La “Per-Gna Fola”
La falsa gravidanza
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In quel di Sommariva Perno (Cuneo), nelle colline del Roero, nel 2008 abitava un signore maturo, con la moglie. Era un commerciante di vini in pensione, e amante degli animali. Il suo volto, a dispetto dell’età, non appariva rugoso, la pelle era di un rosa intenso, quasi rossiccia. Il naso aquilino, un paio di baffetti grigi e l’occhio sveglio, come si addice ad un buon commerciante. La capigliatura, ormai scarsa, ai lati e dietro era bianca e tenuta un po’ lunga. La sua casa era una villetta indipendente con un ampio giardino, frutto evidente di una vita di lavoro e risparmi. Da tre anni possedeva una cagna di razza Chow-chow, regalo delle due figlie sposate.
Il nome che le avevano affibbiato era Shu-shu, forse per assonanza con la sua razza. Il suo proprietario, vista la rarità dei soggetti di questa razza, si era immaginato di farla accoppiare e riprodurre. Era un commerciante in pensione, e non aveva smesso la sua vecchia mania di voler guadagnare qualcosa, dunque aveva tutte le intenzioni di ottenere dei cuccioli da Shu-shu.
Ero già stato chiamato in precedenza da questo signore, perché preferiva la visita veterinaria a domicilio, piuttosto che portare la cagna in macchina fino all’ambulatorio. La bestia era stata vaccinata più volte e due tentativi di farla ingravidare erano già andati a vuoto. Il padrone si era interessato a cercare un maschio Chow-chow a Torino, e ne aveva trovati un paio. La cagnetta, ogni volta che andava in calore, veniva portata presso la casa dove si trovava il maschio, veniva lasciata un paio di giorni in quel posto, ma i tentativi di accoppiamento non andavano in porto. La cagnetta si dimostrava riottosa e, sebbene fosse nei giorni del calore più adatti, si ostinava a non concedersi al maschio. Si sottraeva all’accoppiamento e teneva lontano il partner a suon di morsi. Forse, come fanno alcune giovani cagne di razza pura, era un po’ paurosa del rapporto con il maschio, e non gli permetteva di unirsi. Quel giorno il motivo della chiamata era che la bestiola dimostrava tutti i sintomi simili a quelli della maternità, senza essere gravida. Il padrone mi aveva avvertito al telefono:
– Dutùr! La cagna a fà la per-gna fola. (Dottore! La cagna dimostra la pseudo-gravidanza) ⊗
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⊕ Quando arrivai da lui, entrai nell’ampio cortile lastricato in pietre della villetta e potei osservare a occhio che Shu-shu passava la maggior parte del tempo accucciata nella sua cesta, vicino alla porta di ingresso, a leccarsi e aspettare, forse pensava di esser prossima al parto. Mentre la visitavo, chiesi se per caso si fosse accoppiata con un altro cane inavvertitamente. Il padrone mi rispose che sicuramente non si era accoppiata nei mesi precedenti, perché aveva rinunciato per una volta a portarla, nella speranza che il tempo la portasse alla giusta maturazione.
D’altra parte era da escludere una gravidanza indesiderata, perché Shu-shu non presentava sintomi di preparazione al parto e il suo addome non era pieno di cuccioli. Dalle mammelle rigonfie alla palpazione uscivano delle gocce di latte e questo era un evidente sintomo di pseudo-gravidanza, che viene anche detta “gravidanza immaginaria”. Per ovviare a certi comportamenti particolari esistono dei farmaci specifici, che riducono anche la montata lattea.
Il cliente mi fece poi entrare in casa e sedere al tavolo della cucina, sul quale mi appoggiai per compilare la ricetta. Nel visitare la bestiola mi ero accorto che nel cortile circolava un cane maschio di razza Yorkshire, molto vivace e festoso. Chiesi:
– Quel cane maschio è suo?
– No. E’ quello di mia figlia. E’ un Yorkshire.
– Sta spesso qui da voi?
– Ogni tanto mia figlia viene a farci visita, un paio di volte alla settimana, e si porta il cane. Noi lo lasciamo correre nel cortile, a giocare insieme a Shu-shu. Quando loro vanno al mare, me lo lasciano per alcuni giorni.
– Siete sicuri che due mesi fa non si sia accoppiato con la vostra Shu-shu?
– No. Sicuro, perché lei lo teneva a casa in quel periodo.
– Va bene, ma non è da escludere che i due si accoppieranno in futuro.
– Lei crede, dottore? Abbiamo già portato Shu-shu tre volte ad accoppiare con maschi della sua razza, ma nessuno è riuscito a servirla. E poi, dottore- disse avvicinandosi a me- come fa quel tappetto alto come un pezzo di formaggio, a servire la mia Shu-shu, che è tre volte più alta di lui, e se lo potrebbe mettere in tasca?
– Non è detto. A volte cagne di razza si accoppiano con difficoltà con i maschi loro simili, ma con più facilità si lasciano prendere da altri cani.
– Ah, beh. Se così fosse, non è che la cosa mi dispiacerebbe.
– Come? Non le dispiacerebbe se Shu-shu, di razza pura, si accoppiasse con un’altra razza? In quel modo nascerebbero degli incroci, dei meticci.
– Vuole dire… dei bastardini. Mah – e si grattò la testa pensoso – se anche così fosse, uno lo terrei volentieri.
– Io penso che quella cagna sia ancora vergine e tale resterà.
Intanto che compilavo la ricetta rimasi a riflettere un po’ e poi gli dissi:
– Lo sa, Martinelli, cosa penso?
– No.
– Penso che è più facile fare un buco nell’acqua che quella bestiola rimanga gravida. Ne ho già viste molte, di quella razza, o anche di pastore tedesco, maremmano o da caccia. Sono femmine di razza pura, forse un po’ timorose, timide, e hanno paura del maschio. I loro proprietari provano diverse volte a farle accoppiare, ma loro non accettano il maschio, e anzi, lo mordono.
Lui rispose:
– Lei pensa che le due cose siano così impossibili?
– Come sarebbe a dire? Fare un buco nell’acqua, lo sanno tutti, è impossibile, obiettai alzando la testa. Non capivo se mi stava prendendo in giro.
– Invece io le garantisco che fare un buco nell’acqua è possibilissimo, basta saper aspettare, com’è probabile che la mia Shu-shu, aspettando, rimanga incinta.
Mi misi a ridere.
– Secondo lei basta aspettare?
– Si.
– Ma, Martinelli, aspettare per aver la cagna gravida, o aspettare per il buco nell’acqua?
– Per tutte e due le cose.
– Intanto tenga questa ricetta e dia le pastiglie alla sua Shu-shu. Una al giorno per dieci giorni. Poi si vedrà… dissi alzandomi per uscire.
– Dutùr – disse trattenendomi per un braccio mentre stavo per scender le scale – io non la prendo mica in giro. Guardi che il buco nell’acqua si può fare veramente.
– E come si fa?
– Basta aspettare. Glielo dirò dopo che la cagna avrà partorito. Non credo che ci vorrà tanto tempo, sa.
– La sua cagna non partorirà più – dissi io con espressione volutamente disincantata, scuotendo la testa, e dopo aver pensato un po’aggiunsi: – Ho capito. Lei non sa cosa raccontarmi sul buco nell’acqua e allora dice che me lo dirà dopo che la cagna avrà fatto i cuccioli, così la passa liscia e non mi dice più niente.
– Ah, ah. Lei è acuto. Ma io invece intendo che tutte e due le cose si possono fare.
L’anziano commerciante mi accompagnò fino al cancello.
– Avanti – gli dissi – mi dica questa barzelletta.
Lui, enigmatico:
– Dutùr, la per-gna fola non è una barzelletta. E allora, perché dev’essere una barzelletta il resto?
– Che ne so. Allora, arrivederci. E salii in macchina.
– Ar-ved-sse, dutùr.⊗
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⊕ Per circa un anno non sentii più parlare di quella bestiola. Un giorno di maggio il telefono squillò:
– Dutùr, sono Martinelli, di Sommariva Perno. La mia cagna Shu-shu ieri ha fatto i cuccioli. Sono belli. Vuol venire a vederli? Intanto me la visita.
– Va bene. Verrò oggi pomeriggio alle tre. Chi è il padre dei cuccioli?
– Indovini un po’… E’ lo Yorkshire di mia figlia. Due mesi fa è venuta una domenica da noi, la cagna era in calore e lui l’ha servita. Ce ne siamo accorti quando era già tardi. Erano già attaccati.
– Non è un problema.
Nel primo pomeriggio arrivai a Sommariva Perno, nella villetta del simpatico pensionato e lui mi aprì personalmente il cancello. Scesi dalla macchina e andai subito a visitare la puerpera. Sia la femmina che i sei cuccioletti stavano benissimo e questa volta il latte dalle sua mammelle era utile, anzi prezioso. Quel giorno anche la moglie era presente alla visita.
– Sono meticci, però. Non della sua razza, quindi.
– Non credo che avrò difficoltà a sistemarli, perché sono robusti e di bell’aspetto.
Intanto la moglie, concreta e intelligente, mi invitò a salire in casa per prendere un caffè.
– Martinelli, mi aveva fatto una promessa, si ricorda? Gli chiesi sedendomi al tavolo rotondo della sala da pranzo, mentre sentivo il piacevole aroma di caffè che si spandeva dalla cucina.
– Certo.
– Deve dirmi come si fa a fare un buco nell’acqua.
– E’ semplice – rispose – per fare un buco nell’acqua occorre essere nel posto giusto e nel momento giusto.
– Cioè? Non capisco.
– Vediamo se lei ci arriva. Basta aspettare che arrivi l’inverno. E che abbia fatto una bella nevicata.
– E con questo? E alùra?
– Quando c’è la neve cosa si fa?
– Si tirano le malòche (palle di neve). Provai a indovinare, stando al gioco.
– No.
– Si va a sciare. Tagliai corto
– Anche. Ma non è questo. Ma la neve non dà fastidio?
– Sì… la si toglie.
– Bravo, dottore. Si toglie tutta o no?
– Dipende dai posti. Dove si deve passare si toglie, altrimenti no.
– Appunto. E mentre si toglie la neve, cosa si fa?
– E che ne so, monsù Martinelli, si fa il passaggio. La mia pazienza era al limite. Mi sentivo preso per i fondelli.
– E dove la mette la neve, dutùr?
– Ne faccio un mucchio con la pala, e allora?
– Allora… mettiamo il caso che dopo che ha tolto la neve le viene voglia di urinare.
– Allora?
– Se le viene voglia di urinare, cosa fa? Apre la cerniera dei pantaloni e urina sul mucchio di neve…
– Allora? Lei mi sta prendendo in giro! Sbottai mentre giravo il cucchiaino nella tazzina. Lo guardai, aspettando spiegazioni.
– Se, con rispetto, dutùr, lei fa l’urina sul mucchio di neve…
– Ci faccio un bel buco nella neve – ragionai – cioè nell’acqua.
– Martinelli! Ma bravo lei! Adesso ho capito. Finalmente abbiamo risolto l’annoso problema del buco nell’acqua.
– Oh, finalmente!
– Sembrava la cosa più difficile del mondo! Intervenne la moglie, sorridendo mentre mescolavo lo zucchero nella tazza.
– Esatto. Come il fatto che la cagna facesse i cagnetti. Anche quella sembrava la cosa più difficile del mondo, e invece li ha fatti. Ha visto, dutùr? E il bello è che si è arrangiata da sola. Non c’è stato bisogno di portarla chissà dove.
– E’ vero, Martinelli. Lo scorso anno me lo aveva pure detto:è possibile che la cagna partorisca come si può fare un buco nell’acqua…
– Invece, l’inverno scorso ha nevicato tanto. Shu-shu ha urinato nel cortile e ha fatto tanti buchi nell’acqua. In primavera poi, continuando a urinare nel cortile, il maschietto Yorkshire si è accorto nel giorno preciso in cui Shu-shu era in calore, e l’ha servita.
Gli diedi una pacca sulla spalla. Se la meritava.
– Ha visto? La cagna prima ha fatto tanti buchi nell’acqua, e poi ha fatto i cagnetti… E… lo sa qual è la morale?
– Eh, no – sbottai, fingendo nervosismo – adesso mi fa anche la morale?
– Si. La morale è che anche le cose impossibili possono capitare. E se “possono capitare” è sicuro che prima o poi capitano. Anche fare il buco nell’acqua è possibile. Basta avere pazienza. Aspettare che venga la stagione più propizia, dutùr, trovare un mucchio di neve, e urinarci sopra al momento giusto.⊗
IL CURIOSO MONDO DEGLI ANIMALI ritorna ad ottobre
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