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Lotta Contro Il Tempo

La routine di un veterinario

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Questa mattina ho avuto da fare. Un paio di cose, niente di che. Una visita a una vacca, erano le 9, e poi una fecondazione artificiale verso le 11, in un altro allevamento. Sono cose un po’ strane, ma fanno parte della “normale” routine di uno che abbia scelto di fare questo lavoro, veterinario negli allevamenti bovini.

La routine di un veterinario è fatta di tante cose strane, infatti se gli animali stanno bene, nessuno si mette a telefonare al veterinario per chiedere il suo intervento. Per certi versi questo lavoro è simile al tecnico che va a domicilio a riparare gli elettrodomestici, e le sue giornate sono piene di richieste diverse, di cose da risolvere. Nel caso del veterinario è così, ma con la “piccola” complicazione che si lavora su animali viventi, non su soggetti inanimati. Gli imprevisti sono all’ordine del giorno, e fare fronte non è sempre facile.

E’ un bel pomeriggio di maggio, e mi trovo da un allevatore a Paesana, bassa valle Po, una decina di chilometri sopra a Saluzzo, provincia di Cuneo. Tra parentesi la provincia di Cuneo si chiama “granda” perché è molto vasta, si estende dal confine con la Francia, alla Liguria, alle province di Asti e Torino. Se è molto vasta, occorre molto tempo negli spostamenti, da una località all’altra. Sono a Paesana, ho quasi finito un lavoro in un allevamento di vacche piemontesi, sono le 16, e suona il telefono.

– Pronti!!

In realtà non ho bisogno di dire “chi parla” perché ormai, con i numeri salvati sulla rubrica, si vede il nome di chi chiama, a meno che non sia un nuovo cliente. Si tratta di un mio amico di Farigliano, è un ex-agricolo con casa in campagna, ma ora lavora come impiegato dell’ASL. Tra parentesi, per brevità gli agricoltori si chiamano tra di loro”agricoli”, facendo uso di un aggettivo che diventa sostantivato, come “il bello della “diretta”, “l’interessante” della faccenda, “il biondo”, “la brunetta”, “la rossa”, ecc. (dimostrando che la lingua italiana è in eterna evoluzione). Lui non ha più l’allevamento, però adesso ha un bracco ungherese, un cane da caccia con un bel pelo raso di color marrone-cenere. Davvero un bel cane, anche autoritario. Infatti ero già andato l’anno scorso a vaccinarlo, e il proprietario aveva dovuto tenerlo ben  fermo per la testa, perché mi ringhiava. Non era d’accordo a farsi vaccinare. Siamo a maggio del 2021 e forse anche lui ha sentito in televisione tutte le polemiche sostenute dai no-vax. Forse anche il bracco ungherese è un no-vax.

 

– Ciao Enrico, cosa c’è?

– Ciao vet. Ti chiamo perché il mio cane non sta mica bene.

– Cosa fa?

– Sta coricato e non mangia.

– E’ strano, un cane forte, di due anni, lo hai portato in giro come al solito? E’ successo qualcosa?

Occorre dire che tutti i cani che vanno in giro da soli sono a rischio della vita. Se sono tenuti al guinzaglio o hanno un grande cortile in cui stare protetti, diventano vecchi. Se sono liberi di andare a spasso, è sicuro che in breve tempo succede qualcosa, come andare a finire sotto una macchina, causare un incidente a una bicicletta o una moto, o mangiare delle porcherie in giro, oppure azzuffarsi con qualche altro cane, o altro. Per questo motivo i cani che vivono liberi hanno la vita mediamente molto più breve di quelli che stanno in un grande recinto o in appartamento.

 

– Ma sì, questa mattina verso mezzogiorno l’ho portato a fare un giro, fuori dal cortile, e lui che è un cane da caccia va sempre a piantarsi da qualche parte. Segue delle tracce.

– Che tracce ha seguito? Lo sai che bisogna sempre tenerlo al guinzaglio, onde evitare dei problemi.

– Eh…lo so. Il fatto è che non ha seguito delle tracce, ma ha trovato del veleno per i topi che qualcuno ha messo vicino ai bidoni dell’immondizia, e lui cosa ha fatto? L’ ha subito mangiato.

– Ma tu lo hai visto mentre lo mangiava?

– Sì, sono arrivato di corsa ma lui lo stava già ingoiando.

– Questo è capitato a mezzogiorno e mi telefoni adesso che sono le quattro ?

– Ma cosa dovevo fare?

– Sicuramente telefonarmi prima.

– Ehm… Adesso cosa posso fare?

– Tu non puoi fare niente. Non è che basta dargli la camomilla, o un decotto di malva. Ha ingoiato del veleno e bisogna subito farlo vomitare. C’è tempo due o tre ora da quando lo ha ingoiato. Se passa più tempo il contenuto dello stomaco passa nell’intestino e non si può più farlo vomitare. In quel caso assorbirà il veleno. Devo venire di corsa e fargli la puntura per farlo svuotare , e sperare che tiri su tutto quello che ha nello stomaco. Se siamo ancora in tempo si salverà, altrimenti assorbirà il veleno e morirà domani o dopo domani.

– Puoi venire subito?

– Sei a casa tua?

– Io sì.

– Io adesso sono a Paesana, e devo correre per arrivare a Farigliano prima che passi troppo tempo, visto che sono già passate più di quattro ore da quando ha ingoiato. Io parto subito, ma ci sono da fare più di cinquanta chilometri sulla strada statale, e lo sai, c’è tanto traffico.

– Va bene, vieni, ti aspetto.

– Ok.

 

Fortunatamente la puntura per far vomitare i cani ce l’ho sempre con me. E’ una puntura fantastica, già usata tante volte che, se iniettata intramuscolo nella coscia del cane, lo fa vomitare nel giro di trenta o quaranta secondi. In meno di un minuto tira fuori tutto quello che ha nello stomaco. Salto in macchina e mi lascio alle spalle la bassa Val Po, poi c’è la tangenziale di Saluzzo, poi la strada statale Saluzzo-Savigliano, dove camion e furgoni la fanno da padroni. Non si può sorpassare, sia per il traffico, sia per le telecamere presenti. Si marcia incolonnati, anche se la volontà sarebbe quella di buttarsi a sorpassare i TIR. Calma. Non si può. E poi la colpa è sua, del mio amico. In primo luogo lo sa che il cane che va a spasso non deve essere libero, ma tenuto al guinzaglio, per poter controllare dove va a piantare il naso. In secondo luogo lui, che lo aveva visto mangiare delle porcherie vicino ai cassonetti, ha aspettato quattro ore a chiamare. Comunque sia, lotto contro il tempo, e cerco di passare su un’altra strada provinciale, un po’ meno trafficata. Arrivo a casa sua alle cinque e un quarto, e sono passate cinque ore dall’ingestione delle “raviole” al topicida (altro aggettivo che diventa sostantivo). Scendo dalla macchina nel cortile di casa sua. I familiari sono stati avvertiti delle mie intenzioni.  

 

Ad aspettarmi nel cortile ci sono lui e suo padre anziano, ex allevatore di vitelli di fassone piemontesi, con anche una piccola vigna, che probabilmente non era sufficiente per dar da mangiare a tutta la famiglia. La loro stalla, posta a una certa distanza dalla villetta, non era grande, adesso è vuota. Sua madre invece, quando mi vede arrivare, esce sul balcone della villetta, preferisce restare a guardare prudentemente dall’alto, per evitare l’eventuale scena schifosa.

Guardo il cane e dico al padre: Tenetelo fermo. Il padre lo afferra per il collare e lo tiene attaccato a sé. Gli tocco rapidamente la pancia con una palpazione profonda. Il cane geme. Mi alzo Gli faccio subito la puntura. Apro la borsa dei farmaci per pronto intervento, chiedo: Quanto pesa?

– Circa quaranta chilogrammi.

– Ma sì, credo anch’io. Non abbiamo tempo a pesarlo. A occhio è un maschio adulto di circa quaranta chilogrammi. Tienilo ben fermo, che lo pungo da dietro, nella coscia. Mentre lo dico lo sto già facendo.

– Adesso aspettiamo un momento. Non lasciarlo andare – dico al padre – ma abbassa la mano, e lascia il collare che non tira, altrimenti non riesce a vomitare.

Li guardo, il mio amico, suo padre, e butto  un occhio di sfuggita al balcone, la madre curiosa è sempre lì. Parlo, dico qualcosa. Nei momenti di tensione bisogna dire qualcosa, come quando si è in ascensore con qualcuno, altrimenti la tensione aumenta.

Mi invento – Fammi vedere da dietro. – in realtà non ho niente di interessante da vedere dietro il cane, ma è per far distogliere la tensione. Il cane inizia ad avere delle bave alla bocca: il vomito è imminente. Non è passato un minuto, la puntura fa il suo prodigioso effetto: il bracco inizia a vomitare in modo ottimo e abbondante. Dico ottimo perché vomitando si salverà, e poi perché sono intervenuto apposta per farlo vomitare.

Il bracco tira fuori sul marciapiedi della casa una “bella” scodellata di “raviole”  masticate, contenenti il veleno, e poi ancora, e ancora. Vomita per una decina di minuti, con poderosi conati che si alternano a momenti di calma. Gli dico: Vedi? Quanto ne aveva mangiato? Aspettiamo ancora un po’, finchè non smette di tirare su. Tra l’altro, sta tirando su anche le crocchette che ha mangiato.

– Quando gli hai dato le crocchette?

– Gliele avevo date alle undici di stamattina.

– Bene – dico io – se tira ancora su le crocchette di questa mattina, e se lo hai portato in giro verso mezzogiorno, vuole proprio dire che gli abbiamo fatto svuotare bene lo stomaco. Credo che lo abbiamo preso ancora in tempo. Adesso gli faccio un’altra puntura di antinfiammatorio, per togliere un po’ di bruciore, che potrebbe avere dentro, e poi lo metti a riposare nella sua cuccia e lo lasci lì fino a domani chiuso nel recinto. Deve solamente avere dell’acqua a disposizione da bere.

– E se ha fame?

– No. Oggi ha lo stomaco in subbuglio. Che stia a digiuno fino a domani pomeriggio. Ventiquattro  ore, non muore mica di fame. Poteva morire di veleno, ma lo ha buttato fuori. Di fame stai certo che non muore.

Detto questo, mentre il padre accompagna il cane verso il suo recinto, e il figlio con scopa e paletta toglie il contenuto gastrico che giace sul pavimento, chiedo: hai un lavandino per lavarmi le mani?

– Sì, è qui, nel locale di fianco al garage.

– Va bene, direi che siamo arrivati appena in tempo. Sono passate ormai cinque ore dall’ingestione. E’ andata bene. A lui che si è salvato, anche  a voi. Siamo stati fortunati che non era ancora passato il contenuto nell’intestino, forse perché aveva lo stomaco pieno di cibo buono.

– Davvero.    

 

Immagine di copertina: Silvio Marengo – Giuseppe Rissone

Il Curioso Mondo Degli Animali ritorna lunedì 30 marzo 2026

 

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