info@bradipodiario.it

A 50anni da Shostakovich

Una figura rappresentativa della Russia del secolo scorso

∼

Dmitri Shostakovich rappresenta una delle personalità di maggiore rilievo soprattutto per la sua produzione immensa che contempla anche musica da film, opere teatrali e quindici sinfonie con un abbozzo della sedicesima che non vide la luce a causa della morte sopraggiunta improvvisamente nel 1975 all’età di 68 anni. Un talento riconosciuto sin dagli albori con la Prima Sinfonia che, presentata come saggio di composizione per il conseguimento del diploma al conservatorio di Pietroburgo, segna l’avvio di una carriera costellata da premi nazionali ed internazionali, ma anche contrastata dalle pesanti censure che nel periodo staliniano si abbatterono su alcune opere che, secondo la critica del regime, furono dichiarate non conformi ai cliché del “realismo socialista”.

 

Mi fa pensare al manifesto dell’Arte degenerata pubblicato durante il totalitarismo Hitleriano in Germania in cui si palesò un accanimento verso la ricerca dei linguaggi espressivi di avanguardia e la musica Jazz essendo legata a radici del continente africano. La precoce creatività del maestro gli consentì di dedicarsi appena ventenne al genere teatrale con un’opera buffa in tre atti dal titolo “Il naso” rappresentata la prima volta al Piccolo teatro dell’Opera di Leningrado nel gennaio del 1930 e inserita nel cartellone della Stagione 2006-2007 del Teatro Regio di Torino con rappresentazioni tra il 31 ottobre e il 5 novembre del 2006.

 

Gli appassionati del melodramma apprezzano la satira pungente di questo lavoro e la sorprendente attualità dei temi, condizioni che anche in anni più recenti hanno assegnato all’opera un pieno diritto di cittadinanza nel panorama operistico italiano. Recentemente è stata oggetto di grande interesse mediatico la seconda opera di Shostakovich con cui il 7 dicembre 2025 si è aperta la stagione operistica scaligera. Si tratta di “Lady Macbeth del distretto di Mtsensk” composta tra il 1930 ed il 1932 con una prima rappresentazione del 22 gennaio 1934. Si tratta di un autentico capolavoro giovanile che rompe le convenzioni tradizionali e risulta improntato su di una scelta stilistica che coniuga espressionismo e verismo. Il manoscritto del musicista ventiseienne riporta nella prima pagina una dedica a sua moglie, Nina Vasil’evna Varzar. Interessante il fatto che lo stesso autore definisca il dramma “una tragedia satirica”, espressione fortemente contraddittoria se si pensa che la protagonista, pur macchiandosi di un triplice omicidio, risulta essere l’unico personaggio caratterizzato da connotati di positività. Lo stesso autore spiega che Katerina costituisce “un raggio di luce nel regno delle tenebre” in quanto le sue azioni sono dettate da passione ed ambizione appartenenti ad una donna intrappolata in un matrimonio infelice. Gli altri protagonisti sono mossi esclusivamente da fini egoistici. Si tratta di una tematica dalla sorprendente attualità e le scelte musicali dell’autore propendono per una vocalità che assegna alla protagonista accenti lirici ed accorati in una condizione di forte isolamento essendo i suoi interventi soprattutto dei monologhi. Questa seconda opera fu fortemente osteggiata dalla “Pravda”, il quotidiano ufficiale del partito comunista dell’Unione Sovietica che costituì un vero e proprio organo di propaganda. Dopo la fine dell’era di Stalin l’opera incontrò un maggiore favore e nel 1958 ricomparve sulle scene con il titolo di “Katerina Izmajlova” in una nuova versione rispetto alla stesura precedente.

 

La decisione di Shostakovich di non abbandonare la Russia come fecero altri illustri connazionali condizionò probabilmente le sue scelte artistiche e sul versante operistico, dopo la rediviva Lady Macbeth, non portò a termine nessun’altra opera convertendo la propria straordinaria vis creativa verso altri generi che lo esponessero meno agli strali del “realismo socialista”. Durante la seconda guerra mondiale iniziò l’opera “I giocatori” da Gogol fermandosi all’ottava scena, mentre “Il monaco nero” da Checov rimase soltanto allo stadio progettuale. Al di là delle semplici considerazioni sulle straordinarie qualità artistiche che l’autore ha dimostrato nel mantenere in vita un genere così complesso come il melodramma superando le convenzioni tradizionali come il consueto modo di trattare il tema dell’amore, credo sia importante esplorare e diffondere il repertorio di un musicista che ha portato un carattere fortemente innovativo alle forme classiche tradizionali come la sinfonia ed il quartetto rendendole meno elitarie.  

 

Immagine di copertina: Andrea Musso e Giuseppe Rissone

A Suon Di Musica ritorna lunedì 2 marzo

 

La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti

2 Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *