Un mercato infestato da squali
Il mercato immobiliare è un mare infestato da squali. Uno degli esemplari più interessanti è l’agente immobiliare. Si aggira con la pinna sul dorso, sorridente, esplorando gli anfratti della casa. Osserva e saggia quelle pareti che sono spoglie o presto lo saranno. Qualche inquilino da lì uscirà, qualcuno entrerà. Le chiavi delle porte le hanno in tasca gli agenti. E dove c’è il potere sulle vite altrui si compie sempre un piccolo delitto, anche se legale. Il mazzo delle sue chiavi tintinna, con lo stesso suono della moneta che cade su altra moneta.
Eppure per molti clienti quel mazzo di chiavi non le comprende tutte. Serve un’altra chiave per entrare e quella te la dà la banca. La chiave si chiama mutuo. La banca controlla se hai un lavoro stabile. Non vorrai entrare in casa senza avere un lavoro! Tutto quel tempo libero a guardare le pareti! In banca ci tengono che tu sia impegnato. Soprattutto ci tengono che il battesimo con la schiavitù tu lo abbia già fatto, una fatica in meno. Ora sei addomesticato quanto basta, pronto per il mutuo. Insomma sei affidabile, o come si suol dire sei uno con la testa sul collo. Del resto la testa sul collo è importante perché il mutuo è un cappio e vuole un collo con la testa sopra.
Il lavoro ti paga poco e per questo hai bisogno di un mutuo, ovvio, ma la banca si accontenta di quel poco, non ha pretese, tanto poi a te che serve? Lavori per non essere disoccupato, e già ti deve bastare. Se invece sei disoccupato e vai in banca a chiedere un mutuo, è uno spettacolo da non perdere: l’impiegato ti chiede di pazientare un attimo, con la mano sulla bocca, poi chiama a raccolta i colleghi e tutti insieme si ribaltano in un tripudio di risate con trombette, coriandoli e trenini tipo carnevale di Rio. Capisci, devono svagarsi anche loro un po’. Tutto il giorno a stringere cappii, non giova all’umore.
Torniamo all’agente. Ha una sua deontologia precisa e ineccepibile. C’è una lista di interessati alla casa, ma lui può stabilire a piacimento l’ordine di preferenza degli aspiranti. Non è necessariamente l’ordine di arrivo delle domande di acquisto, mica siamo al supermercato, dove uno ti dice scusi c’ero prima io. O dal medico e chiedi chi è l’ultimo. Il cliente non sa quanti sono gli altri pretendenti. L’agente lo sa ovviamente e li soppesa uno per uno sul bilancino come un sapiente farmacista. mumble, mumble (sta pensando) c’è quel cliente che fa domande scomode e deve essere un tignoso, capace di sindacare le mosse dell’agenzia, quelle così diciamo… un po’ disinvolte, allora meglio anteporgli un altro cliente più accomodante. Poi c’è il cliente che per acquistare deve chiedere il mutuo: lungaggini e pratiche brigose, meglio fargli passare davanti quello che paga tutto e subito. Metà lavoro e stesso guadagno in temi più rapidi. Oppure c’è quello che vuole comprare la casa ma l’agente scopre che chi compra dovrà anche vendere la casa che lascia. A questo punto l’agente sente salire uno stato di eccitazione inconsulta e gli fa capire che può metterlo in cima alla lista a condizione che la casa da vedere la affidi a lui stesso. Due piccioni con una fava, doppio guadagno assicurato.
Eh, eh gli agenti. A volte si inventano clienti immaginari. Cioè magari c’è un solo pretendente per la casa, l’accordo è quasi cosa fatta, ma l’agente improvvisamente dice che c’è un altro cliente che offre di più. Ma per correttezza ovviamente lascia al primo l’opportunità di rimanere il preferito se paga di più. Gli agenti. Gli chiedi come sono i vicini di casa. Se vicino abita Jack lo squartatore lui ti illustra i vantaggi di abitare di fronte ad un famoso chirurgo.
E comunque non ti dirà mai che il condominio è stato edificato su un cimitero indiano.
Girano e rigirano tra le loro dita la casa da vendere come bambini annoiati farebbero con un giocattolo. Ma per i bambini era diverso. Ogni giocattolo esisteva da stringere in mano per suggerirgli cosa rappresentava quella versione in scala ridotta di un oggetto del mondo. Abbiamo conosciuto la casa con i mattoncini Lego. Anche con la favola dei tre porcellini. Doveva essere solida la casa, questo insegnava la favola. Servivano pareti robuste. Quello è il luogo dove la famiglia deve germogliare, la cellula della società deve crescere in ambiente protetto. Ma è anche il luogo del respiro, fuga dalle asfissie del mondo, rifugio dalle sue molestie. Un piccolo mondo che plasmiamo a nostro gusto e sensibilità. I fiori, un gatto, un quadretto, quel mobiletto modesto che si infila alla perfezione in un angolino, quel ricordo di famiglia che apre una finestrella sul passato, anche un regalo di nozze che deve starci un po’ per forza, ma in fondo poco male, poi le formiche che vengono a farti visita, almeno una volta all’anno. Loro gli appartamenti li visitano tutti, è una missione esistenziale, e che male fanno? Anche gli agenti visitano tutti gli appartamenti. Ho sempre avuto simpatia per le formiche.
Foto di copertina: Giuseppe Rissone
Fuori Luogo: ritorna lunedì 22 maggio 2026
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