L’Upupa
Un grazioso uccello oramai raro
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⊕ L’upupa è un grazioso uccello diurno che emette un verso caratteristico: Up,Up, Up! e per tale motivo è stata così nominata. Presenta il becco lungo e sottile, leggermente arcuato e si nutre prevalentemente di insetti terricoli e di vermi. E’ uccello migratore che arriva dall’Africa, (arrivava) compare ormai raramente nelle pianure, zone collinari, come anche le Langhe, e le basse vallate alpine. Si tratta di un uccello con le inconfondibili piume gialle e nere, e talvolta muove di lato la testa alzando una simpatica crestina di piccole penne. È un uccello delicato, e probabilmente la sua leggerezza non l’ha aiutato nei contrasti fisici con le onnipresenti cornacchie. La sua presenza era frequente fino agli anni 80 del novecento, nel periodo tra la primavera e l’estate. Gépe, un vecchio contadino e allevatore di vacche piemontesi nella zona di Lequio Tanaro, che osservava attentamente e conosceva tutti gli uccelli del bosco, mi aveva raccontato di aver individuato il nido di un’upupa nel tronco cavo di un albero posto in uno dei suoi campi. ⊗
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⊕ Mi disse: una volta, fino a pochi anni fa, era facile trovarla nelle campagne piemontesi, perché faceva il nido nel cavo degli alberi, oppure in anfratti di vecchi muri diroccati. Una volta mi sono accorto che l’upupa aveva fatto il nido nel tronco di un albero, ma era posto in alto. Il giorno dopo ho portato con il trattore una scala a pioli, l’ho appoggiata al tronco e sono salito per vedere se avesse fatto la nidiata, se ci fossero già dei piccoli, o se stesse ancora covando. Quando ho messo la faccia vicino all’apertura del nido, curioso di vederci dentro, per poco non cadevo dalla scala, tanta era la puzza che mi è arrivata in faccia. Ho appena fatto in tempo a vedere che c’erano dei piccoli dentro alla cavità, ma la zaffata di odore era così pungente che io non me la aspettavo. E dire che io sono già abituato a sentire odori sgradevoli, non sono mica una verginella! I piccoli dell’upupa, non lo sapevi? Spruzzano una sostanza nauseabonda da una ghiandola che hanno loro. Quando stanno nel nido, e ci possono stare anche quattro settimane, se vedono qualcosa che li spaventa, spruzzano quella sostanza puzzolente. Grazie a tale arma di difesa, imprevista per gli eventuali predatori, le giovani upupe si difendono dagli attacchi, scoraggiando anche il più affamato aggressore o curioso rompiscatole umano. E Gépe continuò: Una volta, fino agli anni ottanta, se ne vedevano tante. Nel mese di maggio se ne vedevano tante, nelle vallate larghe, come quella del Tanaro e altre. Arrivavano da altre parti, credo da sud, perché sono uccelli migratori, ed era un bell’uccello da vedere nei prati e nelle zone boscose. L’upupa ha un volo tipico, a scatti sembra svolazzare su e giù come una farfalla, è facilmente riconoscibile e non c’è mai stato nessun cacciatore che l’abbia mirata, perché è un uccello troppo bello da vedere ma si sa anche che poi, se tu la prendi in mano, quella puzza. Ha il becco lungo e sottile, un po’ ricurvo, e una volta si vedeva spesso nelle nostre zone, dove pascolavano le vacche. Aveva la caratteristica di posarsi a terra dopo che erano andate via le bestie da un prato pascolo e razzolava sul terreno come fosse una gallinella nana. Quella andava a cercare lo sterco delle vacche, specialmente quello già disseccato, dei giorni precedenti. Lo spostava con le zampette, razzolando come usano fare le galline, che raspano per terra per cercare i vermicelli, e l’upupa faceva proprio così. Girava lo sterco secco lasciato qualche giorno prima, aiutandosi sia con le zampe che con il becco, poi catturava i vermi di terra che si trovano sempre sotto lo sterco, e tutti quegli insetti e larve che bazzicano lì intorno. Se tu vedessi, ha un modo singolare di nutrirsi, infatti con il suo becco ricurvo afferra un verme oppure uno scarafaggio, e lo lancia in aria, e poi lo lascia cadere a terra e poi se lo riacciuffa, due o tre volte, per poi ingoiarlo. È proprio un uccello con diverse particolarità. Adesso in questi ultimi anni si vede molto meno, è diventata quasi una rarità. Ma per quale motivo, secondo te è diventata così rara? Per diversi motivi. Innanzitutto le vacche libere al pascolo, in campagna, ci sono molto meno rispetto a una volta, e dunque sono diminuite le sue fonti naturali di cibo. Infatti si trova di più nelle basse vallate di montagna, perché sono ancora quelle più pascolate. Tanti anni fa, nel secolo scorso, dappertutto in campagna si vedevano le vacche o altri animali al pascolo, e dunque nei prati si trovavano moltissime feci fresche o secche. Adesso ce ne sono pochissime. E poi, seconda cosa, negli ultimi anni hanno preso piede delle altre specie di uccelli, che arrivano da fuori, che sono più forti, che sono onnivore, come i corvi e le gazze, e vanno e mangiano di tutto, sono dei veri e propri “spazzini” della campagna, e vanno anche a fare concorrenza all’upupa e le mangiano i vermi di terra. ⊗
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⊕ Secondo te si può fare qualcosa per non perdere questa biodiversità? Bisognerebbe che ci fossero ancora le condizioni come c’erano fino agli anni 80 del novecento, con tante vacche al pascolo nelle valli, vicino ai fiumi, in collina e nelle vallate alpine, con gli agricoltori che guadagnavano qualcosa, e non come adesso che sono una categoria che non riesce più ad avere un margine di guadagno sufficiente dal suo lavoro. Perché? Perché, se così fosse, ci sarebbero ancora dei giovani che si mettono a fare i pastori, e menare le vacche al pascolo. Infatti non è un caso che l’upupa si vede ancora ogni tanto nelle vallate alpine, nella parte bassa, giusto nella stessa zona dove i montanari continuano a metter fuori le bestie al pascolo… Ma le vacche al pascolo ci sono ancora in certe zone… Sì, è vero, ma sono delle mandrie più grandi, che mangiano molta erba, e per trovarne si spostano di continuo, ma poi c’è sempre il problema che ci sono molte altre specie di uccelli che le fanno concorrenza, uccelli più robusti, come i gabbiani, cornacchie, ma cosa vuoi, anche gli altri cercano il cibo. Sul piano pratico come si potrebbe intervenire? Forse sarebbe il caso di diminuire il numero di corvi, che hanno un becco più forte e sono aggressivi, e fanno concorrenza alle specie più delicate, come l’upupa e il colombo selvatico, il cosiddetto colombaccio”. Invece agli uccelli più grossi di loro, come i gabbiani, non fanno concorrenza. Conta la possenza fisica? Sì, in natura prevale l’animale più forte fisicamente, nella predazione, o perché vince nelle competizioni, o prevale quello onnivoro, che riesce sempre a riempirsi lo stomaco, diventando più forte, sia mangiando vegetali, semi, frutti di stagione, o altri animali morti che si trovano in giro. Altrimenti in alternativa, vanno avanti anche quelli che hanno delle caratteristiche specifiche, o che sono utili al territorio. Per esempio? Per esempio come gli avvoltoi, che mangiano le carcasse di animali morti in montagna, anche molto grandi, o come il picchio, che va a cercare le larve di insetti sotto la corteccia degli alberi, o la rondine, che si è specializzata come insettivora, e trova abitazione sotto la volta delle stalle, o sotto i cornicioni, mettendosi al riparo dai predatori di uova. ⊗
IL CURIOSO MONDO DEGLI ANIMALI ritorna sabato 22 febbraio
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≡ Elaborazioni grafiche di Giuseppe Rissone – Fotografia da pixabay.com ≡





Sono sempre belle le storie che ci racconti.
A proposito dell’upupa, uccello che ho conosciuto grazie al mago Gabriel, in una vecchia puntata di “Mai dire Tv”, trasmissione inventata dalla Gialappa’s band.
Mi ricordo che in quella trasmissione il sedicente mago affermava che bevendo l’uovo dell’upupa diventava invisibile.
Potenza del mezzo televisivo, scompariva veramente… qui il link per rivedere l’episodio
https://www.youtube.com/watch?v=Pm_BLl4yRy4
In quegli anni a Torino si svolgeva il festival della birra dove io facevo servizio: dopo un paio di edizioni svoltesi al Palazzo a vela.la manifestazione si sposta a Torino esposizioni nel padiglione 5.
Una sera ospite arriva il mago Gabriel, una macchietta, che vuole ripetere l’esperimento della sparizione.
Beve l’uovo e naturalmente rimane ben visibile sul palco.
Allora si arrabbia con il suo staff colpevole di avergli dato un uovo di gallina, per quello non era sparito.
Grandi risate, i soliti fischi e l’uscita di scena.
Il pubblico, insofferente delle lamentele del mago, torna allo scopo reale della serata: il bere della buona birra.
Ah, ah, le bacchette magiche non esistono, con buona pace del maghetto e degli atrii. Il poveretto inoltre non sapeva che l uovo di upupa lo avrebbe fatto diventare invisibile agli occhi ma presente all olfatto delle persone…..