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NON PEREGRINE

Contraddizioni

 

Per carità, l’eccesso di coerenza rischio di diventare fissazione.

Ma ho il dubbio che siano proprio le fissazioni i moventi di certi paradossi.

 

 ENEA SOLINAS

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⊆ Video riflessione ragionata, perplessa, lenta direi anche ragionevole di apertura, come spunto iniziale.

Luciano Canfora intervistato da un’emittente non mainstream o diversamente mainstream. comunque attenta a sollevare dubbi più che a dare conferma a certezze. E a fare lavoro di archivio e testimonianza (di dichiarazioni, prese di posizione, asserzioni, cambiamenti di fronte, imbarazzi…)

Si sa che gli storici vivono con la testa nel passato, cercano di trarre riflessioni e insegnamenti da beghe perse nelle nebbie della memoria storica, vogliono comprendere il presente! Interrogarsi sul futuro a partire da questo atteggiamento! Tipi bizzarri che fanno cultura e politica enunciando più che altro ragionevoli perplessità!

Al pari degli storici in parallelo e in dialogo con loro anche gli esperti di geopolitica (uno su tutti Lucio Caracciolo). Un numero della rivista Limes di qualche tempo fa s’intitolava fine della guerra.

Riprendo il gioco di parole sottile (fine declinato al maschile e al femminile e il punto interrogativo è d’obbligo), per domandarmi oggi che fine ha l’Europa? Perché entrambi i pensatori (Caracciolo in modo multidisciplinare e intrinsecamente storico, Canfora da storico che sfocia nella politologia, s’interrogano e dubitano (intellettuali!) sull’esistenza non tanto formale quanto di complesso storico culturale abbia oggi L’Unione Europea… quale fine sta attraversando.

Rispondo a tale quesito con alcune ulteriori domande non peregrine.

Ce la stiamo andando a cercare?

Vogliamo ammettere che più che un fine teleologico o una visione politica c’è un movente economico – e non comunitario solidale e dunque politico di fondo?

Che autorevolezza esprimono i leader e le classi dirigenti di fronte a questo incrocio di sfascismo – destrutturazione istituzionale democratica – e fascismo di ritorno?

Il tanto ricordato per varie gaffe (eufemismo) e speculazione Manifesto di Ventotene non dovrebbe essere considerato prima che presupposto della visione europea, presupposto della visione della Resistenza?

L’antifascismo non dovrebbe essere una premessa alla visione trans-nazionale ed internazionale europea?

L’allargamento tanto osannato come conquista negli anni, non dovrebbe fare un check-up di revisione? Tanto per dire se le premesse sono lo stato di diritto democratico un paese come l’Ungheria è ancora titolato a far parte della UE?

Non potrebbe esserci una verifica per cui qualcuno ad un certo punto se ne esce perché contrario a principi ideali e politici? Abbiamo paura del restringimento? La democrazia è scegliere e dunque a volte implica il tenere fuori…⊇

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⊆ Altro motivo chiamando in causa il Giappone che come forse intuiscono i meno edotti non si affaccia sull’atlantico ma sta diventano il primo partner del patto atlantico, non si potrebbe mettere in discussione la NATO?

Altra questione non peregrina la complessità dei processi… anche un affabulatore e ex comico ora oratore (ironico per carità, ma allineata all’editoria mainstream di MammaRai come Benigni e il suo spettacolo monologo narrativo “il sogno”) si è accorto che una difesa comune governata costerebbe meno di un riarmo (ahi gli storici quanto avrebbero da insegnarci sul linguaggio, rivelativo…) non è che un solo capitolo di spesa si dovrebbe pensare all’interno di altre governances comunitarie (per esempio la fiscalità, e in generale la politica estera che non è solo difesa ma anche regole del flusso migratorio per esempio).

Utopia! Utopia! Utopia!

Delle esclamazioni per spezzare il logorio inquietante di interrogativi.

Torno all’allargamento per aprire il discorso sul cuore dell’Europa. Siamo sicuri che corrisponda all’Ucraina e che questa nazione sia uno stato democratico?

Molti osservatori internazionali e non solo voci “contro” forse solo un po’ più documentati (come Travaglio ma non solo) mettono in dubbio che se non filo-nazista, di certo L’ucraina non è un regime fondato sulla stato di diritto democratico.

Vogliamo concedere non il plauso ma l’onesta da autocrate novecentesco o forse ottocentesco (von Clausewitz revival) a Vladimir Putin – lui mente all’interno del suo paese e coi suoi stessi gerarchi che forse includo potenziali Giuda, ma l’operazione speciale (wow che uso del politically correct… ma da chi ha imparato dai Clinton?!) e la minaccia nucleare tornate di moda sono forse un linguaggio più schietto – ancorché tirannico e distruttivo?

In questa guerra 3.0 fatta di sanzioni e guerra mediatiche e hackeraggi e disinformazione in cui l’apertura di un altro fronte segna un’alleanza per il protrarsi del fronte pregresso ma non la diminuzione del volume d’0affari degli armatori (vedi alla voce: moventi del conflitto) i cittadini, riusciranno a formarsi un’opinione.

Anche riuscissero a formarsela: quale parte politica ha prese di posizioni nette e coerenti (alcune ci sono ma sono relegate a forze extraparlamentari, o comunque di esigua minoranza), darebbero la fiducia? La domanda in questo caso è più che mai retorica e non ho potuto fare a meno di alludere a certe mie preferenze ideologiche e politiche.

La società della minaccia e della propaganda della paura (ve lo ricordate il Ministro della Paura impersonato dal comico Albanese che distribuiva psicofarmaci per acquietare spiriti critici o inquieti) non produce frustrazione e aggressività a livello psichico e collettivo?

La democrazia anche fosse una questione di processi, non forse fondata sul conflitto e sulla dialettica della contrapposizione rispettosa ma riconoscibile tra idee e ideali diversi? E sulla se mai recondita eventuale possibilità di mediare il conflitto attraverso i processi appunto e fare sintesi o appunto usufruire della sovranità popolare – che non vuol dire sovranismo o nazionalismo – optando per delle scelte? Schierandosi opinioni e idee e non armamenti?

Tale sovranità non presuppone dei limiti e della forme (sto citando l’articolo 1 della Costituzione? Forse cerca anche qualche fuggevole riparo, ma è la seconda metà dell’articolo 1 che tutti si dimenticano di citare troppo impegnate a cercare di dare opportunità di lavoro ai dissidenti che intravedono – illusi! – il principio del lavoro anche all’interno di collaborazioni che vadano a concorrere al benessere culturale, sociale, materiale e spirituale (sto citando memoria l’articolo 4, la sua seconda metà che indica un dovere al netto di possibilità e limiti personali o contingenti? Aiuto!)

Vivo sulla luna?! ⊇

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⊆ Ebbene sì sono un consumatore istituzionalizzato di psicofarmaci ma noto delle crepe che diventano fissazioni.

Vorrei metterle in discussione. Mi pongo e pongo delle domande.

Rifletto. Vedo in questo processo autodistruttivo – almeno per come lo descrive e disegna Canfora) un riflesso di certi miei meccanismi autodifensivi e poco lodevoli forse perché al negativo sono finanche autodistruttivi, ma sto lavorando su me stesso per affidarmi all’intuito e accettare il mio sentire e non farmi corrodere dalle fissazioni e dalle certezze (o dalle illusioni, altrettanto pericolose).

Ammetto le mie contraddizioni e forse un certo egocentrismo. Ma vorrei veder dislocate e redistribuite le risorse senza chiamare in causa salvatori delle patrie o maghi della cura whatever it takes (sto alludendo a Draghi? Temo di sì… non mi piace la sua ideologia che è il presupposto economicista del riarmo che forse è un modo bizzarro per riavviare un’industria in crisi… ho letto anche qualche poesie di Bertolt Brecht ultimamente. Oltre che gli storici anche certi insegnanti di Italiano ed Educazione Civica potrebbero far sorgere delle perplessità a spiriti inquieti che desidererebbero ancora considerarsi cittadini e non sudditi di una struttura che decide e di un politica reclinata sulla retta via dell’obbedienza ai diktat finanziari (alludo a certe posture sconce? Anche queste è un’ipotetica domanda non peregrina).

E una delle mie fissazioni a volte è quella – presuntuosa di riconoscermi in simili ridicoli più che comici ruoli…

Ma riparto con l’ambivalenza (esclusivamente linguistica che si dirime subito in un cambio di genere).

A parte la fine (e/o la finalità) di conflitti e istituzioni comunitarie… Il fine? Il Telos degli antichi ciò che riporta all’origine – la motivazione che retroagisce come slancio vitale direbbe un filosofo e psicologo noto per le sue improvvise contraddizioni sulla mollezza dei giovani cittadini europei (ahi che dissapore sentire certe dichiarazioni da una persona altrove stimabile come Galimberti!)…  Anche gli studiosi di demografia dovrebbero interloquire sul dibattito vista l’età media dei principali paesi europei di fronte alla tendenza di altri continenti (la vicina di casa Africa, per intenderci, nella quale avvengono – dimenticati dai più – ferocissimi conflitti armati e lotte di potere e sfruttamento di risorse da parte delle potenze mondiali NATO o BRICS o WTO o chicchessia…).

Forse mi manca l’Africa, quella che cucinava l’esploratore in pentola, per citare gli Elio e le Storie tese.

Perché io personalmente sono un’anima inquieta (quindi socialmente pericolosa secondo certi paradigmi) e ammetto la mia ignoranza – non sono uno storico e potrei anche aggiungere che mi piacerebbe sentire una pluralità di voci e non solo Canfora. Però così a naso, mi sembra davvero un Storia tesa…

E per nulla lieta.

E vissero tutti felici e contenti.

Scusate… dopo tante domande volevo chiudere con una fissazione, un “lieto fine” illusorio…

Sono contraddizioni personali.

Spero di avervi consolato.

Buone riflessioni,

E per chi ha voglia: lasciate commenti, se in forma interrogativa meglio ancora…

se invece volete dilungarvi in qualche argomentazioni, fatelo con lentezza, almeno. Sono più digeribili.

Per non concludere nel mentre che scrivevo questo articolo è venuto a mancare un Papa particolarmente attento al tema del disarmo e della pace e vi lascio con una seconda voce (proprio Caracciolo) intervista lente e riflessiva dello stesso canale youtube

Se invece volete un video short e rapido e siete bradipi anomali ecco una pillola per voi. ⊇

NON PEREGRINE ritorna giovedì 5 giugno

 

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≡ Elaborazioni grafiche di Giuseppe Rissone – Foto di Enea Solinas ≡



 

2 Comments

  1. Bruno Reply

    Colgo l’invito e pongo una domanda. l’Europa sta diventando una sorta di armiamoci e partite?

  2. Enea Solinas Reply

    Caro Bruno,

    L’indole fascistoide è da quanto si può evincere diffuso in tutti i raggruppamenti del parlamento europeo… Tant’è che appunto si è parlato di riarmo e non di una più strutturata misura di difesa (che appunto abbatterebbe i costi e già a livello di linguaggio presupporrebbe un progresso politico della UE)

    È quanto mai cinico e matematico constatare che intanto si tratta di un armiamoci e patite
    Ogni Euro speso per il riarmo è sottratto a sanità, perequazione sociale, educazione etc

    E quindi un allargamento della disparità economica e della tutela dei diritti anche per i meno abbienti.

    Detto ciò una ulteriore domanda non peregrina potrebbe essere il classico nodo dolente leninista: che fare?

    La libertà è partecipazione, mi verrebbe da dire citando Gaber.
    Che diceva anche che se non ci fossero stati gli americani oggi forse potremmo essere europei
    Una profezia, vista la genuflessione all’atlantismo a scapito di un progetto politico comunitario rinnovato…

    Ma la partecipazione va tradotta bene e oggi è quanto mai triste e disorientante.
    Lo ammetto sono spaesato e isolato (per non dire a tratti invasato da paranoie) in sacche di resistenza, quasi riserve indiane come mi ha detto recentemente un amico bradipo…

    Cominciamo a difrnderle o se non ne conosciamo nessuna proviamo a cercarle. Di solito sono ambiti e contesti lontani dai riflettori.

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