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Sarajevo

Per conoscere il passato e per riflettere sul presente

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La collana Città Geopolitiche di Paesi edizioni ha obiettivi ambiziosi: offrire ai lettori descrizioni di realtà urbane particolari, “crocevia della contemporaneità, avanguardie del domani”, dare qualche strumento per comprendere meglio le situazioni del presente e le loro possibili evoluzioni, che in queste città si colgono più chiaramente.

Sarajevo, di Joshua Evangelista, lo enuncia nel sottotitolo: laboratorio fragile dei Balcani, metronomo d’Europa. L’autore, giornalista soprattutto in campo internazionale e responsabile della comunicazione della Fondazione Gariwo, fa un ritratto appassionato della città, attraverso le voci di molti protagonisti incontrati, ricerche storiche e narrazioni basate su attente visite ai numerosi musei sorti in questa città, che testimoniano una storia complessa, dovuta alla posizione geografica e alle invasioni successive. Sarajevo rappresenta un ponte tra Oriente e Occidente, divenendo nel tempo luogo di mescolanza o attrito tra culture diverse: l’impero ottomano, quello austroungarico, il regno jugoslavo e la repubblica socialista, le religioni cristiane, musulmane, ebraiche, la cultura serba e quella bosniaca. La scrittura dell’autore è fluida, densa di dati senza essere troppo didascalica, anzi a tratti poetica, con pennellate precise di chi sa osservare i dettagli, ma anche stupirsi alla vista di panorami meravigliosi e sa comunicare le sue emozioni ai lettori, a volte volando con la fantasia a partire da ciò che la vita gli offre con i suoi incontri, a volte incalzando di domande gli interlocutori intervistati e suggerendo possibili scenari.

 

La successione cronologica con la precisa descrizione di vari quartieri della città è intervallata dalla vicenda, in parte vera, in parte verosimile, legata al ritrovamento e al salvataggio di un libro antico e prezioso, che diventa simbolo della stratificazione delle culture nella città e quindi sua voce più vera. La simpatia dell’autore e nostra va senza dubbio alle persone note o anonime che riescono, in circostanze drammatiche, a compiere scelte a favore della vita, dell’umano e dello spirito multiculturale della città. Non si nascondono ambiguità, compromessi, difficoltà, ma il desiderio di una convivenza pacifica tra etnie, religioni e culture diverse è messo in risalto in modo non ideologico, anzi proprio a partire da gesti, parole, immagini di chi quella convivenza l’ha tentata o continua a volerla perseguire ostinatamente.

 

Lo testimoniano le tracce delle diverse vite vissute da ponti e strade, monumenti e alberghi, le fotografie e i murales, i film e la musica. Intanto le responsabilità delle grandi potenze si intrecciano con quelle della gente del posto, che sa trarre profitto o rifugge dalla memoria, oppure cerca di custodirla per trarne insegnamento affinché non si ripetano gli errori e gli orrori del passato. E se questa città ponte o cerniera tra i mondi può insegnarci qualcosa, sia il valore del pacifismo europeo e la fraternità tra i popoli e le religioni, l’ONU dei popoli, dal basso, “sentinelle profetiche”, come disse don Tonino Bello, senza nasconderci che, laddove questi sono inascoltati, la brutalità e l’avidità degli uomini possono raggiungere picchi di inenarrabile crudeltà. Eppure narrare anche questi orrori, come ha fatto magistralmente Joshua Evangelista, dovrebbe aiutarci a dire: “mai più, per nessuno”.

 

Il libro può essere ordinato alla Libreria La Ciurma scrivendo a laciurmalibreria@gmail.com oppure al numero whatsapp 3488122598 segnalando questa recensione.

 

Immagine di copertina: Giuseppe Rissone

La Cambusa Dei Libri ritorna lunedì 30 marzo 2026

 

La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti

One Comment

  1. Clo Reply

    La recensione di Gemma mi rinnova il desiderio di “ritornare a Serayevo”, riaprire quel capitolo doloroso mai chiuso, mai risolto, solo messo da parte per l’accavallarsi al galoppo di tragedie, di guerre più recenti, recenti ma non nuove…non neonate.
    Ma quando la storia passa anche attraverso la vita delle persone, della gente, come racconta il libro di Joshua, ti ritorna la passione del lettore di conoscere meglio questi fatti e così autodistruggersi stomaco ed intestino. Un modo per voler ancora riaffermare, per gridare, “basta violenze, basta risolvere con la guerra le controversie di questo mondo. Il prezzo è troppo caro”.

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