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Saldi Estivi

Percorsi alternativi alla ricerca di vuoto

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Rari, coraggiosi bradipofili di questa rubrica, che di politica & dintorni ha la pretesa di occuparsi, siamo all’ultima battuta prima delle meritate vacanze estive; che sia per tutti effettiva “vacanza”, un periodo di vacuità, di… vuoto, oso augurarvi.
Diamo un segno solitamente negativo all’assenza, alla mancanza di un qualcosa che immaginiamo obbligatorio alle nostre esistenze, se il tempo appena appena allenta il giogo tirannico del dover fare. Tale è la frenesia del nostro agire – a volte coatti su più fronti – che l’approssimarsi di uno spazio sospeso ci inquieta…”cosa sarà di me, ora interamente mia/o”? Ed oggigiorno Efesto (1), che tiene spavaldo un piede sul collo di Psyche (2), coi suoi incredibili e feroci progressi fa tutt’altro che facilitare una visione nitida del puzzle che è la nostra vita,  quantomeno di indicarcene i tasselli mancanti o ammonirci su quelli fuori posto. Così Efesto, sempre lui, non attende che una soluzione giunga da noi stessi, ma incalzante avanza imponendo i suoi sofisticati congegni al pensiero critico, unica dotazione del tutto umana teoricamente rimastaci.

Se quindi, sotto questa prematura torrida estate proprio non ce la fate ad abbandonarvi alle seduzioni di Aergia (3) e provate vertigine da horror vacui, mi permetto di segnalare tre “fatiche”, tre itinerari multiformi e mi perdonerete se non vi comprendo gli imminenti saldi estivi.

 

Il primo ci porta a Cherasco. Attraversato l’Arco del Belvedere che preannuncia lo spettacolo “marino” della Langa, si prosegue per la maestra via Vittorio Emanuele, entriamo nelle fresche stanze di Palazzo Salmatoris, dove i fili della storia e del mito si sono intrecciati a suggellare questa località come autentico presidio di “pace”. Qui sono stati infatti siglati: nel 1631 il trattato che pose fine alla guerra di successione dei territori di Mantova e del Monferrato, estinto il ramo principale dei Gonzaga; e nel 1796 quello che sancì la vittoria della Francia napoleonica sul Regno di Sardegna, dando così la stura alla campagna d’Italia del Bonaparte.
Ma il luogo che più ci deve interessare è il “Gabinetto del Silenzio” e non tanto perché si narra che vi abbia trovato riparo la Sacra Sindone nei giorni dell’assedio francese del 1706; è una stanza affrescata mirabilmente dal pittore locale Sebastiano Taricco, che pare abbia tratto ispirazione dalle lunghe discussioni fra il padrone di casa Carlo Amedeo Salmatoris di Roussillon ed il suo più illustre ospite, Vittorio Amedeo II, primo re sabaudo: denominatore comune per questi prìncipi-soldati… guarda un po’…, l’utilità del silenzio come tattica politica e diplomatica. E così ammiriamo la sintesi di Pitagora “Aut sile, aut affer, meliora silentio” (Taci a meno di pronunciare parole più valide del silenzio): ammonisce che il silenzio non è rinuncia alla comunicazione ma è premessa di utile conoscenza. E poi un Re, antesignano dei “No Kings!” antitrumpisti, Salomone: “os lubricum operatur ruinas” (una bocca infida causa la rovina), ci indica che il profferire malvagità o espressioni sconsiderate non può che preparare alla catastrofe; e si continua col poeta classico Simonide di Ceo e la virtù della misura (“A nessuno è di danno l’aver taciuto, nuoce però essere uno scrigno”). Su tutti forse spicca la saggezza di Seneca, con l’invito al dominio di sé (“minimum cum aliis loqui, plurimun secum“), ci suggerisce di limitare all’indispensabile il discorrere con gli altri e molto molto di più con sé stessi.

 

Abbiamo citato solo alcuni dei sapienti preferiti dai Savoia, perché si deve passare al secondo viaggio, quello che con sorpresa propone un signore americano di tutta l’America, arrivato a Roma per fare il capo di della Chiesa cattolica: si è messo pure a far politica, quella vera, inaccessibile altrove e l’ha scritta nella sua prima enciclica “Magnifica Humanitas“. Il profilo sociale che pervade l’intera lettera si capisce anche perché il vostro scriba avrà girato almeno una decina fra chiese e cattedrali di Piemonte e Liguria, non trovandoci una, dico una copia di questo opuscoletto (ed. Vaticane, pp. 231, € 2,90), che contiene – se letto con una lente laica – il più chiaro e completo programma che qualsiasi movimento politico che si proclami “progressista” dovrebbe aver introiettato nel proprio DNA. Sì, perché se si ascolta la TV e si leggono i titoli dei giornaloni, pare che essa tratti unicamente delle ricadute globali dell’uso delle nuove tecnologie ed in particolare di I.A.; in realtà tale argomento fa da pretesto per una disamina complessiva delle dinamiche delle società contemporanee, denunciandone le diseguaglianze, il potere che le soggioga e la subalternità della politica a chi detiene ricchezza e dominio sui data.

Beni comuni, democrazia, dialogo, diritti umani non trattabili, ecologia della comunicazione, giustizia nella pace (disarmata), più Stato e meno privato, condivisione della responsabilità, sussidiarietà, verità, sono le espressioni-cardine che vi ricorrono; e ri-tracciano un percorso concreto sul da farsi per quell’alleanza fra le forze democratiche, liberali e socialiste che nel secolo scorso stava per compiersi; fu questo il lento viatico di due statisti, Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, le cui premature scomparse e le trame solcate di conseguenza hanno riportato le lancette del compimento della Costituzione al suo punto di partenza. Chi ci governa è lì ad attestare ed a perpetuare lo status quo, pasolinianamente fascista.

 

Terzo ed ultimo giro: comodamente su una poltroncina di qualche illuminata cine-rassegna estiva, vi inviterei a vedere “Yellow letters“, Orso d’Oro al festival di Berlino 2026. Vi basterà una porzione della vostra mirabile rete sensoriale, liberata dal logorio dei giorni consueti, per ammirare un affresco di vita “integrale” del geniale regista İlker Çatak (conosciuto nel 2023 con La sala professori): non solo – e direi non tanto – la consueta vicenda di oppressione autoritaria del libero e colto pensiero, di cui la maggiore critica produce una tale eco che sminuisce la portata significante della pellicola; ma dei suoi riverberi sulla vita privata ed intima di una coppia. Che venga raccontata al gusto dell’autocrazia turca o dell’ordoliberismo (4) tedesco (qui l’ibrida personalità dell’autore, nato a Berlino Ovest ma di origini ottomane, è decisiva nell’intuizione) nulla ed assolutamente nulla potrà evitare di riconoscerci nell’irriducibile “caduta” umana, retaggio e del vissuto “maschile” (ultima scena teatrale del personaggio Aziz) e della falsa emancipazione “femminile” raccattata dalla ex moglie Derya.

 

Lo so… non sono esattamente placide pedalate sul lungo-Adriatico, ma di certo ossigeneranno la zucca per le prossime minestre. Buona estate.

 

(1) Il dio della tecnologia nel mondo antico. Forgiava all’interno di un vulcano armi e gioielli per gli altri dei.
(2) Sempre nella mitologia greca è la dea dell’anima, protagonista della storia d’amore con il dio Amore.
(3) La dea minore dell’ozio e della pigrizia, da “A”->senza e “ergon”->azione
(4) È così definito il sistema economico perseguito in Germania dagli anni 30 del ‘900: al libero mercato si interpone l’intervento regolatorio statale su concorrenza, monopoli e stabilità monetaria.

 

Foto di copertina: Gian Michele Spartano

Tempio Aperto ritorna in autunno

 

La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti

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