Il valore poetico e musicale della Lauda
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Gli ottocento anni che decorrono dalla morte di Francesco d’Assisi ci inducono a riflettere sulla scelta di predicare unendo spiritualità e musica in lingua volgare. Il santo occupa dunque un posto unico nella storia avendo dato un contributo significativo alla lingua ed alla musica. Nasce pertanto un componimento dal carattere fortemente innovativo: la Lauda. Il significativo punto di forza consiste nella lode espressa in volgare in forma strofica attraverso il canto. La musica rappresenta la “perfetta letizia” nella dialettica francescana e costituisce uno strumento efficace per coinvolgere una moltitudine di individui che ormai non utilizzavano più il latino come canale di comunicazione. Il prototipo più autentico della lauda è identificabile nel “Cantico delle creature”, testo che oggi si apprezza per il contenuto denso di spiritualità, ma anche per la struttura metrica che lo caratterizza. Si tratta di una prosa ritmica che si presta in modo mirabile ad accogliere una melodia per creare un vincolo indissolubile tra testo e musica.
Le fonti francescane testimoniano che lo stesso autore compose il canto e lo insegnò ai frati rendendoli partecipi in modo immediato. Purtroppo della melodia originale si sono perse le tracce, tuttavia rimase l’impatto e detenne il merito di diffondere la musica sacra in volgare. Il canto diventa dunque parte integrante della predicazione e Francesco vuole che il sermone si concluda con l’intervento vocale dei frati da lui designati e definiti opportunamente “giullari del Signore”. La musica non è tuttavia considerata una forma di pura esibizione, ma uno strumento autentico di evangelizzazione. Uno degli esecutori prediletti fu Fra Rufino. Occorre però prestare attenzione al fatto che, secondo le fonti, il titolo di esperto sarebbe stato attribuito non a lui, bensì a Frate Pacifico che, prima della conversione, era stato un celebre trovatore. Le due figure preposte all’arte dei suoni sono perfettamente compatibili perché Rufino rappresenta la musica che scaturisce dalla contemplazione, mentre Pacifico esprime la dimensione sonora che trae origine dalla tecnica e dal talento messe al servizio della fede.
Dopo la morte di Francesco la Lauda trova ampia diffusione perché è facile da imparare e da eseguire in coro. La forma è molto simile alla ballata in cui strofa e ritornello si alternano con un ritmo accattivante che richiama perlopiù un movimento di danza. Le esecuzioni cominciano anche ad avvalersi dell’uso degli strumenti musicali più comuni come la viella, il tamburello ed il flauto dritto. Talvolta si introducevano alcuni brevi interludi strumentali per arricchire l’esecuzione e valorizzare la ripresa della strofa. La presenza degli strumenti all’interno del genere sacro costituisce una autentica svolta perché l’ortodossia cristiana fino a quel momento consentiva che la lode venisse espressa attraverso le sole voci. Dopo l’anno mille gli strumenti musicali aumentano di numero e probabilmente migliorano l’intonazione. Un ulteriore aspetto importante consiste nella forza inclusiva del componimento che non era riservato a professionisti, ma opportunamente calibrato per animare gli incontri spirituali alternativi alla liturgia ufficiale come le processioni e le riunioni di preghiera. Le melodie dei componimenti di lode sono pervenute ai nostri giorni attraverso importanti raccolte manoscritte dette laudari. Tali testimoni rappresentano una documentazione importante in quanto segnano il passaggio dal canto monodico (come nel laudario di Cortona) a strutture polifoniche più complesse in epoca rinascimentale.
Occorre poi riflettere in ultima istanza sull’eredità culturale lasciata da Francesco. La lauda ed il “Cantico delle creature” hanno gettato le basi delle sacre rappresentazioni e, nei secoli successivi, l’esile struttura di questi componimenti spirituale influenzerà l’oratorio di San Filippo Neri. In tempi molto più recenti il medioevo è stato oggetto di rivisitazione ed il personaggio di Francesco rimane attuale ascoltando “Fratello Sole e Sorella Luna” di Riz Ortolani attraverso la voce di Claudio Baglioni, per non parlare di Angelo Branduardi che si è dimostrato essere l’erede moderno più autorevole e fedele della tradizione laudistica francescana.
Immagine di copertina: Andrea Musso
A Suon Di Musica: ritorna lunedì 13 aprile 2026
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