Cosa acquistiamo, cosa mangiamo?
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Dove fate la spesa? Nel supermercato sotto casa? Nel mercato rionale? In una delle tante catene della grande distribuzione? Oppure nei piccoli negozi del vostro quartiere? Qualsiasi sia la vostra risposta è sempre più evidente che i piccoli sono mangiati dalla GDO non lasciando spazio ad altre iniziative, i mercati rionali sono in difficoltà, e se rimangono in piedi e solo grazie al lavoro di molti operatori provenienti da altri paesi. Tutto questo penalizza la qualità dei prodotti, con l’attrazione di prezzi bassi, che spesso nascondono vie di produzione alquanto opache.
Esistono diverse esperienze che cercano di proporre un acquisto consapevole, etico, e con attenzione alla qualità. Il nostro paese si distingue spesso per essere esterofilo, ed in particolare per tutto quanto è targato a stelle e strisce. Quindi guardiamo oltre confine, nella vicina Svizzera per conoscere un’esperienza controcorrente e curiosa.
Gli agricoltori svizzeri puntano sempre più sulla vendita diretta, nel 2023 il 20% delle aziende svizzere vendeva parte dei propri prodotti direttamente in fattoria. Questa tendenza non è tanto un’espressione di nostalgia, quanto una strategia di adattamento economico in un mercato in cui, gli agricoltori svizzeri ricevono spesso solo 30 centesimi per ogni franco speso nel commercio al dettaglio, rispetto ai 45 centesimi del 1990. Per sopravvivere economicamente, le aziende agricole svizzere si stanno trasformando in imprese ibride che combinano la logistica digitale con i tradizionali modelli basati sulla fiducia. Una caratteristica fondamentale della vendita diretta in Svizzera è l’elevato livello di fiducia tra le aziende produttrici e la loro clientela.
Infatti, la maggior parte dei punti vendita delle fattorie non è presidiata. I clienti pagano l’importo totale calcolato autonomamente per i prodotti acquistati in una cassa senza essere osservati. Nonostante la mancanza di sorveglianza nella maggior parte dei punti vendita delle fattorie, nel 95% dei casi le merci vengono pagate correttamente.
La vendita diretta può tuttavia comprendere anche altre forme di distribuzione, come la consegna di cassette di frutta e verdura a domicilio. In particolare le aziende biologiche sfruttano il contatto diretto con la clientela per compensare meglio i loro costi di produzione più elevati, senza intermediari. Viceversa, la clientela dei prodotti biologici è anche più sensibile alla provenienza locale e alla trasparenza della produzione. Anche per le aziende agricole il rapporto con la clientela riveste un ruolo importante, perché attraverso la vendita diretta possono comunicare la storia della loro produzione e valorizzarla economicamente. Non a caso, negli ultimi anni si è osservato un ulteriore sviluppo: il punto vendita agricolo sta arrivando nelle città. Sempre più agricoltori offrono i loro prodotti anche in negozi situati in luoghi più frequentati.
Il progetto svizzero può funzionare anche in Italia? I dubbi sono diversi, in particolare sui punti vendita non presidiati, esistono già esperienze simili nel nostro paese, che devono seguire delle normative fiscali e igieniche, basta farsi un giro sulla rete per conoscere cosa esiste nel nostro paese. Quello che conta e informare le persone sulla qualità del cibo che viene acquistato e consumato, cercando anche di ridurre con questa modalità l’impatto ecologico, la grande distribuzione costringe spesso ad acquistare prodotti impacchettati in involucri di plastica, che non permette di scegliere sia la quantità e la qualità dei prodotti. Uno dei motivi di perplessità è quello di rendere questa vendita asettica, simile a quella dei supermercati, dove il contatto diretto scompare, per interfacciarsi con una macchina distributrice anziché con un produttore in carne ed ossa.
L’idea di una spesa lenta e consapevole ha sicuramente maggior successo nelle piccole realtà, le grandi città faticano a creare una rete di punti vendita dove qualità, prezzo, e contatto umano vadano a braccetto, questi luoghi potrebbero essere i piccoli mercati di quartieri, sburocratizzando le regole di vendita. Servono iniziative dal basso, negli anni ’70 si diffuse la modalità dei “mercatini rossi” dove chi produceva vendeva direttamente i propri prodotti, senza ricalcare quel modello che aveva sicuramente delle carenze, igieniche in primis, ma poneva in maniera provocatoria un problema reale, che a distanza di cinquant’anni è più che mai presente e incide sulla nostra salute e sul nostro portafoglio.
Foto di copertina: Giuseppe Rissone
Lente Storie: ritorna lunedì 25 maggio 2026
La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti





In provincia di Cuneo e Torino sono ormai molte le aziende agricole di produzione di vitelli piemontesi che fanno macellare un toro al macello e raccolgono le prenotazioni dai clienti. Poi fanno preparare i pacchi famiglia da 5 o 10 chilogrammi e fanno vendita diretta in azienda nel giorno che hanno tutti i pacchi pronti. il prezzo al chilo per carne di produzione propria gira su 13-14 euro al chilo e si è diffuso molto. Anche le aziende agricole di verdura lo fanno e alcune portano i prodotti in un punto vendita situato in qualche città vicina.