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Un PRG Ti Ibriderà

Gian Michele Spartano

 

Senza uno stormir di foglia, la Torino 3.0 ci cambierà la vita. Ecco come.

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Tempo di lettura 9 minuti

 

Ad immergersi nei fatti della politica ci si ammala; fanno quindi bene i deboli di mente o di stomaco a tenersene alla larga: quantomeno una lieve forma di neurodivergenza è garantita. Peraltro, non curarsene affatto o al più rilasciare col voto una sorta di delega abdicativa, priva di controllo partecipato, non solo equivale a vivere come in una propria bolla virtuale e non il mondo circostante, ma consegna le chiavi del Palazzo della res pubblica ad indicibili sembianze umane. In altre parole, se ti ritieni un umano ma non presti umanità alla società, non potrai pretendere da essa umanità alcuna.

 

UN PRG TI CAMBIA. LA VITA
Un esempio a chilometri zero del vivere il mondo circostante consiste nel tentativo di conoscere come il governo della tua città ne utilizza e disciplina i pubblici suoli, la “casa comune” sotto il tuo terrazzo. Ora, se non anneghi la giornata in lavoro, automobile, figli, genitori, palestra, piscina, Iphone18, social e tv, ed infine coniuge per litigarci o farci cose…, potrai accorgerti che l’ambiente intorno a queste splendide tue realtà, piaccia o meno è in continua mutazione, plasmandone consistenza ed esistenza; e lo strumento che la “comunità” adotta per realizzarlo si chiama Piano Regolatore Generale (PRG).
Sopra le testoline dei torinesi droneggia l’iter di approvazione della riforma a quello vigente dal 1995. Anzi, è corretto dire che si tratterà di un Piano totalmente nuovo. Dopo l’adesione del Consiglio Comunale al progetto preliminare e l’acquisizione da parte della Giunta delle 875 Osservazioni pervenute da enti e singoli cittadini, siamo ora al vaglio della Conferenza di Copianificazione: formalità che il Comune, insieme a Provincia, Città Metropolitana e Regione sbrigherà per il varo definitivo previsto a fine anno-inizio 2027. È tutto consultabile on-line, se siete bravi e prendete tempo per la vostra vita partite da qui; altrimenti può risultare utile proseguire in questa lettura, anche per chi torinese non è, contando soprattutto la filosofia sottostante tale pianificazione urbanistica.

 

ATTORI E REGISTA
Per comprendere in quale genere di mare navighiamo, balzano agli occhi meno distratti due circostanze preliminari.Intanto, la delibera del Consiglio Comunale di cui sopra, che sancisce l’incipit del processo di approvazione: all’appello della seduta del 16 marzo scorso erano presenti tutti e bravini i 40 Consiglieri. Poi, al momento della votazione di un documento sì importante per la vita dei cittadini, puff…, dei presenti ne rimasero a votare 28, con maggioranza bulgara di 24 a favore (compatti che sorreggono la giunta) e 4 contrari. E tutti gli altri e 12, saranno stati colti in quel momento da improvvisi bisognini? Chi lo sa… sta di fatto che una nutrita pattuglia di “opposizione” ha ben visto di volatilizzarsi dal voto, neanche astenendosi, Lega e Movimento 5 stelle in testa.
Secondo punto di partenza. La riforma del PRG ha la paternità di chi ne detiene la delega, è ovvio, ed è l’Assessore all’Urbanistica. Col piccolo ma significativo particolare: costui non è un Pautasso Geom. Mario qualunque proveniente dalla Crocetta o da Cit Turin o Via Lagrange; ma si tratta del Signor Arch. Prof. Paolo Mazzoleni, che a scorrere il suo CV di 10 pagine fitte fitte gli dai subito dell’ArchiStarAsséssor. Tutto made in Torino? Ma nianca ‘na brisa… – nemmeno una briciola (NdR) – tutto o quasi by Milano, compresa una trascorsa Presidenza dell’Ordine degli Architetti di quella provincia; sia per formazione sia per attività professionale (con studio Associato in Corso Sempione), il brodo di coltura di questo talento dell’urbanistica è costituito dall’ultimo grido dell’immobiliarismo plutocratico multinazionale meneghino. Ammettiamolo: con la sua spiccata propensione alla progettazione residenziale di genere social pubblica e privata, è proprio l’Uomo-che-Torino-attendeva! Social è la parola magica di questi tempi, che apre tutte le porte a questa città da ripensare. Tutte le porte, anche affaristico-finanziarie… E pazienza se l’Archì sia in odore (solo odore eh?!) di conflitto d’interessi per taluni incarichi riguardanti progetti assegnati al suo studio professionale dalla spagnola GO FIT, multinazionale del fitness e del benessere, per diverse opere sabaude (riqualificazione delle piscine Lido e Sempione; nonché dell’ex MOI, le variopinte palazzine olimpiche del 2006, in seguito divenuto riparo per migranti, oggi trasformato in un complesso di social housing che ospita studenti e lavoratori). Social housing e studentati, il core business immobiliare della città che cambia, la digital smart multi-service town! Wow!
E pazienza pur se il medesimo nostro ArchiStarAsséssor debba comparire a processo a Milano il prossimo 25 novembre con altri 13 indagati per presunti abusi edilizi: come professionista avrebbe firmato progetti per la realizzazione di tre torri residenziali da nove, dieci e tredici piani, le c.d. residenze “LAC” con vista sul Parco delle Cave di Milano, amena oasi naturale alla periferia ovest della città; opere fatte passare come interventi di ristrutturazione mediante SCIA anziché attraverso un piano attuativo obbligatorio, dato l’impatto ambientale e la vicinanza ad un’area protetta. Per la cronaca, detto inter nos…la proprietà, una multinazionale francese del mattone, ha già demolito gli edifici in costruzione non appena dissequestrati, per l’onerosità del loro mantenimento fino alla conclusione del giudizio.

 

L’INGHIPPO
Bene, esposta la cornice diciamo “umana”(?) in cui si inscrive, veniamo al merito del PRG. È ‘na parola! Ci si trova davanti ad un’inestricabile congerie normativa e grafica, con utilizzo nelle parti espositive di una specie di neolingua burocratese nonché di effetti cromatici della cartografia del tutto incoerenti gli uni con gli altri. Di pianificato, questo progetto sull’uso del bene pubblico cittadino ha la prerogativa di impedirne l’accesso ad una mente  umana di media potenzialità.
E’ stata necessaria la dedizione di una urbanista consulente del Tribunale e di un’avvocata esperta in diritto amministrativo e legislazione comunitaria, ad aprirmi uno squarcio di chiarezza nel corso di un incontro semi-carbonaro di volenterosi cittadini cui ero presente. Si scopre così che il fumus di illegittimità (in relazione a normative italiane ed europee) del gran pateracchio urbanistico che si sta approvando nell’ignoranza generale va di pari passo con l’ispirazione politica che lo pervade.
Dal confronto dei documenti di progetto rispetto a quelli del vigente PRG, si ricava che le effettive intenzioni della giunta comunale (sorretta da un “campo largo” che va dai Moderati ad AVS, capeggiato dal PD e sue liste-civetta) sono quelle di a) consentire una sostanziale mano libera a Giunta e Consiglio nella gestione futura dei suoli; b) indurre una sorta di mutazione al concetto di destinazione d’uso degli spazi pubblici, nel senso di “ibridarne” la fruizione: come bene pubblico maculato di consumo privatistico.
Niente di più avveniristico, caro il nostro ArchiStarAsséssor! Nella sostanza, dello strumento concepito dal legislatore post-unitario poi riformato in epoca fascista (1), si sperimenta oggi una torsione al principio di sfruttamento ordinato del suolo urbano; le parole d’ordine sono “flessibilità e dinamicità”, che nei fatti andranno tradotte in una cessione svincolata di spazio pubblico al consumo privato/affaristico.
In particolare per le aree verdi presenti nelle zone a maggior concentrazione residenziale, si assiste alla minaccia di uno “snaturamento” della loro funzione di polmoni integrali della città: la prima spia di questa dissimulata volontà si comincia a scorgere da una banale variazione cromatica con cui esse vengono rappresentate sulle cartografie di Progetto: il rosa carne (vedi foto). Il colore verde, nella tonalità intensa sta ad indicarci che verdi rimarranno le aree della collina e delle Basse di Stura. La profonda modifica diventa manifesta nella parte normativa tecnica, in ragione del fatto che i nostri parchi -si pensi ad esempio alla Pellerina, a Piazza d’Armi, al Meisino – scadranno a mere “aree plurifunzionali” (definite “artificializzate”, in quanto insistono su un territorio urbano), di cui nulla potrà impedire la possibilità di edificarne talune superfici; col rischio che la quota di verde minima prevista per ogni cittadino dalla legge statale (2) venga pericolosamente violata. Questo anche in forza del regime di “monetizzazione”: il costruttore incaricato del piano attuativo potrà nel futuro non cedere porzioni di verde pubblico richiestegli per ogni cubatura realizzata in cemento e compensare economicamente il Comune. 
Inoltre, le aree cosiddette “agricole” (attualmente concentrate nelle zone collinari, nelle fasce fluviali e su taluni margini settentrionali e meridionali del perimetro cittadino), per definizione e per legge non destinabili al consumo di suolo, nel nuovo progetto di PRG risultano completamente sparite dall’area comunale, come se non esistessero attualmente; il Piano in arrivo, omettendo di individuare e disciplinare in modo inequivoco la corrispondenza tra le categorie territoriali e le corrispondenti zone territoriali omogenee (art. 2 D.M. 1444/1968), con particolare riguardo alle aree già classificate come zona E-agricole dal PRG vigente, impedisce di verificare il regime edificatorio applicabile ed il rispetto dei limiti inderogabili stabiliti dalla normativa citata. Pertanto la domanda nasce spontanea: le aree oggi individuate come riserva agricola, quale disciplina edificatoria seguiranno con il nuovo assetto urbanistico? Solo il mitico ArchiStarAsséssor potrà svelarcelo, ma il sospetto di un’espansione color grigio-cemento e’…”intenso”.

 

Sarà che l’aria di questi tempi avvelena pure l’anima, ma ad esser maligni a volte ci si azzecca; soprattutto se l’aria che ci propongono questi professionisti del mattone e della politica è tutto fuorché limpida, confezionata senza uno stormir di foglia. E qui si tratta di quella che respiri in casa.Vuoi passarci oltre e reclinare lo sguardo sul tuo confortante social o tele-solitario preferito?

 

NOTE
(1) Per i curiosi, la prima normativa in materia edilizia risale al 1865 con le leggi nn. 2248 (unificazione amministrativa del territorio del Regno) e 2359 (sui piani regolatori edilizi ed espropriazione per pubblica utilità). Ne è seguito il testo istitutivo dell’attuale PRG, con la l. 1150 del 1942 che disciplina organicamente la materia urbanistica.
(2) Decreto Interministeriale n. 1444/1968

Il presente articolo è stato redatto senza l’uso di AI

 

Particolare della tavola di progetto del nuovo PRG Città di Torino

 

Tempio Aperto prossimo appuntamento mercoledì 11 novembre 2026

 

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