Massacro del Prezzemolo). Questo secondo nome, così cinico (non me ne voglia il prezzemolo), prese il nome dal metodo utilizzato per identificare le vittime. I soldati dominicani sottoponevano i sospetti haitiani a una prova linguistica, chiedendo loro di pronunciare la parola “perejil” (prezzemolo). La pronuncia della “r” risultava difficile per i madrelingua creoli haitiani, rivelando così la loro origine. Sotto la pronuncia della parola “prezzemolo”, in pochi giorni, migliaia di uomini, donne e bambini di origine haitiana furono massacrati con machete, baionette e armi da fuoco, in cui, le cifre ufficiali parlano di circa 20.000 morti, ma altre stime le fanno arrivare a 30.000 persone.

Le motivazioni di Trujillo per questo massacro furono molteplici. Il dittatore era noto per il suo nazionalismo estremo e per le politiche di “blanqueamiento” (sbiancamento) della popolazione dominicana. A tale scopo promuoveva un’ideologia anti-haitiana basata su presunti contrasti razziali, culturali e religiosi. Gli haitiani rappresentavano, ai suoi occhi, una “contaminazione” della cultura dominicana di origine spagnola. Anche in questa tragedia rientra il “santo” dell’isola, perché questo nome ritorna nel processo politico che Trujillo applicava ovvero quello di “dominicanizzare” l’isola eliminando una parte che lui riteneva non “domenicana”. Un nome ispanico “Domingo” ed uno francofono “Saint-Domenigue” che non evitò un fratricidio isolano. Nuovamente un colore della pelle, una lingua ed un territorio sono la causa ancora oggi di un trauma collettivo, di tensioni etniche che influenzano la politica e la società dominicana e haitiana fino ai giorni nostri. ⊗

IL MONDO IN PAROLE POVERE ritorna sabato 24 maggio 

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≡ Elaborazioni grafiche di Giuseppe Rissone – Foto tratta da Di ILA-boy – Opera propria, GP ≡



 

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