Cosa non si fa per restare i numeri uno
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Cari amici bradipolettori, contrariamente dal solito, per quest’ultimo articolo di questa stagione, inizio a spiegare adesso il perché del titolo “La scimmia sulla schiena del re”. Ne conoscete il significato?
Secondo la Treccani l’espressione “avere la scimmia sulla spalla” (dall’inglese monkey on your back) è un celebre modo di dire gergale che indica una forte dipendenza, un’ossessione o una grave crisi di astinenza.
Nel tempo l’espressione ha subito un’evoluzione come specificato nel sito Libreriamo: Oggi il significato si è esteso ed è molto usato nel linguaggio colloquiale per indicare una passione travolgente o una fissa irrefrenabile per qualcosa (es. “avere la scimmia per un nuovo videogioco” o “per un viaggio”).
A cosa voglio quindi riferirmi con questa mia introduzione? Semplice, basta ascoltare un TG o leggere un quotidiano di qualsiasi tendenza politica per rendersene conto.
Il pregiudicato presidente statunitense continua nella sua ossessione nel vedere complotti ogni dove, naturalmente tutti a suo sfavore, e allora eccolo mettere al bando televisioni e giornali critici con il suo operato, accusa la Cina di aver favorito brogli alla sua mancata rielezione del 2020, fatti ampiamente smentiti da tutti, firma accordi con l’Iran per poi rimangiarsi il tutto e continuare nella sua guerra personale nel golfo e continua nei suoi piagnistei con il mondo che non gli vuole dare una mano.
Lui, che riesce anche a sfalsare un campionato mondiale di calcio facendo annullare una squalifica ad un giocatore con la complicità di un burattino a capo della FIFA, la federazione internazionale delle associazioni calcistiche, che adesso vuole proporre come nuovo segretario dell’ONU.
E con lui mi fermo qui.
Il suo contraltare sovietico Putin, quello su cui pende un mandato d’arresto internazionale per crimini di guerra, continua in quello che possiamo definire il suo Vietnam, non citando che la guerra con l’Ucraina che doveva essere lampo e che si sta trascinando da ormai 4 anni, ha già causato circa 500000 morti fra le sue forze armate e che al momento non ha conquistato niente, mentre l’economia russa è allo stremo.
L’altro criminale di guerra israeliano vede terroristi dappertutto e continua imperterrito a bombardare anche le tendopoli dei rifugiati palestinesi, occupa con i coloni ampie zone della Cisgiordania, bombarda il Libano e chi più ne ha ne metta.
E da noi?
La paura delle forze del nostro governo che il nuovo partito dell’ex militare continui nell’erosione di voti nei loro confronti, piuttosto di fare un fronte comune, cercano di mettersi tutti a suo pari, cosí dopo aver solidarizzato con i genitori della cosiddetta famiglia del bosco, fregandosene altamente di cosa dice la Costituzione a riguardo dell’educazione dei figli, articolo 30, salvo poi applicarlo su Rom, minori a Scampia, ecc. ecc., ecco che trova un nuovo eroe: il gioielliere Mario Roggero.
Non vedevano l’ora di scagliarsi contro i giudici rei di aver condannato, dopo tre gradi di giudizio, questo povero cristo che si è scagliato all’inseguimento di tre rapinatori fuori dal suo negozio, scaricando un intero caricatore alle spalle dei banditi in fuga, infierendo sui corpi ormai esamini a terra come fosse un novello Charles Bronson.
Ora arrivano richieste di grazia, si propongono modifiche alle leggi che regolano la legittima difesa, che si chiedono pene alternative al carcere, si propongono petizioni di solidarietà. Voglio solo ricordare che questo individuo nel 2005, per una lite di una delle figlie con l’allora fidanzato minacciò pistola alla mano anche i genitori di quest’ultimo per cui patteggiò nel 2007 in modo di chiudere anche li un processo.
Lo stesso levare di scudi come nel caso dell’imprenditrice di Viareggio che con il suo Suv aveva investito a più riprese lo scippatore che le aveva trafugato la borsa, anche lei condannata in primo grado a 18 anni per omicidio volontario. Mi state dicendo che per questo caso non c’è stata alcuna levata di scudi? Eppure i due episodi hanno analogie comuni, o no?
È vero, ma in questo caso, il militare sopra citato era ancora conosciuto solo per un suo libro con concetti deliranti.
Comunque, notizia di questi giorni, i partiti del nostro governo, anche quelli che si definiscono moderati, pensano che un accordo con l’ex militare sia possibile, in fondo siamo tutti figli della stessa ideologia, fascista.
Vedete quindi quanto l’ossessione per mantenere il potere, la scimmia sulla schiena, sia viva e vegeta su questi personaggi
Fine.
Veniamo alla parte musicale, il brano scelto è dei Mo. Do, gruppo minore bergamasco fondato nel 1978 da Walter Locatelli ex batterista dei Dalton insieme a Valerio Cherubini, chitarra, flauto e voce, Roberto Colleoni al basso, Gianantonio Merisio voce e tastiere e Stefano Barzaghi alla chitarra. Pubblicano un album nel 1980 “La scimmia sulla schiena del re”, otto brani, non molto lunghi, con influenze classiche e cambi di ritmo come facevano i Gentle Giant.
Di questi otto brani la metà è solo strumentale, il brano che apre il disco “Preludio in D” è forse il migliore. La limitata tiratura dell’album, dovuta principalmente al diminuito interesse per il progressive causa lo scioglimento del gruppo. Il disco verrà ripubblicato nel 1993 in formato CD e nel 2016 ci sarà una ristampa anche su vinile.
Come al solito il link per l’ascolto.
Nel frattempo se ne avrete voglia vi invito a riascoltare i brani scelti per i miei articoli, ricercando gli album completi così da scoprire tesori nascosti.
Ricordo che le notizie musicali che vi ho dato, oltre alla mia memoria, le ho raccolte su alcuni testi fra cui “Italian Prog” di Augusto Croce edizione Createspace Independent Pub e da “Il libro del prog italiano” di Sandro Neri, Giunti editore.
Non mi resta che augurarvi buone vacanze e a rileggerci a presto.
Foto di copertina: Gianfranco Gonella (India 2023)
Il Mito Ostinato ritorna in autunno
La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti





Nel momento in cui hai definito il conflitto in Ucraina come “il Vietnam di Putin” mi hai fatto pensare che, la guerra in Vietnam, negli anni ’60, aveva perlomeno prodotto un sacco di belle canzoni di denuncia e di protesta.
Non ho notizia invece che ci sia produzione musicale ispirata dal conflitto Russia – Ucraina e dire che è in corso ormai da quattro anni! Certo non mi aspettavo che si esponessero gli artisti russi dal loro territorio, sapendo quali rischi correrebbero, ma ricollegandomi al tema del tuo articolo di maggio, io dal resto del mondo mi sarei aspettato qualcosina di più. Se tuttavia mi sbagliassi e qualcosa invece è stato prodotto, tu Gianfranco, che in materia di cose musicali sei molto più sul pezzo rispetto a me, fammelo sapere: sarei ben felice e curioso di ascoltare brani nuovi. Sono piuttosto dubbioso però, perché negli anni del Vietnam le canzoni che uscirono, al riguardo, furono tutte delle importanti hit, conosciute e diffuse anche presso chi non si occupava precipuamente di musica rock; e mi riferisco a brani come “The Unknow Soldier” dei Doors, “Fortunate Song” dei Creedence, “Eve of Destruction” (Barry Mc Guire), “Ohio” (Crosby Stills Nash & Young) o della bella e triste “Saigon Bride”, cantata da Joan Baez. Di quest’ultima ho un particolare ricordo perché contenuta in uno dei pochissimi dischi in vinile in mio possesso, quello del live “Joan Baez in Italy” (anno 1967), dove l’autrice (che a Milano, al Teatro Lirico, veniva immediatamente tradotta al pubblico da un interprete) prima di eseguire il brano si espresse con queste parole: “Voglio cominciare dicendo chiara una cosa. Io sento sulle mie spalle la responsabilità del mio paese, gli Stati Uniti d’America, aggressore in Vietnam. Io intendo oppormi con tutte le mie forze a questa violenza e ad ogni altro tipo di violenza. La canzone che segue si intitola “La Sposa di Saigon”: qualcuno deve lasciare la sua sposa ed andare a combattere e gli stanno dicendo che lo farà per un pericolo giallo o per un pericolo rosso, ma cosa importa di che pericolo si tratta quando lui sarà morto?”
Questo sì che era un modo chiaro di “schierarsi” da parte di un’artista!
E anche nel nostro Paese, interpretata da Gianni Morandi, uscì la notissima “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” che non era una canzonetta qualsiasi; oltre a Migliacci e Lusini (autori rispettivamente di testo e musica) ebbe come arrangiatore nientemeno che Ennio Morricone. Queste sono state le conseguenze, in campo musicale, di quella dannata guerra in Vietnam. E adesso? Forse la stima che tu ci esponi, di 500.000 morti tra le fila dei russi, è una stima eccessiva; dovrebbero essere “solo” 325.000 i caduti; comunque in soli quattro anni è già cinque volte superiore al numero delle perdite che gli americani subirono dal 1964 al 1975 (in 11 anni!). È questo che mi fa specie… allora 58.000 vittime di combattimenti (spalmate lungo un decennio) furono sufficienti a stimolare una generazione di cantautori per produrre opere che sono rimaste come tracce indelebili nella storia della musica, mentre ora, a ecatombe ancora in corso, non si è sentito ancora nemmeno uno strimpellar di chitarra. Ma cosa è successo? Non ci sono più gli autori di una volta? O dobbiamo tristemente constatare che l’argomento “guerra” non è più di moda? Boh… dimmelo tu.
Rileggendomi mi sono accorto che il discorso necessita di una doverosa precisazione: nella terribile contabilità di vite umane annientate, poiché Gian ha esposto una sola cifra, ho dovuto compararla con analogo conteggio dell’altro esercito invasore degli anni ‘60. Ma è doveroso ricordare che a fronte dei 58.000 morti statunitensi, il popolo vietnamita patì la perdita di oltre 600.000 vite umane, tra civili e unità combattenti. E si stima che gli ucraini morti fino ad oggi nel conflitto in corso siano circa la metà di quelli russi.
Cifre da capogiro? Macché! Abituati ormai a confrontarci quotidianamente con numeri dell’ordine dei Mega pixel di una fotocamera, dei Giga di un contratto di telefonia mobile o dei Tera degli hard disk dove archiviamo tutti i nostri selfie, una quantità come 300 k (di morti) è un numeretto che non suscita né meraviglia né orrore. Trecentomila visualizzazioni è una cifra da influencer di basso livello; per loro sì che ritrovarsi solo trecentomila “accessi” può essere un orrore, mentre trecentomila “decessi” può essere un dato che lascia indifferenti sia il follower che l’influencer… sarà questo il motivo per cui i giovani cantautori non han sentito alcuno stimolo? Numeri troppo bassi?
Al pari di Gianfranco, anch’ io vorrei esortare i pochi frequentatori di questa rubrica ad andarsi a riascoltare qualcuno dei brani che ho citato: con questi non scoprirete dei “tesori nascosti”, come vi augura Gian, ma potrete ancora godere di qualche perla che avevate già a portata di click e che, per un motivo o per l’altro, avevate smarrito al fondo del cassetto.
Sulla parte dell’intervento che, partendo dai soliti tre figuri internazionali arriva fino al gioielliere pistolero, preferisco soprassedere, perché oggi mi sfuggirebbero troppe espressioni sicuramente assai poco “politically correct”. Sarà per un’altra volta. Mi sembra comunque che la scimmia sulla spalla ce l’abbiamo un po’ tutti, con questo vizio di fare i giudici oltre i giudici: di sentenziare cioè sul giusto o sbagliato, tanto nei fatti di cronaca, quanto sulla politica o, più in generale, sulle opinioni altrui quando queste non siano conformi al nostro modo di vedere. Non so se questa è una tendenza del momento o se è sempre stato così; resta il fatto che, oggi, a nessuno va più bene niente, cosicché prima o poi, a tutti i livelli, niente andrà più bene.
Baby boomer, sono definiti i nati dal 1946 al 1964. Già, il capriccioso, imprevedibile, umorale presidente degli Stati Uniti d’America, appartiene alla generazione dei baby boomer. Dopo avere giocato con le armi giocattolo e con gli affari del Monopoli, si sta divertendo con i bombardamenti e con i dazi. Non è mai cresciuto. Si sta arricchendo, come ha fatto per tutta la sua vita. Ha concesso la grazia ai condannati dell’assalto a Capitol Hill che provocò cinque morti. Ha cancellato il suo debito miliardario con il fisco. Ha cambiato qualche giudice non allineato con il suo non pensiero. Ha minacciato la revoca i finanziamenti ai giornali, alle tv degli U.S.A. che lo criticavano. Ha revocato finanziamenti alle ONG, ha formato gruppi di squadracce ICE per l’espulsione, o eliminazione di esuli ed immigrati, più o meno clandestini. Ha posto in essere situazioni per indebolire i Paesi dell’Unione Europea e lucrare con la crisi petrolifera a suo vantaggio. Ha fatto in modo che le manifestazioni oceaniche di folla nelle gradi città degli USA, contro la sua politica, fossero oscurate dai gradi network ricattati. In questa società liquida, come la definiva il sociologo Bauman, ciò che non si vede, non esiste.
In Italia ci ubriacano con ore ed ore di servizi televisivi sul caso Garlasco, sul caso del gioielliere assassino e sul caso della casa nel bosco. Il metodo adottato per zittire il dissenso, è spesso quello di creare un gruppo violento, o armato, che faccia il lavoro sporco utile al lavoro ben più violento della rappresaglia. Tanto per ammutolire l’opinione pubblica. “ Se la sono andata e cercare”. Se per i Tedeschi del terzo Reich il rapporto con la rappresaglia contro i partigiani era uno a dieci, come per l’eccidio delle Fosse Ardeatine, per gli Israeliani di destra, il rapporto azione, reazione della rappresaglia, semplicemente non esiste. Come rispose ai dubbiosi della strage dei Catari a Montségur nel 1244, a coloro che gli chiedevano : “ Vescovo, come possiamo riconoscere i Catari dai cattolici?” il prelato rispose:” Uccideteli tutti, Dio saprà riconoscere i suoi”.
Trump, Netanyahu e Putin hanno creato una triade mortale per la civiltà occidentale, che volge al tramonto. Il Kali Yuga sta per morire, per tramontare. Verrà una civiltà nuova, migliore, dove i servi umani saranno scelti ed allevati dalla intelligenza artificiale che lascerà andare al loro destino miliardi di umani, inutili allo scopo di chi la gestisce. Il pianeta riceverà un beneficio, ma verrà il giorno in cui un manipolo di irriducibili pirati toglierà la spina alla follia del meta verso. La scimmia scenderà dalla spalla dei dittatori e ricomincerà a battere un femore sulle altre ossa, per riprendersi la sua vera identità. Corsi e ricorsi storici. Glaciazioni della mente, esodi di popoli da una parte all’altra del globo terracqueo. Effetto della precessione degli equinozi. Il messaggio dei Moai nell’isola di Pasqua, forse è contenuto nei loro copricapo: usate la testa. Non perdete il controllo della vostra volontà. Come scrisse nel 1797 il pittore Francesco Goya nel suo dipinto: “Il sonno della ragione genera mostri”. Il meta verso sta generando schiavi, meri consumatori dell’effimero. Perditempo, sudditi senza coscienza critica. Altro che impegno civile, difesa dei diritti dei più deboli, o altre “facezie” simili. Il dissenso c’è ed è ampiamente manifestato, ma semplicemente non fa notizia. Non si vede.
Secondo il sociologo Bauman nella nostra società occidentale il lavoro è spesso precario. Si devono imparare costantemente nuove procedure. I rapporti di coppia e le amicizie sono fragili e passeggeri. Gli individui non hanno più guide sicure e punti fermi, solo chi compra e consuma viene ritenuto parte della “ciurma” mediatica, corsari del web.
Hai ragione Claudio, a differenza del periodo della guerra in Vietnam oggi non abbiamo tanti esempi di canzoni scritte contro le guerre in essere.
Ti dirò che al momento mi viene in mente solo un brano scritto da Samuel dei torinesi Subsonica a sostegno della Flotilla e inviato in esclusiva a Luca De Gennaro e a Mixo di Radio Capital intitolato proprio Global Sumud Flotilla. Lo si può trovare facendo una ricerca nel sito della radio.
Comunque sono altri tempi. Allora le proteste venivano fatte con canzoni e film, se ricordi pure noi con la nostra veglia di Natale e le mie due canzoni eravamo riusciti in qualche modo a dare un segnale di rottura.
Oggi con i social, gli artisti riescono in un modo o nell’altro a fare arrivare i loro messaggi ad un pubblico più’ vasto anche senza brani specifici.
Tornando invece all’ argomento del mio articolo l’attualità ha superato la fantasia.
Il re del Marocco ha intitolato una superstrada di oltre 1000 km al presidente statunitense, quello che con la sua politica sta mettendo in crisi l’economia mondiale e per ossequiarlo maggiormente riesce a fargli un assist meglio che Infantino.
60000 migranti che si riversano su una cittadina ad amministrazione spagnola in diretta televisiva mondiale.
Le destre non vedevano l’ora di potersi scagliare contro l’unica voce europea apertamente dissidente, il primo ministro spagnolo.
Il fenomeno statunitense e l’aspirante presidentessa francese Le Pen subito dichiarano che questa “invasione” succedera’ anche a loro nell’eventualità di una vittoria democratica alle elezioni.
Il neonazista Musk produce con l’intelligenza artificiale un video che ci fa vedere un invasione di zombie.
Per riprendersi posizioni nei confronti del ex militare la nostra primo ministro annulla gli accordi di Schengen con la Spagna paventando una fantomatica invasione.
Nel frattempo dei 60000 piu di 50000 sono già’ rientrati in Marocco e questo dovrebbe farci pensare quanto fosse vera quella fuga verso l’occidente.
E’ vero non abbiamo canzoni, ma abbiamo ancora una testa per pensare anche senza intelligenza artificiale ricordando che il pericolo non è questa, ma quello che fa più paura e’ pur sempre l’ ignoranza naturale e scrivo ignoranza, ma chi vuole può tranquillamente sostituire questa parola con deficienza.
Buona estate e, ricordando un amico che non c’è più, buona vita.