Armi Non Ne Ho…
diserzione, antimilitarismo… mondi sconosciuti
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⊆ La guerra più che mai sta diventando normalità, i telegiornali ci forniscono immagini di morte, devastazioni, passando con noncuranza all’ultimo disco del rapper di turno – nulla di personale contro di loro – alle funamboliche vittorie di Sinner – nemmeno contro di lui ho qualcosa di particolare, anche se essere messo ad esempio di italianità quando lo stesso preferisce pagare le tasse nel Principato di Monaco, sempre che in terra monegasca le tasse si paghino e basti riempire le casse delle banche locali – in una mescolanza di spot, di non notizie che mettono sullo stesso piano fatti che sullo stesso piano non possono e non devono stare.
Personalmente ho da sempre avversità contro ogni logica militare, le armi, la guerra, le divise, in sostanza da sempre sono un antimilitarista, una posizione non dettata dalla paura ma dall’idea che non ci sono bandiere, confini, religioni, che possano essere difesi con le armi. Quindi credo che dovrebbe essere normale dichiararsi antimilitaristi, una visione che vada oltre ad essere pacifisti e contro la guerra, ma che crede che una società sempre più militarizzata – anche nelle parole – e nell’esponente aumento della produzione di armi sempre più sofisticate che spesso diventano oggetti di prova per invadere le nostre vite, non può che portare alla distruzione. Il nostro paese non è esente da responsabilità, in quanto produttore e esportatore di armi, un’industria che non conosce crisi. Nemmeno la mia città – Torino – è esente da queste logiche, da città dell’automobile a città dell’Aerospazio – in realtà un industria bellica che produce cacciabombardieri, missili balistici, sistemi di controllo satellitare, elicotteri da combattimento, droni armati per azioni a distanza – con 350 aziende grandi e piccole e con un fatturato di circa 8 miliardi di euro e con un passaggio da 20 a 35mila addetti. Sempre sotto la Mole, ogni due anni si tiene l’Aerospace and defence meetings, che nel 2023 è arrivato alla nona edizione, con un incremento di scambi e partecipazioni rispetto all’edizione record del 2021. L’ultima edizione si è tenuta dal 28 al 30 novembre 2023, nel consueto spazio dell’Oval – il centro congressi nato sulle ceneri del complesso industriale della Fiat Lingotto – in cui hanno partecipato 400 aziende, 1400 tra acquirenti, venditori e rappresentanti di governi. Il vero fulcro della rassegna sono stati gli incontri bilaterali per stringere accordi di cooperazione e vendita: nel 2021 oltre 7.500, lo scorso anno 9.000. ⊇
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⊆ È davanti a tutto questo mi sono sempre chiesto ma qualcuno oggi obietta, diserta? Con fatica ho trovato qualche traccia di chi con estremo coraggio dice no. Russi che si sono rifiutati di combattere: Vyacheslav Reznichenko, di Zarubino, nella Russia orientale, è stato condannato a due anni e sei mesi di prigione. Andrey Kapatsyna, è stato condannato da un tribunale di Vladivostok a due anni e 10 mesi di prigione. Padre John Burdin, accusato di aver criticato pubblicamente l’invasione russa dell’Ucraina in un suo sermone, è stato condannato dal tribunale ecclesiastico e bandito dal sacerdozio. Anna Chagina che, dopo aver criticato l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, è stata multata e le è stato vietato l’uso di Internet. Padre Ioann Kurmoyarov, è stato condannato a tre anni di carcere e gli è stato vietato di utilizzare Internet per due anni. Mikhail Simonov, è stato condannato a sette anni di carcere per aver pubblicato commenti contro la guerra sul social network russo VKontakte. È questo solo a riguardo del conflitto russo/ucraino – in particolare da alcune fonti si fa notare che tra le file ucraine i disertori sono diverse migliaia – altre testimonianze arrivano da Israele e dalla Palestina. In Israele per chi obietta è previsto un futuro travagliato, il numero è anch’esso confuso, nel 2023 si stima che siano stati 150 obiettori, qui alcune delle loro storie: Evyatar Rubin, 20 anni, è un obiettore di coscienza e ha pagato la sua scelta con 4 mesi di reclusione, Sofia Orr, il 25 febbraio scorso si è recata all’ufficio di reclutamento per dichiarare la sua obiezione di coscienza. Tarteel Yasser Al Junaidi e Aisha Amer sono palestinesi che si oppongono alla logica dello scontro militare e portano la loro idea non violenta con giovani israeliani in giro per il mondo.
A disertare non dovrebbero essere solo quelli che si trovano nelle zone in conflitto, e nemmeno il timore di un conflitto nucleare mondiale sembra smuovere le coscienze e la incessante campagna “in divisa si sta bene” lanciata nelle nostre scuole per fare proselitismi sembra non indignare la cosiddetta società civile. Quello che manca è un movimento forte che sulle tematiche della non violenza e sul rifiuto netto della ondata militarista, riesca a mobilitarsi e incidere sulle scelte dei potenti, il tutto è decisamente minoritario e si limita alla richiesta di Pace, condivisibile ma non sufficiente a incidere sul problema. Interessante e coraggiosa l’iniziativa lanciata dal Movimento Nonviolento – a cui ho aderito – che intende raccogliere nomi e cognomi di chi informa il Governo della propria non disponibilità a indossare una divisa, pur consapevole che questo gesto è una minima parte di quello che ognuno di noi dovrebbe fare.
La canzone Il disertore di Boris Vian e Harold Berg, tradotta da Giorgio Calabrese con lievi modifiche, e ripresa da Ivano Fossati, si conclude con queste parole: e dica pure ai suoi/se vengono a cercarmi/che possono spararmi/io armi non ne ho…E voi come la pensate? ⊇ FUORI LUOGO ritorna martedì 17 dicembre
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≡ Elaborazioni grafiche e fotografiche tratte da pixabay.com ≡





Aggiungo solo una nota
Rispetto al racconto mediatico della guerra
Credo si debba continuare a lavorare più e meglio sulla memoria storica di guerre vissute e dimenticate e su un altro piano di condivisione.