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Cantare Amantis Est

 Andrea Musso

  Il talento del maestro unisce le voci

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Cantare amantis est: cantare è proprio di chi ama. L’antica e potentissima locuzione di Sant’Agostino è molto più di un semplice motto; è una dichiarazione d’intenti, la chiave di volta di un’esperienza artistica e umana che ha saputo scuotere le coscienze nel segno della grande musica. Artefice di questo prodigio il maestro Riccardo Muti, che attraverso il progetto inserito nella cornice del Ravenna Festival, ha trasformato la coralità in una autentica liturgia laica di condivisione, pace e bellezza.

 

La polifonia della comunità: il cantiere della voce

Palazzo Mauro De André a Ravenna si è trasformato, in occasione dell’evento, in un tempio laico del suono. Qui si sono radunati centinaia di coristi – provenienti da ogni angolo d’Italia e non solo, uniti in un mosaico che ha colmato ogni distanza: professionisti di teatri prestigiosi, appassionati di cori amatoriali, giovani voci e cantori senior. Sotto la guida autorevole ma non autoritaria di Riccardo Muti, questa immensa marea umana ha smesso di essere una somma di singoli per diventare un unico corpo sonoro.

 

Il metodo di Muti non è una semplice lezione di tecnica vocale o concertazione: è un atto di rispetto radicale nei confronti della partitura e del senso profondo della parola cantata. Il Maestro non insegna soltanto ad emettere la nota giusta o a rispettare la dinamica; scava nel significato semantico del testo, spiega il respiro che c’è dietro a ogni sillaba, pretende che la musica sia vissuta intimamente prima di essere emessa dalle labbra. Si tratta di un’esperienza formativa rara, in cui la bacchetta del direttore d’orchestra non impone, ma guida e libera l’energia collettiva.

 

Un viaggio spirituale tra Mozart, Verdi e Boito

Il programma musicale affrontato durante le giornate di studio e prova ha rappresentato un itinerario vertiginoso nella storia della musica sacra e operistica. Si parte dalla limpidezza cristallina e celestiale dell’Ave Verum Corpus di Wolfgang Amadeus Mozart, un esercizio di purificazione stilistica dove la precisione dell’intonazione si fa preghiera.

 

Il percorso si è poi addentrato nelle atmosfere dense e drammatiche del melodramma italiano con il celebre Casta Diva dalla Norma di Vincenzo Bellini – impreziosito dalla partecipazione del soprano Maria Grazia Schiavo e del pianista Davide Cavalli – per poi toccare le vette della monumentalità verdiana attraverso un estratto corale a cappella tratto dalla Messa da Requiem. Infine, l’energia debordante e luciferina del Prologo dal Mefistofele di Arrigo Boito ha dimostrato come la coralità sappia farsi epica, descrivendo la lotta eterna tra il bene e il male attraverso la potenza del contrappunto vocale.

 

La musica come architettura di pace

In un’epoca segnata da fratture sociali, conflitti e frammentazione individualista, “Cantare amantis est” si erge a manifesto politico e culturale di straordinaria attualità. Muti ci ricorda instancabilmente che la cultura non è un ornamento elitario, ma un presidio di umanità. Riunire centinaia di persone attorno a uno spartito significa praticare la democrazia nella sua forma più alta: l’ascolto dell’altro. Per cantare insieme bisogna condividere il respiro, accordare le proprie frequenze a quelle del vicino, annullare l’egoismo in favore di un disegno comune.

Quando l’ultimo accordo si spegne sotto la volta di Palazzo De André e cala il silenzio, permane negli occhi dei coristi e del pubblico la consapevolezza di aver partecipato a qualcosa che supera la dimensione del concerto. Resta la certezza che, finché ci saranno voci disposte a fondersi nell’amore per l’arte, la bellezza continuerà a custodire la speranza del mondo.

 

Gabriele Rissone (Teatro del Pavone Perugia)

 

A Suon Di Musica prossimo appuntamento 9 dicembre 2026

 

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