Per Un’Etica Della Chiacchierata Digitale
Non smarriamo le altrui sensibilità
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Siamo sempre più sofferenti delle nostre solitudini e, a seconda dei casi, delle debolezze che ne sono la causa o gli effetti. Allora ci alziamo la mattina abbastanza disperati ed inviamo ai nostri amici o presunti tali un buon martedì! Oppure il 25 aprile puntuale parte la Buona festa di Liberazione. Non so se importi davvero una risposta al nostro “io esisto”. Trovo però paradossale aggrapparsi ad un social digitale che, se non utilizzato consapevoli della sua estrema parzialità espressiva – di fredda virtualità, non dialogante, spesso non accompagnata da stimoli sensoriali (*) – rischia di invilupparci in una spirale di isolamento sempre più profondo.
Se voglio salutare qualcuno, fare gli auguri, non sarebbe meglio una telefonata o combinare con un sms di incontrarsi? Ne beneficerebbe anche l’autenticità del proposito. Più complessa e delicata la questione riguardante la chat di gruppo. Sappiamo che essa viene costituita fra più soggetti che, non potendosi incontrare agevolmente e spesso nemmeno si conoscono, formano una “piazza virtuale” a loro riservata e per una ben delineata finalità. Ad un amministratore tocca il compito a volte ingrato di accogliere nuovi ospiti e di far rispettare a tutti i confini di quella finalità, pena l’espulsione.
Quindi è bene tener presente che, non trovandosi gli utenti in presenza come su una vera piazza, a guardarsi negli occhi, ad ascoltarsi, a recepire la “chimica” di una/o verso l’altra/o, le regole di ingaggio sono ben più stringenti, nel rispetto delle “sensibilità” e delle idee di tutti. Perché sia consolidata la sua esclusiva funzione di mezzo comunicativo digitale e non di fine, la regola aurea da seguire, contrariamente a chi ne trae lucro commerciale e/o politico, è che non può esistere o essere agevolata o addirittura imposta “Una” sensibilità omogeneizzata.
Siamo sempre più sofferenti delle nostre solitudini e, a seconda dei casi, delle debolezze che ne sono la causa o gli effetti. Allora ci alziamo la mattina abbastanza disperati ed inviamo ai nostri amici o presunti tali un buon martedì! Oppure il 25 aprile puntuale parte la Buona festa di Liberazione. Non so se importi davvero una risposta al nostro “io esisto”. Trovo però paradossale aggrapparsi ad un social digitale che, se non utilizzato consapevoli della sua estrema parzialità espressiva – di fredda virtualità, non dialogante, spesso non accompagnata da stimoli sensoriali (*) – rischia di invilupparci in una spirale di isolamento sempre più profondo.Se voglio salutare qualcuno, fare gli auguri, non sarebbe meglio una telefonata o combinare con un sms di incontrarsi? Ne beneficerebbe anche l’autenticità del proposito. Più complessa e delicata la questione riguardante la chat di gruppo. Sappiamo che essa viene costituita fra più soggetti che, non potendosi incontrare agevolmente e spesso nemmeno si conoscono, formano una “piazza virtuale” a loro riservata e per una ben delineata finalità. Ad un amministratore tocca il compito a volte ingrato di accogliere nuovi ospiti e di far rispettare a tutti i confini di quella finalità, pena l’espulsione.
Quindi è bene tener presente che, non trovandosi gli utenti in presenza come su una vera piazza, a guardarsi negli occhi, ad ascoltarsi, a recepire la “chimica” di una/o verso l’altra/o, le regole di ingaggio sono ben più stringenti, nel rispetto delle “sensibilità” e delle idee di tutti. Perché sia consolidata la sua esclusiva funzione di mezzo comunicativo digitale e non di fine, la regola aurea da seguire, contrariamente a chi ne trae lucro commerciale e/o politico, è che non può esistere o essere agevolata o addirittura imposta “Una” sensibilità omogeneizzata.
Per fare un esempio attingo dalle espressioni dell’art. 3 Costituzione: “sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”. Esse capitolano i c.d. dati “sensibili” di una persona, tra l’altro soggetti ad un regime speciale di tutela della privacy.
Se si crea una chat che ha come scopo lo scambio di informazioni sui rapaci notturni, potrà essere il 2 di marzo o il 2 di giugno o altro giorno ma, oltre a non rendermi inopportuno discorrendo delle mele giapponesi, dovrò guardarmi bene dall’esprimere in qualsiasi forma la benché minima sfumatura di pensiero su quelle tematiche personali: proprio perché non conosco i sentimenti di altri iscritti, anche di uno solo di essi, i quali -pur essendo concordi che l’allocco non è affatto stupido- ben possono pensarla diversamente da me su questioni che toccano la rispettiva opinione e/o status “sensibile”. Se non a rischio di scatenare su una chat collettiva un profluvio di messaggi, che puntualmente ne trascendono la finalità, spesso scadendo in una straniante “guerra” a strapparsi una vana ragione.
Se si crea una chat che ha come scopo lo scambio di informazioni sui rapaci notturni, potrà essere il 2 di marzo o il 2 di giugno o altro giorno ma, oltre a non rendermi inopportuno discorrendo delle mele giapponesi, dovrò guardarmi bene dall’esprimere in qualsiasi forma la benché minima sfumatura di pensiero su quelle tematiche personali: proprio perché non conosco i sentimenti di altri iscritti, anche di uno solo di essi, i quali -pur essendo concordi che l’allocco non è affatto stupido- ben possono pensarla diversamente da me su questioni che toccano la rispettiva opinione e/o status “sensibile”. Se non a rischio di scatenare su una chat collettiva un profluvio di messaggi, che puntualmente ne trascendono la finalità, spesso scadendo in una straniante “guerra” a strapparsi una vana ragione.
È questione di etica e soprattutto di rispetto per gli altri frequentatori di una piazza che, in quanto luogo di ascolto impalpabile, non può essere ricettacolo di personali suggestioni da “imporre” in un perimetro che si ritiene, a torto, una specie di confort zone dalle proprie angosce. Oltre ad esprimerci a mezzo dei personali account social, bradipodiario per sua natura accoglie il libero pensiero; o piuttosto rivolgiamo le nostre emozioni in una passeggiata all’aria aperta, ditelo agli alberi che “sentono” più di certi umani; gli enti civici e le onlus aspettano volontari per momenti di dialogo con gli stranieri in difficoltà; e se proprio ben determinati, fatevi promotori voi di una chat sui valori della nostra civiltà o altra a piacere.
Qui è insomma il grande limite (o meglio, l’inganno) del messaggio digitale: di non poter mai riprodurre l’antica agorà, esclusivo luogo di autentica libera partecipazione.
(*) Anticipo l’osservazione: è chiaro che per chi è affetto da qualche minus psico e/o fisico di rilievo il ragionamento va modulato. ⊇
FUORI LUOGO ritorna sabato 26 luglio
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≡ Elaborazioni grafiche Giuseppe Rissone – Fotografia di Gian Michele Spartano ≡





Come tutti gli strumenti umani, i mezzi non sono mai esclusivamente negativi o positivi: è l’uso che ne facciamo che opta per uno o l’altro dei versanti.
Certo tale messaggistica è ideale per comunicazioni brevi e rapide, ma ciò non preclude che essa sia significativa. Siamo noi a rendere i messaggi “non dialoganti”, quando usiamo tono e parole generiche, neutre e peggioriamo la situazione con emoticon ambigui e sibillini. Vogliamo poi parlare della politica del ” do not disturb me”, di cui alcuni sono assoluti idolatri? Leggono i messaggi quando vogliono e se vogliono, non rispondono alle domande poste , lasciandole sospese. Insomma i messaggi sono un mezzo, gli scriventi ne determinano la vacuità o l’efficacia. Allora non demonizziamo gli SMS, bensì chi non sa comunicare tramite la scrittura.
Absit iniuria verbis. Maria
Grazie Maria per le tue osservazioni, fa piacere che qualcuno manifesti un sussulto su questo delicato argomento. Nessuno demonizza nulla qui, ci siamo presi il permesso di dare qualche indicazione su uno strumento comunicativo che mai e poi mai potrà ritenersi sovrapponibile a quello che madre natura ci ha fornito in presenza, col concorso di tutti e 5 i sensi. Qui c’è solo uno script “digitato”.
Consapevoli di questo, non ci resta che utilizzare tale mezzo con autodisciplina, umiltà a seconda delle abilità di ciascuno; e comunque ENTRO LE REGOLE del rispetto altrui e del gioco che ci siamo dati.
Un saluto
Devo riconoscere che non si può che essere d’accordo con queste precisazioni. Bene. L’importante è solo chiarirsi. Saluti.