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Tirato Per Il Saio

Per un giorno di riposo in più…

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Una delle parole chiave del nostro progetto editoriale è Laicità. Parola spesso abusata e riferimento disatteso, mal compreso in particolare nel nostro paese, una nazione o stato non può essere confessionale in nessun ambito pubblico, e i primi ad essere difensori del principio di laicità dovrebbe essere proprio chi appartiene ad una comunità religiosa di qualsiasi confessione non confondendo la sfera spirituale con quella politica e di gestione comune. Ci preme sottolineare che nessuna confessione religiosa ha il diritto di imporre le proprie idee, convinzioni come se fossero regole generali, ma esse devono valere soltanto per i propri membri, augurandoci che esse siano discusse e condivise e non perché qualche gerarchia ha detto che si fa così.

 

Dopo questa premessa vogliamo riflettere insieme a voi su quanto è stato deciso dal nostro Parlamento alcuni mesi fa. Dopo il voto bipartisan della Camera del 23 settembre, e del 1 ottobre del Senato, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la legge che istituisce a partire dal 2026 la Festa di San Francesco, da celebrare il 4 ottobre di ogni anno.

Lo stesso Mattarella ha dichiarato – parole tratte dal sito ufficiale quirinale.it – in merito alla legge proposta: Ho provveduto alla promulgazione della legge – pur se il suo testo presenta alcuni aspetti critici che avverto il dovere di segnalare – in considerazione del significato del provvedimento e della circostanza che i rilievi non riguardano profili di natura costituzionale. Qui potete leggere il testo in tutte le sue parti. Alcuni aspetti critici, anche noi ne evidenziamo alcuni.

 

Facciamo un pò di cronistoria, la festività di San Francesco era stata fortemente voluta dal Duce nel 1926, settimo centenario della morte del frate. Al regime fascista serviva un riferimento, a costo di strumentalizzare pensiero e opere dei prescelti, nel caso specifico quello di san Francesco; e anche a far comprendere alla Chiesa Cattolica che era in corso un percorso di avvicinamento dell’ex direttore anticlericale dell’Avanti!, che culminerà con il Concordato tre anni dopo.

Nel 1957, ci provò una parte della Democrazia Cristiana a rendere il 4 ottobre festa nazionale ma il Parlamento, dove la Dc aveva un peso non indifferente, bocciò la proposta. La giornata restò così nel grande elenco delle festività civili che non prevedono chiusura di uffici e attività. Fino al 1977, quando uscì anche da questa lista insieme a tutte le altre, in nome della necessità di stringere i cordoni della borsa.

 

Arriviamo all’oggi, vigilia dell’ottavo centenario della morte di Francesco D’Assisi, un deputato definisce l’introduzione della nuova festività un «atto genuinamente laico». Un tentativo di prevenire eventuali critiche che ha come effetto sonoro quello delle unghie sui vetri. L’idea di istituire oggi, in una società sempre più multiforme, una festività di riferimento religioso per una parte soltanto, appare come minimo fuori luogo. Per lo meno a noi – siamo forse ingenui? – che continuiamo a credere, contro ogni evidenza, che il nostro è uno Stato laico.

Dai banchi del governo replicheranno che la risposta a questa critica sta già nel titolo scelto per la nuova festività, «Giornata nazionale della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse». Un titolo che svuota del proprio senso religioso identitario, forse nel tentativo di mascherare il vero significato per piacere ai piú. Al contempo nelle dichiarazioni dei vari politici si sprecano i riferimenti alle radici cristiane del nostro Paese. Il solito pasticcio all’italiana che cerca di far passare una cosa che non è, senza avere il coraggio di ammettere che si vuole far imporre una ricorrenza religiosa di parte cattolica per una festività di tutti. Qualcuno obietterà che non abbiamo rispetto per una figura centrale del pensiero cristiano, del suo esempio di vita dedita alla povertà, alla preghiera. Ė qui che casa l’asino, nel senso che la figura di san Francesco e di qualsiasi altra figura di riferimento per qualsiasi credo, debba essere ricordato, festeggiato, senza imporla come una cosa di tutti. Personalmente, da non cattolico, ho grande rispetto per le scelte di Francesco, ho però la sensazione che oltre all’istituzione della festa nazionale a suo nome, in molti in vista dei 800 anni dalla sua morte hanno pensato bene di scrivere libri, articoli, forse film e documentari, aspettiamoci anche un bel monologo di Benigni, tirando il povero – termine che lo stesso ha ben amato – per il saio.

 

…a pensarci bene un’aspetto positivo dell’istituzione di questa nuova festa nazionale c’é: il sollievo dei lavoratori per un giorno di riposo in più…

 

Immagine di copertina: Giuseppe Rissone

Fuori Luogo: ritorna lunedì 13 aprile 2026

 

La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti

 

2 Comments

  1. Umberto Scopa Reply

    Ottimo pezzo. Ci mettiamo anche qualche paradosso divertente? ma sì… Francesco è per me il santo eletto (nel senso che è il più elevato), quello che ci ricorda di avere fatto in vita tutto ciò che gli odierni eletti (eletti in senso politico) non fanno, e non faranno mai, e questi, per sentirsi meno soli, chiedono agli elettori cittadini di unirsi in questo tripudio dell’assenza, rimanendo a casa dal lavoro. Vabbè, sono sempre malpensante, lo so

  2. Giuseppe Rissone Reply

    Non credo che tu sia malpensante, al netto del problema della laicità che va oltre a san Francesco (il “san” in minuscolo non è un mio errore ma un padre Filippino – nel sono di san Filippo – mi disse che la maiuscola non andava mai messa in quanto non è parte del nome proprio, come “via”) credo che da parte dei politici e non solo si cerca una sorta di verginità sfruttando l’esempio di san Francesco, stessa cosa fatta anche nei confronti di papa Francesco.

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