info@bradipodiario.it

TRA UN PASSO E L’ALTRO: TRE

La Cima Non Raggiunta…!

 

Non sempre si possono raggiungere le cime, il tempo sfavorevole… sviati da false ambizioni… É necessario avere un traguardo, ma non disperiamoci se non lo raggiungiamo per un valido motivo.

 

  GIOVANNI BRESCIANI

¤

 

⊕ Nei primi anni ‘90 ero iscritto al CAI – Club Alpino Italiano – e mio figlio alla scuola di sci del CAI Uget e nei primi tempi lo accompagnavo dove andavano ad allenarsi. Mentre lui sciava io salivo a fianco le piste, per non rimanere fermo al piano, così mi impratichivo a camminare sulla neve (a quei tempi ce n’era abbastanza); intanto mi depuravo, in quanto camminando sotto sforzo rigeneravo i polmoni inspirando naturalmente aria pura.

Un giorno mentre salivo a fianco una pista un po’ ripida sul Monginevro, ad un tratto un sciatore che stava scendendo si fermo di colpo e si avvicinò. Credevo volesse farmi osservazione per la pericolosità della mia presenza attorno alla pista (oggi non più possibile) invece mi salutò: ciao Giovanni! Rimasi stupito! Lì, tra la neve, uno che mi conosce?  Dopo che si tolse i grandi occhiali lo riconobbi, era Domenico era stato mio caposquadra quasi trent’anni prima quando lavoravamo insieme alla R.C.M. fallita nel ‘71; l’avevo conosciuto da bambino (9/10 anni) come proprietario di un caffè vicino al Castello di Moncalieri, dove andavo a volte nel pomeriggio a prendermi uno stick per guardarmi “Rin Tin Tin” alla televisione del locale. Ecco, dopo circa vent’anni la montagna ci ha fatto incontrare per fare una piacevole chiacchierata nel ricordare un po’ dei periodi di vita trascorsi insieme.

Ho poi effettuato alcune escursioni con il gruppo del CAI Torinese e l’ultima la ricordo non bene, in quanto son passati anni, però é stata interessante come esperienza. Destinazione “Grand Tournalin” (3.379 mt.) è una montagna delle Alpi Pennine situata nella Valle d’Aosta lungo lo spartiacque tra la Val d’Ayas e la Valtounenche; montagna particolarmente famosa e frequentata. Dalla vetta si gode una particolare visuale sul Cervino. Fu salita la prima volta nel 1863 da Edward Whymper e Jean-Antoine Carrel, che raggiunsero la vetta in preparazione per la salita al Cervino.  Si dice anche che era la montagna della Regina.. non so quale (Margherita)?

Le due guide accompagnatrici dell’escursione, hanno notato la mia scioltezza nel salire e mi hanno chiesto la cortesia di dare una mano nel seguire le persone meno pratiche che rimanevano ovviamente in coda. Perciò mi alternavo dalla prima alla decima persona del gruppo di coda nell’indicare i corretti modi di effettuare la salita più facilmente, così facendo lo stesso percorso l’ho fatto più volte. Abbiamo quasi raggiunto la vetta, mancavano circa 50 mt., un quarto d’ora di cammino, é iniziato a piovere intensamente acqua ghiacciata. Visto che il cielo si era chiuso completamente, non c’era speranza che si aprisse nuovamente, decidemmo quindi di scendere. Però, appena pochi minuti dopo aver iniziato la discesa, non so se fosse per la stanchezza o per il clima raffreddatosi repentinamente, mi sono contratti i muscoli di entrambi gli arti inferiori e quindi non riuscivo quasi più a camminare e con molto dolore.

Avvisai le due guide del CAI che mi tranquillizzarono dicendomi che sarebbe scesi adagio sia per la pericolosità dovuta alla pioggia sia per le persone del gruppo non esperte. Purtroppo, man mano che scendevo e molto lentamente, il dolore aumentava costringendomi anche a fermarmi più volte, nonostante che più in basso non piovesse. Quando arrivai in vista del parcheggio dov’era il pullman, ero circa un 250 mt. sopra di loro e dovevo affrontare un percorso tutto a scalini che non avrei potuto fare brevemente in quelle condizioni, iniziai a gridare per avvisarli che ero ancora lassù e nel frattempo cercai di affrettare il passo, ma inutilmente, anzi peggio il dolore aumentava; non mi restò altro che risparmiare fiato e con tanto dolore ‘volare in discesa’ come non sò, però finalmente sono giunto sul pianoro gesticolando mentre il conducente aveva azionato la chiusura delle porte. Questa fu la prima esperienza dell’ascesa al Grand Tournalin, un tantino… negativa!  ⊗

¤

⊕ Nell’ottobre del ‘95, con gli amici Elisabetta, Luciano, Lorenzo e Giuseppe, con cui sovente facevo escursioni, sono ritornato per salire al Grand Tournalin. Arrivati sotto la ‘bastionata rocciosa’ che precede le roccette di salita alla cresta, mi venne l’idea di salire su per il canalone che porta al primo bastione e da sopra percorre le cime degli altri bastioni fino al raggiungimento della vetta. Ovviamente tutti hanno cercato di dissuadermi da questa impresa, per stare insieme e per non andare incontro a disavventure. Alla fine, pensando di essere l’eroe che aveva trovato un’alternativa al normale percorso, decisi di andare, d’altra parte allora perché mi soprannominarono ‘Gurekian’ (nome di un’alpinista di origine Armene)? 

Quindi iniziai la dura ascesa nel canalone pietroso e scivoloso in quanto molto ripido e giunto al piccolo colle tra le punte dei due primi bastioni non trovai traccia di sentiero o cengia per aggirare la vetta mi affacciai sul lato opposto e lo trovai coperto di neve ghiacciata ovviamente, era esposto a nord. Seppur senza bastoncini e senza ramponi incominciai a raggirare la vetta salendo verso la successiva e molto lentamente facendomi i gradini con gli scarponi ci arrivai. Presi fiato e continuai ancora un poco ma essendo il percorso molto più ripido mi fermai. Oltre tutto, non avevo la possibilità di vedere la cima del Tournalin in quanto la mole del bastione successivo mi copriva la visuale che era già molto scarsa perché c’era nebbia. Provai a chiamare gli amici per avvisarli che non potevo tentare di raggiungerli in quanto senza l’attrezzatura necessaria sarebbe stato molto imprudente. Dopo alcuni tentativi, Lorenzo mi rispose e quindi lo avvisai che sarei sceso e ci saremo incontrati nel pianoro sotto il colle.

È stata molto avventurosa e lenta la prima parte della discesa, mi resi conto della ripidità che ho affrontato salendo a cui non ho dato troppo importanza in quanto non pensavo di dover scendere da quel lato. Comunque non ripassai nel canalone in cui ero salito perché ero sicuro di percorrerlo scivolando. Perciò con tanti sospiri cercando di passare il più vicino alla parete rocciosa per farmi sicura nella discesa, scesi ripidamente dietro il primo bastione e giunsi finalmente alla fine della neve ghiacciati. Che bello rivedere la terra con un po’ d’erba…!

Ora però ero nuovamente nel dubbio in quanto la discesa si allargava e non avevo idea dove stavo andando anche perché la visibilità era solamente di una decina di metri. Pensai di tenermi però sulla sinistra perché mi era sembrato, l’orientamento nel salire dal colle, che il sentiero passasse sulla destra, quindi dovevo fare il contrario.  Dopo circa un quarto d’ora incontrai un sentiero traversale, dunque destra o sinistra?

Presi a sinistra perché lo ritenevo credibile, e poi riuscivo finalmente ad intravvedere meglio il luogo, sulla destra il sentiero si allargava troppo; dubitai che fosse il sentiero che conduceva alla Roisetta, però non l’ho mai saputo. La decisione di prendere a sinistra é stata intuitiva ed esatta.  Finalmente dopo un po’ di camino cominciai a vedere luoghi che avevo già incontrato e poi giunsi all’ultimo pezzo prima del pianoro sotto il colle. Mi rilassai in attesa degli amici che arrivarono dopo circa 20 minuti e li immortalai sorprendemente in una fotografia. Con euforia ci salutammo e raccontandoci le avventure siamo scesi alle auto.  Anche loro hanno trovato la nebbia che ha occluso la bella visibilità panoramica del posto, però erano in vetta! Così nuovamente sul posto non sono arrivato alla meta, ma l’esperienza vissuta mi é servita come insegnamento per altre escursioni e nonostante il desiderio di vedere la cima del Grand Tournalin, a cui non ho più avuto occasione di ritentarne l’escursione, sono tranquillo con me stesso seppur per ben due volte, e la seconda per causa della mia scelta, non ho raggiunto il traguardo. ⊗

TRA UN PASSO E L’ALTRO ritorna sabato 12 aprile 

 

¤

≡ Elaborazioni grafiche di Giuseppe Rissone e foto di Giovanni Bresciani ≡



 

      

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *