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Quale Sinistra?

Verso un pensiero alternativo alla legge della forza

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Mentre sembra che il mondo stia precipitando nell’atroce ricorso alla forza, alla gratuità dello sterminio del prossimo e scorrono torrenziali notizie via via più drammatiche, con le nostre misere energie raccogliamo l’auspicio finale che su LA STAMPA del 29 settembre, il filosofo Massimo Cacciari con mirabile lucidità formula di ritornare in noi stessi, affinché prevalgano principi che hanno contato nella nostra cultura. E per fare questo Tempio Aperto nella nuova stagione esordisce con ciò di cui non si parla più, un tentativo di abbozzare idee per una visione “altra” di società; secondo quali argomentazioni sia possibile oggigiorno declinare un’opposizione politica -degna di questo nome- al vuoto pneumatico cacciariano che pare oggi dominante. Giammai si ha qui la pretesa di un trattato filosofico-politico, sia per debole competenza dello scriba, sia per non provocare involontari attacchi di narcosi da verbosità a chi, bontà sua, è interessato all’argomento. Ben accetti, è ovvio, commenti e critiche.
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Sinistra
Intanto mi guarderei bene dal mandare in soffitta l’espressione “sinistra”, non foss’altro per collocare su qualche lato di una piazza ed in specie di un emiciclo o sala parlamentare gli esponenti che non la pensano né con un centro né con una destra, quest’ultima oggi tanto pervasiva al di qua come al di là delle sponde atlantiche.
Pongo quindi una condizione che solo in apparenza ha immediate risposte: sinistra è se sussiste un sistema di tipo democratico fondato sulla libertà politica, con rappresentanze di pensiero esprimibili in Parlamento; ovverossia l’evoluzione che l’espressione popolare della polis ed il gioco democratico per il governo della cosa pubblica conseguirono con il potere di formazione delle leggi.
Il malanno pertanto non risiede affatto nel “segno” denominato “sinistra”, bensì nei contenuti -oggi del tutto assenti- che dovrebbe caratterizzare senza ambiguità quel luogo politico. Se vi volete sollazzare su come da noi siano stati banditi quel nome e le sue idee leggete qui.
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L’articolo 3 Costituzione
Non potendo entrare come detto nei meandri filosofici dei vari filoni, io porrei l’elemento maggiormente caratterizzante del pensiero di sinistra – semplicemente illuminato da Norberto Bobbio [1] – tanto nel diritto di uguaglianza dei cittadini, quanto nell’attitudine ad una società egualitaria. Tale assunto trova legittimità in Italia rispettivamente nei due commi dell’art. 3 della Costituzione [2]: qui non solo viene scolpita nel granito l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge senza distinzione personale o sociale di sorta; ma viene altresì assegnato alla Repubblica il compito di rendere concretamente praticabile l’esercizio di promozione e di partecipazione dei lavoratori (vedi art. 1 Cost.) alla gestione politica, economica e sociale del Paese. Questo è, in mirabile sintesi, essere di sinistra.
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L’interesse collettivo
Da qui, l’equilibrio sempre precario fra interesse collettivo e libertà individuale si risolve, a sinistra, nel senso che qualora l’esercizio della proprietà (privata in forma individuale o societaria) vada a ledere o comunque a comprimere l’aspirazione egualitaria di un cittadino terzo o a maggior ragione l’interesse collettivo, saranno questi ultimi a prevalere, in ragione di quel fondamentale principio. Il concetto sottostante a detta soluzione alberga in un processo dinamico – di progresso – comune e solidale, volto alla promozione dell’individuo (secondo le sue più o meno spiccate abilità) e, contestualmente, della collettività. Piaccia o meno, siamo perfettamente all’interno di una lettura costituzionalmente orientata e sostanzialmente mai praticata.
Certamente il concetto di “interesse collettivo” in una complessa contemporaneità deve assumere una fisionomia al passo: prendendo l’esempio delle Grandi Opere pubbliche, l’utilità sociale e la fruizione diffuse andranno severamente contemperate con una valutazione di fattibilità su più fronti e quindi asseverata da compatibilità con la sicurezza a tutto tondo, con l’ambiente e con la salvaguardia degli ecosistemi circostanti.
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Mediare coi forti?
Partendo da questi basilari concetti di pari dignità e opportunità sociali, ne discende la difesa sul campo dei diritti da cui lo Stato non può prescindere: salute, lavoro tutelato, formazione, equa retribuzione, casa, accoglienza e promozione sociale degli stranieri; partecipazione progressiva alla fiscalità.
E, certo, il cammino va a scontrarsi con determinati interessi, dei c.d. “poteri forti”, grandi corporations finanziarie, energia e comunicazione: ma ciò non può essere motivo plausibile per inclinarsi verso soluzioni mediate, che in ultima analisi contraddicano e tradiscano l’essere sinistra. Oggi ci troviamo ad una impasse proprio per il travaglio di una cinquantennale epopea di compromessi sociali, sempre o quasi al ribasso: opzione che si è tradotta in un disfacimento delle forze di progresso ed in un indebolimento dei diritti civili e sociali.
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Una visione universalistica
Le riflessioni fin qui svolte non possono prescindere da uno sguardo mondialistico; le vicende internazionali con 56 conflitti armati in corso rappresentano il paradigma di una disumana debacle del diritto umanitario, come strumento di negoziazione commerciale e regolazione delle controversie: Trump ha almeno il “pregio” (si fa per dire) di far comprendere anche alle menti più refrattarie che con lui e gli altri autocrati di rango continentale vale solo la legge della forza. E se possibile l’aspirazione alla loro immortalità!
Peraltro, i salti da gambero compiuti nei decenni costringono intanto ad una rielaborazione interna del pensiero di progresso, ricercando i punti valoriali di unità. Contestualmente è vitale l’azione sinergica, il dialogo, il confronto con le espressioni a sinistra dei popoli, non solo europei ma anche di realtà in apparenza a noi distanti: mi riferisco agli esempi del sud-est asiatico e del centroamerica. In un mondo ormai globale, interconnesso al minuto secondo, l’approccio e l’azione non possono non essere di genere universalistico: l’uno dipende sempre più dal tutto.
[1] N, Bobbio “DESTRA E SINISTRA – Ragioni e significati di una distinzione politica”, Donzelli, 1994 pagg 71 sgg.
[2] “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza  dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione dei lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Foto di copertina: Gian Michele Spartano

Tempio Aperto ritorna Lunedì 24 novembre


 

La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti

 

6 Comments

  1. Bruno Reply

    Se ci aspettiamo che la Sinistra rinasca dai soggetti in campo oggi, possiamo anche andare tutti al mare – oppure in montagna a seconda dei gusti – e mi riferisco al PD e MCS, un barlume di luce arriva da AVS… ma è ancora molto succube del PD, il resto è un grande caos come spesso accade alla sinistra italiana, quando due esponenti di partiti, partitini, movimenti s’incontrano per discutere spesso esprimono 3 idee diverse. Detto ciò credo che una Sinistra esista, basta vedere cosa è accaduto con le manifestazione ProPal, a cui, con colpevole ritardo, si sono aggregati i partiti di cui sopra e alcuni sindacati confederali, ma non credo ci fosse bisogno della loro presenza, la gente si era già mobilitata da sola… Che fare? Non mi aspetto nulla dall’aspetto elettorale, io per primo non mi sento rappresentato, credo con maggiore fiducia nei referendum e nelle mobilitazioni spontanee e dal basso che non incideranno nelle scelte governative ma che riportano socialità, solidarietà. A futuro rileggervi….

  2. Gian Michele Reply

    Grazie Bruno per le tue osservazioni. I partiti da te menzionati sono solo di mera “opposizione”: è questo l’attributo più idoneo, poiché nessuno di essi (neanche AVS) può definirsi dal punto di vista sia programmatico sia operativo di “sinistra” (se non per la pura formalità di occupare i banchi parlamentari di quel lato). Fino a quando non si aprirà una nuova fase di elaborazione del pensiero a sinistra, aperta a tutta la società civile (associazioni, gruppi extra-parlamento, singoli) che si richiami alla prospettiva che ho tentato di indicare, un cambiamento non potrà verificarsi e, se mai ci sarà, dovrà certo nascere “dal basso”. Ma le piazze definite giornalisticamente “pro-pal”, così come furono alcuni anni fa le “sardine” o ancor prima i “girotondini”, no, non sono perciò definibili di sinistra, ma una preziosa occasione sì: sfumano nel nulla se non passano attraverso la fase sopra accennata, delicatissima, di sintesi che ne incanali l’energia in un’unità politica che rivesta le caratteristiche di “sinistra”, ovvero autenticamente alternative al sistema economico-sociale dominante. Purtroppo per realizzarla mancano validi leaders politica che abbia l’intelligenza di avvalersi di una classe intellettuale di supporto culturale.
    Spero di aver spiegato con chiarezza.
    Un saluto

  3. Umberto Scopa Reply

    non vorrei parlare di destra e sinistra, ma prima ancora di come si può ricondurre a livelli decenti la partecipazione al voto, quale che sia il suo esito. Anche chi ha dei valori sociali ben definiti in mente, ma non un animo particolarmente militante, tende a disertare il voto, sempre di più. Chi vota oggi ha davanti solo due nomi come possibili vincitori. Si dirà che si deve scegliere il meno peggio, ma è inevitabile che su larga scala questa riduzione a due alternative, spesso impresentabili, esclude ogni sfumatura di pensiero non allineata, impoverendo il dibattito e la passione che di varietà si nutrono. Tutto si riduce a due fazioni in guerra a colpi di slogan. E il leader politici sembrano ridurre volentieri tutto all’odio dell’uno contro l’avversario, perché così si vince. L’odiatore è oggi una figura particolarmente diffusa, e imperversa sui social, ovvero il più fertile allevamento di odiatori. Mi chiedo se sia un caso (poco credo al caso) che solo ieri, rileggendo “Cristo si è fermato a Eboli” io mi sia impantanato in questa frase “gli odi reciproci di tutti contro tutti si cristallizzavano in due partiti”. Fermare la cultura dell’odio sarebbe già un inizio. Questi pensieri vi lascio e ringrazio per aver qui trovato l’occasione di svilupparli, per quel che serve.

  4. Gian Michele Reply

    Caro Umberto, grazie mille per il tuo contributo. Qui ti dico due cose. Intanto serve senz’altro quello che senti di esprimere qui, così ben venga il pensiero di tutti coloro che sentono il desiderio di dire la loro; non per niente ci troviamo in un Tempio “Aperto”!
    Inoltre tu introduci due argomenti (l’astensionismo e gli affetti deleteri da abuso di social) che non sono certo di secondaria importanza; ma io li porrei -quantomeno rispetto al dibattito politico che qui interessa- consequenziali al miserrimo livello raggiunto intanto dalla classe dirigente dei partiti, sia per i contenuti sia per i mezzi utilizzati nell’esprimerli.
    Mi riprometto una nuova puntata in argomento, grazie agli spunti ricevuti e per coloro che vorranno rilasciare altri commenti.

  5. Bruno Reply

    Ringrazio l’estensore dell’articolo per la pronta e chiara risposta. Mi permetto di dissentire in parte, guardo con attenzione l’aggregazione di AVS che mi permetto definire di sinistra o quantomeno si avvicina, il suo difetto – gravissimo per quanto mi riguarda – e di reggere il moccolo al partito d’opposizione (sic!) di maggioranza, quando dovrebbe guardare alla sua sinistra, ai movimenti sociali, alle aggregazioni associative, quindi è un chiaro scuro, poca cosa ma meglio di nulla. Altra piccola puntualizzazione Lei paragona “girotondi e sardine” con le manifestazioni ProPal – se ho compreso bene – i primi erano “movimenti” che volevano stimolare il PD a fare e dire qualcosa di sinistra, e sappiamo che fine hanno fatto, molti di essi hanno trovato “lavoro” nel partito della Schlein, quello che vediamo oggi è diverso, concordo che possano sfumare nel nulla, il mio augurio che esso non sfoci nel solito partitino – ne abbiamo visti troppi e con esiti spesso irrisori – ma possono essere da stimolo e pungolo per chi dovrebbe non essere solo di opposizione – come esattamente li definisce Lei – ma di sinistra. Ho visto realtà silenti sulla questione Palestinese muoversi, destarsi proprio grazie alle piazze nate dal basso. Condivido in toto il commento del signor Umberto, e aggiungo oggi più che mai è importante partecipare attivamente e non preoccuparsi troppo su dove mettere una X, augurandoci di uscire da questa dualità dove la scelta è quello di scegliere il meno peggio.

  6. Gian Michele Reply

    Grazie nuovamente Bruno! Su AVS sarei del suo parere se essa non si limitasse a tessere alla sua destra con il resto dell’opposizione la tela del “Campo Largo”, che non può che avere un respiro elettoralistico; ma operasse con maggior energia a sinistra dell’alveo parlamentare, interloquendo con l’arcipelago di realtà sociali e politiche su quell’area. Ciò in funzione del necessario passaggio di cui parlavo ieri, l’apertura di “Stati Generali” di una futura sinistra istituzionale. Temo che Fratojanni & C. si mostrino troppo timorosi (forse prudenti o non sufficientemente compatti al loro interno) e quindi la mia valutazione non può che attenersi ai fatti.
    Legato a quanto detto, io non farei eccessivi distinguo fra le piazze di oggi e quelle che l’hanno preceduta: l’istanza che ne motiva l’azione dovrebbe fungere sempre da imprescindibile stimolo a farsene concreto carico da chi sta all’opposizione in parlamento; che mi risulti, io ho visto alla fin fine solo formalistiche adesioni.
    Grazie ancora. Un saluto!

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