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Vincenzina Ed Enrico

Fotografie per immaginare la storia di chi è ritratto

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Nell’ambito delle attività del laboratorio Ragnatela Di Parole Scritte – che si svolge presso l’Associazione Arcobaleno di via Virle 21 a Torino– nelle scorse settimane il gruppo delle partecipanti e dei partecipanti ha lavorato su fotografie di uomini/donne a loro sconosciuti su cui hanno dovuto scrivere una storia basandosi sullo sguardo, sui vestiti, sulla pettinatura, solo al termine del lavoro hanno saputo chi era realmente la persona fotografata. Se avete perso i primi due racconti potete rileggere qui il primo e qui il secondo. Oggi poniamo le storie scritte da Maria Rosa Mellia, la sua foto immortalava una ragazza – Vincenzina – nata negli anni ’20 seduta nella pausa lavoro nel parco del Valentino a Torino, e la seconda da Beppe Di Maio, la sua fotografia immortalava un uomo nato alla fine del 1800 – Enrico – natio della provincia di Mantova, ferroviere nel periodo fascista, e padre della ragazza della prima foto.

 

Sono Chiara. Siamo nel 1950 dove le scampagnate erano frequenti e adagiarsi nell’erba e respirare l’aria accadeva sovente. Sentire il prato e stare addosso alla terra mi dava la sensazione di benessere. Sono fotografata in questa posa con la mia gonna a pois e camicetta bianca che indica che in quel periodo non c’era l’uso dei pantaloni e dove c’era grazia nello sedersi su un prato.

Guardo un punto non punto per eliminare il disagio momentaneo, il mezzo sorriso per per dare un pò di gioia. Arriverà questa foto nel futuro? Cosa penseranno di questo tempo dove tutto esiste con i suoi spazi e i suoi momenti. Una foto in bianco e nero rimane nei ricordi stabili di chi la prende in mano. Suscitando emozioni dei tempi vissuti. (Maria Rosa Mellia)

 

Una foto in bianco e nero. Quasi un dagherrotipo, in cui è raffigurato un uomo del secolo scorso. Quanto mi colpisce al primo sguardo dell’uomo in fotografia sono i suoi occhi. La prima impressione è quella d’un uomo forte, dal duro sguardo. Accigliato e dalle grandi orecchie, mi spaventa quasi. Potrebbe essere Mr. Hyde di un racconto gotico. Poi vado oltre quella prima impressione e mi concentro di piú osservandone gli occhi. (Di nuovo lo sguardo) Sono occhi chiari, o almeno lo sembrano. A guardarli bene non fanno così paura, e il mio punto di vista si ribalta. Di contro ipotizzo una persona timida, forse dolce (così sono i suoi occhi) e la “velatura” sul suo viso forse il trattenere tristezza e paura.

Ipotizzo qualcosa sulla sua vita: lavoratore, probabilmente emigrante. Porta con sè l’espressione di chi abbia trascorso anche momenti drammatici. E qui mi fermo, perché il resto sarebbe mia invenzione. Dovessi titolare questa fotografia, sicuramente sceglierei: A muso duro. (Beppe Di Maio)

 

Immagine di copertina: Giuseppe Rissone

Ragnatela Di Parole Scritte ritorna lunedì 23 aprile 2026

 

La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti

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