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Diversi Da Chi?

Estirpare il razzismo

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Una decina di giorni fa ho avuto il piacere di presentare alla Libreria La Ciurma di Torino la storia di Vito Fiorino, che riassumo in poche righe, augurandomi di ospitare a breve un’intervista su queste pagine: nasce a Bari, all’età di 11 mesi insieme alla madre raggiunge il padre a Sesto San Giovanni, diventando in seguito un falegname. Nel 2000 si traferisce a Lampedusa, il 3 ottobre del 2013 è stato uno dei soccorritori durante una delle terribili tragedie del nostro mare, salvando con la sua barca, insieme ad alcuni suoi amici, 47 persone.

Questa premessa per parlarvi di razzismo, di rifiuto per chi è diverso da noi – argomento più volte sottolineato da Vito nell’incontro sopracitato – dall’emigrazione dal Sud dove non si affittavano case ai terroni sino ad arrivare a quello odierno contro chi arriva da più lontano, dimenticandosi che noi italiani siamo in testa alla classifica come popolo migrante.

 

Per parlare di razzismo uso il cinema, più precisamente il film Paddington di Paul King, trasposizione sul grande schermo del personaggio creato nel 1958 da Michael Bond. Brevemente la trama: Ci troviamo nell’Amazzonia peruviana dove un esploratore scopre una comunità di orsi dotata di intelligenza umana, avrebbe potuto ucciderne un esemplare, impagliarlo e portarlo a Londra, invece insegna loro la lingua inglese, invitandoli un giorno a venire a trovarlo, con la promessa che troveranno sempre una casa. 40 anni dopo un terremoto distrugge l’habitat degli orsi e il più giovane di loro parte alla volta di Londra, confidando nella promessa dell’esploratore. Si presenta con legato al collo un cartello con la scritta: «Per favore, prendetevi cura di quest’orso». Trovato e adottato dalla famiglia Brown, l’orso capirà che l’accoglienza non è a tutto tondo, un vicino dei Brown, il signor Curry, uomo triste e solitario, colpevolizza gli stranieri della propria condizione. Anche i Brown hanno un momento di crisi, arrivando alla conclusione che un orso non è fatto per abitare nella loro casa, in Paddington si materializza lo straniero, l’estraneo, colui che fa paura. Le cose si aggiustano (siamo in una commedia) e l’amore e l’accoglienza trionfano. 

Tutto bene sì, per quanto ci propone la pellicola, per quanto riguarda la realtà – compreso quello che continua ad accadere a Lampedusa, di cui nessuno parla – ci accorgiamo amaramente che la memoria delle sofferenze passate sbiadisce in fretta, e con dolore scopriamo che anche chi ha vissuto sulla propria pelle il rifiuto, ricicla gli stessi atteggiamenti, e forse un giorno Paddington respingerà qualche altro simile in fuga da guerre, catastrofi ambientali, carestie, dittature. Come uscire da questa situazione di perenne razzismo – nessuno di noi si senta immune – non vedo troppe soluzioni se non la buona volontà di singoli, associazioni, insegnanti, educatori, operatori sociali e di una buona dose diffusa di quella cosa che si chiama cultura, conoscenza. 

 

Immagine di copertina: Giuseppe Rissone

Fuori Luogo ritorna Lunedì 24 novembre

 

La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti

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