Trent’anni di ricordi, a raccontarli la protagonista a quattro ruote
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Non mi era ancora capitato e, confesso, mi trovo leggermente in imbarazzo a scrivere la recensione a un libro, anche perché, e aggiungo purtroppo, non sarà del tutto positiva. Il libro in questione è stato scritto da Amneris Marcucci, con alle spalle la pubblicazione di poesie, racconti e romanzi per Bertoni Editore. La storia è ambientata in Umbria, tra Assisi, Città di Castello e altri bellissimi luoghi. Nello specifico in questo romanzo è una Fiat 500 Rossa a fare da filo conduttore nel presentare i diversi protagonisti e vicende: dall’arrivo in famiglia fino alla sua rottamazione. Attraverso circa un ventennio, dal 1970 al 1980 si dipanano vicende famigliari, amori, lavoro, amici e figli. Tutto bene certo, non fosse per l’aspetto, a parer mio, troppo edulcorato che emerge soprattutto dai dialoghi: stereotipati, omologati, specie se li confrontiamo con i capitoli in cui subentra il dialetto del luogo: la distanza è tale che sembra di leggere due storie separate.
Il paese, inoltre, non è mai sfiorato da tutto ciò che accade intorno, tra rivolgimenti economici, lotte e conquiste sociali e, soprattutto di costume, anni di piombo, e altro ancora. Si direbbe un posto fuori dal mondo, dove sembrano andare tutti d’accordo, quasi nulla va storto, se non in modo marginale. Non esistono disagio, droga, alcool, politica. Un solo elemento ci ricorda in quale epoca ci troviamo ed è l’inserimento dell’automobile, una Fiat 500, rossa! L’unico passaggio che possiamo definire “stonato” rispetto al leggero fluire delle giornate è la relazione extraconiugale di un’amica di una delle protagoniste, che si risolve rapidamente, senza strascichi, un allarme subito rientrato…
I rapporti famigliari sono privi di conflitti o comunque ridotti al lumicino: genitori e figli senza problemi, ragazzi e ragazze che si comportano a modino, mai un approccio fuori dagli schemi, anche solo una mezza parolaccia, una ribellione, nulla, ognuno al proprio posto. Dalle pagine del romanzo si percepisca una sorta di tranquillità e allegria decisamente forzati, imposti oltre il necessario. I personaggi risultano appiattiti come i loro dialoghi, semplificazione che ci privano di fatto di una storia vera e propria, scavando nei caratteri e con tutte le contraddizioni del caso.
Ciò è dovuto in parte, forse al cortocircuito che si viene a creare quando si vuole raccontare il passato senza mettere i ricordi nella giusta prospettiva, nel ricordo, infatti, sembra formarsi una linea retta, dove ogni cosa procede spedita e senza scossoni, dubbi, incertezze, ogni elemento è nella casella giusta; ma questo succede quando oramai tutto è passato. La vita è incertezza, caos, movimento incontrollato; oggi come allora.
Qualcuno potrà obiettare dicendo: perché hai scritto una recensione su un libro che non ti è piaciuto? Semplice ho avuto il piacere di conoscere l’autrice: simpatica, disponibile e ricca di ricordi e immagini dei suoi luoghi natii, così ho avuto modo di leggere il suo romanzo, e per correttezza anche nei confronti della stessa ho scritto quello che ho ricevuto immergendomi nella storia, questo non significa che non vada letto, non tutti i gusti sono uguali. A corredo del romanzo c’è un piccolo ricettario con le varie portate di una cena speciale a base di pesce: “la cena di Bry”.
Il libro può essere ordinato alla Libreria La Ciurma scrivendo a laciurmalibreria@gmail.com oppure al numero whatsapp 3488122598 segnalando questa recensione.
Foto di copertina: Giuseppe Rissone
La Cambusa Dei Libri ritorna Lunedì 10 novembre
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