These Are The Questions
Mi rifaccio ad una canzone, per consolarmi
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≥ Crosby, Stills, Nash and Young – Carry on/Questions
Questo brano classico dall’album Dejà Vu lo riascolto in un periodo di volontaria solitudine, di disadattamento e riadattamento al tempo stesso. Possibile che una canzone sia solo un semplice spunto?
Una traccia audio ascoltata per distrarsi, anziché per cominciare ad approfondire, stimolati oltre che dalle parole, dal suono, dal ritmo, dalle armonie vocali e tutto ciò che compone e genera la musica?
È un periodo fosco, ma sul piano personale direi positivo. Ho superato diversi problemi che si trascinavano da anni di carattere clinico-terapeutico. Questo è coinciso con una radicale e tutt’ora in fieri ripensamento esistenziale. Ma al netto di inalienabili inquietudini tipiche di queste fasi, sto affrontando dei percorsi emancipativi e riabilitativi al contempo, in un mondo sempre più confuso (quello della cooperazione sociale e più in generale del terzo settore) in cui continuo a dare il mio contributo pratico e culturale ad alcuni progetti.
Dovrei essere contento, ma la domanda non peregrina – il leit motiv di queste rubriche sono le domande – che mi pongo è: Enea, sei veramente felice o soltanto contento, accomodato per lo più nella tua comfort-zone?
La risposta sinceramente potrebbe essere molto ambivalente.
Più fecondo chiedersi cosa significhi essere felici?
Cosa si intende per felicità?
Senza dimenticare che siamo parte di un tutto e che in generale, per come la sento e avverto io, ci sono così tanti guai e disastri nel mondo che m’imbarazzerei a dirmi felice. C’è poco da scherzare. Scarsa e variamente dispersiva possibilità di porre un conflitto o critiche costruttive, molti malumori che spingono verso l’atomismo sociale e una sorta di discreto, ma forse proprio per questo scivoloso, viscido individualismo.
Ma continuo con le domande. ≤
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≥ L’anno scorso, per un certo periodo, come collettivo ci siamo chiesti e confrontati su che realistico e migliore cambiamento imprimere al progetto bradipodiario al di là della permanenza del sito e della difesa dell’esistente come presupposto di condivisione e relazioni informali e libere.
Questa comfort-zone è stata la non definitiva risposta. L’attesa e la sospensione o rilancio della domanda, la reazione e provocazione che vorrei esprimere qui aprendo la questione non peregrina non solo a chi fa parte della redazione, ma anche a chi questo sito lo legge e da lettore può sentirsi parte (partecipare) attivamente.
Se foste un gruppo informale con poche risorse e molta passione… nel mondo sociale iperburocratizzato di oggi e condizionato dalla competizione come logica che anche in campo socioculturale si sta sostituendo alla cooperazione… non dico che progetti o metodi, ma che idee e iniziative vi immaginereste, per promuovere il dialogo, la cultura della lentezza, la cultura della leggerezza (ossia dell’ironia) e della solidarietà?
Rispondete con ulteriori domande o esempi concreti, ragionamenti e riflessioni ne abbiamo fatti molte, forse troppi e senza approdi se non il non poco consolatorio risultato di difendere l’esistente con resistenza e passione che in certi frangenti, lo confesso, sembrava essere messo in discussione, poter arenarsi o perire lì. Mentre bradipodiario che negli anni ha costituito il motivo aggregante tra persone diverse per età e opinioni, ma con alcuni ideali in comune, sopravvive e rilancia accogliendo nuove firme e sono ben lieto di tornare a parteciparvi in modo più visibile come redattore e non solo come promotore come avvenuto in questi ultimi due anni sabbatici.
Per questo primo esordio di rubrica nuova mi fermo con le domande non peregrine.
Non pretendo risposte certe.
Mi accontento di inquietare un po’ le menti con tali di interrogativi. Validi per riflettere e ribattere con altere domande. Forse non tutto siete d’accordo per esempio con la mia asserzione che il mondo del terzo settore sia schiacciato da regole e logiche competitive o da burocrazia e gare d’appalto o bandi di fondazioni bancarie. Ribattete e magari raccontate e condividete esperienze divergenti, esempi concreti che fanno legame sociale e cultura senza appiattirsi nella programmazione di eventi spot e nei palinsesti buoni e allettanti sui social network, ma curano e promuovono relazioni e impegno civile e confronto democratico. Penso si tratti davvero di questioni di principio. Se poi ci sono i margini di un sentimento di risveglio come quello che interpreto nelle armonie del quartetto di voci e chitarre del 1970 meglio. Ma davvero no, senza ripiegare su fredde nostalgie o illusioni idealizzanti senza tener conto della realtà di questi anni.
Che non siano peregrini dunque questi quesiti.
Spero fecondi.
Estendere l’interrogativo…
…Questo mi rende felice?
…Mi consola?
…Mi aiuta?
Forse mi incoraggia a proseguire e resistere, facendomi carico (carry on) del mio percorso.
E intuendo che certe domande (Questions) aprono anche alla possibilità di sognare in mezzo al marasma sociale e caos politico che stiamo attraversando.
Buona giornata. ≤
NON PEREGRINE ritorna giovedì 1 maggio





Profonde riflessioni, tipiche di un carattere intelligente e riflessivo quale sei. Grazie Enea anche per la tua apertura introspettiva.
Riflessioni, le tue, feconde, eccome….anzi importanti che accompagnano ciascuno di noi che è in viaggio, non solo in Bradipodiario, ma anche nelle scelte più semplici e quotidiane.
Grazie Rino!
Ne approfitto per aggiungere a margine che essere ritornato con una mia rubrica in questo piccolo onesto spazio sul web è un evento felice .
Caro Enea, così chiamandoti spero di non essere troppo confidenziale, detto questo, devo dire che le tue domande non sono peregrine affatto, ma investono tutto quello che è socialità, oggi abbastanza abbruttita. Se non comprendo male poni anche una domanda sul vostro progetto, credo che quello che fate sia una bella isola felice e libera, naturalmente vi auguro di crescere e migliorare, ma mantenendo sempre questo stile con tante voci e tanti argomenti. W la lentezza!!!