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I LENTOMETRAGGI

Still Life di Uberto Pasolini 

Quando la lentezza si fa gesto d’amore

 

 ANGELA MELIS

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≥ Certe vite passano senza fare rumore. E certe morti, ancora di più.

Ma cosa accade quando qualcuno decide di fermarsi e prendersi cura di quei silenzi?

In Still Life (2013), Uberto Pasolini ci accompagna in un angolo dimenticato della società, là dove la solitudine diventa cronaca muta e rituale trascurato. Il protagonista, John May (interpretato con una dolcezza disarmante da Eddie Marsan), è un impiegato comunale che si occupa delle persone morte in solitudine. Nessun parente, nessun amico, nessuno che reclami il corpo. A lui spetta il compito di trovare un volto, un nome, un legame, e – se non lo trova – di organizzare un funerale dignitoso, a cui partecipa come unico invitato.

La narrazione procede come il passo di John: lenta, meticolosa, quasi sospesa.

Non c’è fretta in Still Life.

Le inquadrature si soffermano sui dettagli: una foto sbiadita, una forchetta appoggiata sempre nello stesso modo, la coperta piegata con cura su un letto ormai vuoto. E in questa lentezza si apre uno spazio per guardare davvero, per ascoltare ciò che non si dice.

La regia di Uberto Pasolini è misurata, asciutta, profondamente rispettosa. Non c’è traccia di melodramma, né di pietismo. Pasolini costruisce una messa in scena rigorosa, dove ogni elemento è calibrato: la fotografia desaturata, i movimenti di macchina ridotti al minimo, le simmetrie che suggeriscono l’ordine con cui John tenta di riportare senso nel disordine della morte.

Lo sguardo del regista non si impone mai: accompagna. È una regia che si fa invisibile, proprio come il suo protagonista. Ma nella sua invisibilità si cela una potenza rara: quella di chi riesce a dire molto togliendo, anziché aggiungendo.

Eddie Marsan, in perfetta sintonia con la visione del regista, offre un’interpretazione sommessa ma intensissima: il volto immobile, lo sguardo basso, il corpo chiuso. Ma basta un accenno di sorriso, un cambiamento impercettibile nella postura, per farci sentire il mondo interiore che si muove sotto la superficie.

Ma Still Life non è un film sulla tristezza, anche se ci cammina accanto.

È un film sull’etica della cura.

Sull’importanza di dare valore anche a ciò che sembra inutile.

Sulla dignità delle vite anonime, e sulla bellezza che può esserci in un gesto gratuito, in un’attenzione non dovuta.

La lentezza qui non è noia: è necessità.

Serve a restituire spessore a un mondo che troppo spesso corre senza guardare, dimenticando chi resta indietro. Disponibile su Rai Play. ≤ I LENTOMETRAGGI ritorna giovedì 15 maggio

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≡ Elaborazioni grafiche di Giuseppe Rissone – Foto: Rai Play ≡



 

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