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Delirio Mistico

Quando l’io si crede a tal punto…

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Coloro che non coltivano l’arte del dubbio, nei confronti della realtà, degli eventi, di sé stessi, possono incappare in credenze che distorcono in modo pericoloso la personalità. Per sé e per gli altri.

Mi è capitato, per ragioni strettamente personali, che preferisco non dettagliare, di fare un excursus storico e sentire una costante in certi personaggi della Storia, che a un certo punto della loro esistenza hanno sentito o incominciato a credere che “Dio avesse affidato loro una missione“. So che molti tra voi con un rapido guizzo della memoria semantica, e cinematografica in particolare, staranno pensando ai Blues Brothers. Eppure il Vate e Sommo poeta Dante intese l’arduo compito di accingersi a scrivere la Commedia anche sotto questa prospettiva.

Béh, non è a lui né ai Blues Brothers che penso quando dico che tale convinzione di carattere megalomane può avere esiti pericolosi. Questo avviene ed è avvenuto soprattutto se non sei un letterato colto ed esiliato, ma un sovrano di una potenza con mire espansionistiche.

Ad esempio… Carlo V è stato un altro Blues Brothers. Filippo II di seguito sempre nella cattolicissima Spagna ha avuto la medesima visione e auto-convinzione.

 

Ai giorni nostri, un presidente con un governo di estrema destra traballante per ragioni di politica interna, si è sentito ugualmente fulminato dalle trombe dell’apocalisse tanto che ha, secondo le malelingue, appositamente sottovalutato i rischi del suo paese di ricevere un feroce e disumano attacco terroristico, per poi rivendicare l’arte della guerra e dello sterminio in modalità viscide e subdole e senza freni, fermamente sostenuto dalla comunità internazionale e da potenze economiche multinazionali ideologicamente de facto vicine al suo governo di estrema destra.

Mi riferisco ovviamente all’attuale premier israeliano (a quello statunitense ci torneremo in futuro). Netanyahu si è sussiegosamente fatto intervistare, persino in posa intimista e “umana”, per dichiarare la sua visione storica e orizzonte utopico. Il Grande Israele che va “dal fiume al mare” (antica visione politica sionista, cioè di una parte minoritaria della società israeliana) e comprende oltre che tutta la Palestina, larghe porzioni di Siria, Libano, Giordania e la quanto mai strategica penisola del Sinai egiziana (oltre che per il canale di Suez, anche per i giacimenti petroliferi di recente scoperti al largo delle coste di quel tratto di mediterraneo).

Un suggerimento davvero “divino”, evidentemente ispirato da un certo modo di intendere l’Ego.  

 

Dio o la religione infatti non c’entrano nulla ovviamente; è una pantomima di un delirio megalomane paranoie di immani proporzioni distruttive, nonché un’offesa i veri credenti rispetto ad un modo di incensarsi irrispettoso del credo, poiché ideologizza una fede. Lo stesso discorso che si è fatto in Occidente per anni verso il terrorismo e le teocrazie islamiste che nulla c’entrano con l’Islam. Vale la pena ricordare la differenza teologica e di priorità tra la Grande Jihad (il cambiamento e miglioramento di sé) e la Piccola Jihad (il conseguente cambiamento e miglioramento delle condizioni sociali, economiche e politiche). Discorso complesso. Ma mi spiace ho molte questioni che aprono a riflessioni, dubbi e domande piuttosto che a certezze e risposte semplici.  

 

Infatti, in questa rubrica i riferimenti all’attualità e alla contemporaneità sono solo un pretesto. Queste cronache si dicono del dopo sia perché lasciano spazio all’immaginazione sia perché sono contro certe tendenze dominanti, in direzione ostinata e contraria. Dunque mi riservo un briciolo di spirito critico e autocritico per recuperare pensieri e idee più feconde anche e soprattutto in questi mala tempora.

Anche io ho avuto un delirio e non l’ho scambiato per altro né credo di essermi troppo montato la testa (fatto salva qualche esternazione avventata). Ad ogni modo, riconosco che ho avuto, riguardo a certe esperienze, un pensiero enteologico; ovvero ho attribuito a certe coincidenze o elementi peculiari più o meno fortuiti (evocazioni letterarie, sincronicità stupefacenti, presagi, e solo in ultimo dinamiche psicosociali) un carattere extramondano che anziché darmi delle certezze, mi ha spinto ad indagare i segni soprattutto per pormi domande e avere un atteggiamento di ricerca viandante, nelle scelte etiche come nelle peregrinazioni del pensiero cogitabondo – se volete anche in senso di ricerca spirituale.

 

La prima critica che vorrei muovere è forse scontata e parte proprio dall’idea di ricerca.

Che non si prefigge di asserire una verità univoca o di raggiungerla o di porsi obiettivi concreti fantomaticamente comprovanti (la conquista di Marte, una carriera dello show-biz, un orgasmo triplo con doppio salto mortale carpiato all’indietro, la ricrescita spontanea dei capelli a fronte di una inevitabile calvizie facilmente intuibile come di origine genetica…).

No, ricerca è spirito di vitalità e accettazione del mistero avvertito in modo consustanziale  al desiderio di conoscenza di sé stessi e di quella dimensione che ritengo opportuno adeguato chiamare anima (o psiche…è parola greca e non ha soltanto connotazioni religiose, tantomeno unicamente cristiane ). In secondo luogo, vorrei esprimere il mio disappunto per quelle semplificazioni un po’ new age che si ascrivono nella categoria degli SBNR acronimo che sta per Spiritual But Not Religious: spirituale ma non religioso. L’ho sentito dire da tanti. C’è un pudore o forse una certa vergogna o un attaccamento ad una falsa idea di laicità che rifuggendo e dottrine, annichilisce l’aspetto religioso e che si manifesta in questa etichetta o autoetichetta. È pavidità, forse. Timore di usare le parole in modo appropriato per non spaventare i superstiziosi (primi fra tutti gli atei ed ex atei diventati SBNR). È una posizione retorica, una posa. Non c’è nulla di male anzi è un attestato di onestà intellettuale riconoscere che qualsiasi cammino spirituale è intrinsecamente religioso. Prendendo questa parola nel suo significato più profondo proprio e simbolico di qualcosa che ri-unisce ad una dimensione trascendente compresente o insita appunto nell’anima e che, per millenni, le tradizioni e le culture più disparate, hanno attribuito a un Dio, al Divino, a potenze soprannaturali cioè invisibili comunque partecipi della natura e del cosmo.

 

Non farò esempi antropologici o riferimenti a culture e tradizioni specifiche. Ma vorrei farmi soccorre da dei pensatori di epoche distinte. Il primo è Barruch Spinoza. Il quale certamente interessato in maniera non manichea e dogmatica a Dio, ritenne ad un certo snodo della sua ricerca, la libertà religiosa come presupposto alla libertà di pensiero (fu perseguitato anche per tale motivo, ma contestualizzate storicamente…allora era un’epoca piena di intolleranza e di persecuzioni).

Oggi invece… non è così, no??? Il livello di diseducazione al pensiero ragionato e ragionevole è solo una delle conseguenze ai mala tempora a cui stiamo assistendo.

Ma prendendo per buono o comunque fecondo, l’intendimento di Spinoza, se uno dei problemi della società attuale sia la mancanza di libertà religiosa prima che di capacità di ragionare secondo raziocinio e logica?

Parrebbe non essere certo così, sulla carta. Ma a diverso modo, da un lato, le Chiese in quanto istituzioni faticano a svolgere un compito di carattere religioso e nascono o rinascono fenomeni che rispetto ma guardo con sospetto come la ricerca di una spiritualità quale agenzia del benessere psichico – meditazione come panacea – o superstizioni (nel senso etimologico di sopravvivenze e vestigia) come neopaganesimo e appunti la folta e variegata schiera di atteggiamenti per l’appunto SBNR… forse non è che non sappiamo più orientarci nella ricerca e spesso quel termine religioso viene addirittura incastrato e assoggettato, nel re-legarsi in una dimensione interiore e solitaria, precipuamente individuale? Non c’è forse penuria di vis e pigrizia di sentimento e pensiero in questa ricerca, maschera di uno tra i tanti godimenti dell’individuo contemporaneo vagamente alienato?

 

Questa è una prima questione su cui riflettere e la cui indagine in profondità potrebbe minare la supposta credenza di essere spiriti liberi poiché non religiosi, o minare altresì la nostra certezza di saper ragionare con la nostra testa? (Dimenticandoci per esempio del sentire che percepiamo ben prima di formulare un pensiero essendo noi anime incarnate e animate proprio in virtù di avere un corpo immerso nel mondo e con cui in prima battuta, in inconscia maniera, ci relazioniamo a noi stessi, gli uni con gli altri e comunichiamo).

C’è un altro pensatore che mi viene in soccorso e che aiuta a relativizzare anche l’identificazione e la proiezione dell’immaginario culturale con il senso dell’Io.

È uno dei padri europei del pensiero nonviolento, Aldo Capitini. Dio solo sa se occorrerebbe una radicale rieducazione alla nonviolenza nell’agire sociale, nel modo di intendere le relazioni e la ricerca di senso, appunto.

Nei lontani e drammaticamente ricostruttivi e ricostituenti anni del dopoguerra Capitini, non unico ma comunque tra i pionieri del nuovo modo di confrontarsi e dialogare, teorizzò e mise in pratica forme di partecipazione nonviolenta attraverso i cosiddetti Gruppi di Orientamento Sociale (GOS). Uscivamo dai decenni di distruzione della seconda guerra mondiale e dei totalitarismi.

 

Parlare di impegno sociale e (ri)educazione nonviolenta come pratica democratica è già auspicare una modalità fuori dalla logica degli eventi culturali, di socialità preconfezionata, o dalle co-progettazioni che fanno dello stare insieme un dispositivo produttivista, buono per essere rendicontato. Dunque è già proporre una direzione ostinata e contraria. Plurale e libertaria. Ma ciò a cui volevo arrivare era la presa di coscienza, nel percorso filosofico e politico che Capitini ebbe quando, in modo ancor più sperimentale, teorizzò analoghi Gruppi di Orientamento Religioso. Come esigenza, evoluzione, o conseguenza di nodi irrisolti della precedente esperienza. Modalità che possono intersecarsi o meno. Essere considerate contigue o complementari o liberamente distinte e per certi versi antitetiche. Tali prassi erano volte a trattare temi senza  fare minestroni sincretistici o derive SBNR, ma appunto darsi l’opportunità di effettuare ricerca spirituale e intrinsecamente religiosa (con effetti sul proprio modo di stare al mondo e sulle proprie abitudini più consolidate e forse, in un certo senso, psichicamente coatte) orientandosi da singoli in una dimensione collettiva, non connotata con un credo predeterminato e adogmatica. Per rafforzare, anziché diminuire, la qualità della persona e il nutrimento alla propria personalità, che sappia considerarsi in un mettersi a ricercare, tra dubbi e capacità di sostenere le proprie ragioni, anche un’idea o un sentire aperto ad una dimensione trascende4nte. Anche in virtù di una carattere più mite e mentalmente aperto e in ascolto, delle differenze che nulla sottraggono a sé stessi e al proprio sentimento religioso, oltre che alle proprie convinzioni e opinioni.

Vieppiù per relativizzare cioè, quel “sintomo” di cui siamo tutti portatori e manifestanti che è l’ego.  

Il quale talvolta, prende delle pieghe anomali e fragili e tende persino ad amare il prossimo più che se stesso con effetti paradossali e non sempre sani a sé e alle relazioni che coltiviamo.

Altre volte, come fulminato da visione accecante, assume anche i connotati messianici che portano a convincersi di essere padroni della Verità, e appunto in missione per conto di Dio.

 

In ogni caso gli stermini non c’entrano. Anche certi deliri mistici potevano ingannare nei secoli passati. Oggi talvolta per chi detiene posizioni di potere, sono “pose” per ammantare di egotismo politiche distruttive e violente e interessi economici esorbitanti.

Il problema è che l’Io non può reggere una tale finzione. E finisce paradossalmente col crederci davvero, fino a darsi qualsiasi giustificazione e autoassoluzione. Il guaio è che per rientrare nel discorso storico, le istituzioni sovrannazionali nate in seguito alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, sono vilipese o colluse, e viviamo tempi appunto vili, tristi, pericolosi. Irrazionali ed individualisti, oltre che poveri di cultura religiosa adogmatica.

MA cercate bene. Qualche segno di resistenza e di sapienza c’è.  

Abbiate fede. Verrà un giorno in cui senza sentirci spossessati del nostro sintomo, di quel minimo di consapevolezza che ci rende responsabili oltre che libero nell’arbitrio, potremo dire, siamo entrati nella nuova epoca della Storia: l’epoca post-egoica.

Ve lo dice uno che ha avuto visioni deliranti e che è convinto di avere ricevuto da Dio la missione di promuovere il verbo della riflessività e della mitezza, e raccontarvi profeticamente le cronache di questa epoca di là da venire.

Vi invito alla visione – come spunto – di questo video, tra i vari che offrono una riflessione più specifica – non per forza condivisibile, di una tale ricerca di relativizzazione e superamento consapevole dell’egoismo, in senso mistico, non delirante.

 

Immagine di copertina: Sergio Pivotto

Cronache Del Dopo Ego: ritorna lunedì 13 aprile 2026

 

La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti

 

One Comment

  1. Gemma Tarditi Reply

    Grazie della riflessione profonda e ricca, su cui concordo pienamente! Ci doni anche parecchi spunti di lettura!
    Direi che la pace si coltiva anche attraverso amicizie preziose, che si scambiano gesti e parole di pace!

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