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TEMPIO APERTO

Il Progetto Democratico E Gli Alieni
L’Italia nell’art. 3 Costituzione ed i suoi invasori

 GIAN MICHELE SPARTANO

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⊆ Scrivo questo contributo nel tratto di calendario che divide il XXV aprile dal I° maggio; mi chiedo se esista nell’indicibile presente un legame ideale fra queste due date con le ricorrenze repubblicane del 1946 (referendum istituzionale) e del 1948 (entrata in vigore della Costituzione).

Oso scartare er Concertone, rischiando istantanee antipatie; gli preferisco la nostra magna Carta, che sfoggia il più denso e significativo principio di democrazia mai scritto, quello contenuto all’articolo 3. Siete invitati, con la dovuta lentezza, o’ Bradipi, a rileggerne il testo. Se sapete già tutto saltate al capoverso delle picconate, altrimenti vi aspettano 6 minuti di vita nella lettura. ⊇

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⊆ LA FORMA Esordisce l’articolo 3 dicendoci che in Italia godiamo tutti di “pari dignità sociale”: che significa ben più dell’egalité révolutionnaire contenuta nello Statuto Albertino, per cui siamo “uguali” di fronte alla forza della legge. Per la Repubblica, nata dalle diverse anime libertarie della Resistenza, partendo dalla consapevolezza che nessuno nasce e cresce per ragioni culturali, sociali o personali uguale all’altro, il pari trattamento dei soggetti si modella a fronte di condizioni di iniziale svantaggio. Da qui trovano radici sia il suffragio universale, sia lo “Stato sociale” in via di estinzione: ne sono esempi la lavoratrice in gravidanza ed in genere le sovvenzioni per determinate situazioni di vulnerabilità; l’accesso agevolato al lavoro dipendente dei portatori di gravi invalidità; il contributo pubblico alle rette di ricovero dei nostri anziani; la fiscalità progressiva rispetto al reddito; in negativo, il detenuto all’art. 41bis dell’ordinamento penitenziario.
Pertanto l’uguaglianza fra le persone è tale purché “nella” legge venga restituita dignità sociale a quelle situazioni (per genere, colore, lingua, credo, pensiero, status e condizioni personali) meritevoli di specifica disciplina, affinché i soggetti interessati siano posti in condizioni di effettiva parità.
Si noti che l’utilizzo del termine “cittadini”, va inteso sempre in senso estensivo: della dignità sociale è investita la “persona”, per il solo fatto di esistere e di trovarsi sul nostro territorio. Soffermiamoci per un istante al pestaggio che tale fondamentale umano sta subendo, tramite leggi sull’immigrazione che recludono degli innocenti in intollerabili recinti delle nostre città; la deportazione fisica e sociale che ne segue, attraverso norme motivate da mistificanti esigenze securitarie, che in realtà non fanno che auto-alimentare pregiudizio razziale, marginalità e disgregazione sociali. Così pure il neonato decreto sicurezza è un capolavoro di insulto e condanna alle peculiarità della persona. Del più debole.
LA SOSTANZA Il meraviglioso immaginario elaborato dai Costituenti (*) raggiunge l’apice nella prospettiva “sostanziale” del principio egualitario: le istituzioni democratiche, non tanto presidiano alla tutela delle pari opportunità dei cittadini, ma trovano la loro stessa ragion d’essere nel rimuovere dalla realtà sociale quelle situazioni di disuguaglianza e/o di negata libertà che non permettono alla persona: a) la sua “piena” realizzazione: materiale, culturale, professionale, ricreativa; b) la partecipazione del lavoratore alla gestione economica e sociale del Paese.
Pertanto, mentre la prima parte (primo comma) dell’articolo ci consegna il profilo dell’uguaglianza da perseguire, nella seconda il Costituente gli fornisce un carattere “dinamico”, ovvero da chi e come l’equità dev’essere realizzata in concreto; viene qui tracciato in poche righe un progetto politico di trasformazione della società, che vede nell’intervento pubblico il suo propulsore. Limitiamoci alle indicazioni che più interessano in questo passaggio sostanziale.
Il “motore” per l’appunto pubblico di tale progetto non può certo essere di potenza da “Stato minimo”; le cui scarse risorse, via via drenate dalla selva dei “bonus”, dai condoni e dagli stralci fiscali, non possono che causare nuove discriminazioni fra i cittadini, incoraggiando i peggiori a violentare l’erario.
Il “pieno” sviluppo della persona, vista come “epicentro” dell’interesse comune, è fondativo nella crescita del Paese, ben oltre ogni percentuale di PIL; perciò gli vanno garantiti un ambiente, una sanità (pubblica), una formazione ed una collocazione culturale e professionale adeguati. Non pare rigorosa l’antitesi del clan Meloni & C?. Legato a quanto sopra è il più significativo proposito -in verità tutto o quasi ancora da scrivere- oggi quanto mai avversato, consistente nella promozione del lavoro. Esso, posto a fondamento della Repubblica come declama il primo articolo della Costituzione, costituisce per ciò solo la chiave di volta alla gestione delle istituzioni pubbliche. Il riscatto sociale del lavoro supera così l’antica lotta fra individuo e Stato, risolvendo le carenze sociali dell’assolutismo prima e dello Stato liberale poi, inadeguati in uguaglianza, libertà e redistribuzione sociale.
LE PICCONATE Lo spiegone vi libera qui, pur non essendo esauriente di tutte le sue implicazioni. Ma è sufficiente per accorgerci che l’argomento (sostenuto da un’alternativa di governo indebolita, priva di visioni, complice dell’attuale arretramento) di una deriva neo o post-fascista dell’attuale esecutivo è insufficiente, impropria e fuorviante; cosa mai ne può trarre un giovane, un millennial da tale attribuzione? BoccadiRose da’ Garbatella e la sua sgangherata ma perniciosa ciurmazza semplicemente si pongono al di fuori, non tanto dell’affollatissimo “Olimpo antifascista”; bensì da ambito, spirito e valori tutti che animarono il nuovo capitolo di storia politica, purtroppo mai ben raccontato alle generazioni che seguirono. Questa orda tribale al potere che, appesi al chiodo più alto i feticci del ventennio, millanta improbabili agganci culturali, dalle saghe fantasy alle pop-star, alle filosofie identitarie più disparate è, comunque la si giri, altrove dall’attuale solco istituzionale, nel significato latino di “alieni“: alieni rispetto alla Liberazione, ai diritti ed alle aspirazioni dei lavoratori e soprattutto al “codice” con cui è scritta la democrazia Costituzionale. E’ un corpo estraneo, legalizzato ad occupare e danneggiare le istituzioni. Da cui dobbiamo re-imparare a liberarcene.
(*) I proponenti della bozza di articolo erano i socialisti Lelio Basso e Massimo Saverio Giannini, con la consulenza del democristiano Professor Costantino Mortati. ⊇
TEMPIO APERTO ritorna martedì 10 giugno

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≡ Elaborazioni grafiche di Giuseppe Rissone – Immagine tratta da wikipedia ≡



3 Comments

  1. Maria La Scala Reply

    L’articolo è veramente chiarificatore dell’attuale situazione politica , in netta contraddizione rispetto all’articolo 3 della Costituzione italiana.
    L’analisi è precisa, efficace ed assolutamente condivisibile per chi rispetta le leggi fondative del nostro Stato. Un solo passaggio non mi è chiaro, cioè il riferimento: lo Stato sociale… “In negativo al detenuto al 41 bis”. Auspico che l’autore continui a chiarirci le idee sulla visione della politica attuale con la sua analisi puntuale ed efficacemente focalizzante. Maria La Scala

  2. Gian Michele Reply

    Grazie Maria, si tratta di un esempio, come scritto “in negativo”, riguardante il detenuto caratterizzato da una specifica pericolosità sociale, la quale giustifica un rigore carcerario più aspro (con conseguente maggior limitazione dei diritti civili) rispetto agli altri reclusi, anche se condannati a medesima pena detentiva. Il trattamento “diseguale” è quindi motivato da una particolare situazione soggettiva del recluso.

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