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RAGNATELA DI PAROLE SCRITTE

Racconti Otto-Mani

Intrecci di parole e pensieri…

 

 

  C. RAVIZZA – G. RISSONE – L. BELTRAMINO – M. R. CAIRE

 

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≥ Sesto appuntamento con lo spazio curato dal gruppo Ragnatela Di Parole Scritte – che si ritrova quindicinalmente presso la sede dell’Associazione Arcobaleno Onlus di via Virle 21 a Torino – dove ogni incontro prevede sempre un’attività diversa legata allo scrivere e al raccontare, il lavoro viene concluso nei giorni successivi in solitaria. L’obiettivo – oltre quello di trascorrere piacevoli pomeriggi – è di realizzare testi che troverete qui ogni cinque settimane. La quinta attività che abbiamo svolto si è concentrata sulla scrittura di racconti a ottomani, ogni partecipante ne ha scritto l’inizio e in seguito sono stati ampliati e conclusi dagli altri. Si sono così realizzati quattro racconti – per ogni parte trovate il nome dell’autore – molto diversi tra loro, il secondo che vi proponiamo in questo appuntamento è ambientato in un piccolo borgo immaginario. ≤

≥ Nel mondo piccolo Il campanile, con le sue crepe e incrinature, della chiesetta del borgo batteva dodici colpi! Anche di notte?? Rigirandosi nel letto, Clarissa non era ancora riuscita ad addormentarsi. All’ottavo din don con un mezzo grugnito mise giù le gambe dal letto e si fiondò verso la finestra chiudendola rumorosamente. Tanto non dormo… mi vesto ed esco… (Clotilde Ravizza)

Vestirsi non fu un problema, infilò un camicione sull’abbigliamento notturno, il solito paio di espadrillas, il marsupio con il telefonino e documenti, e uscì chiudendo a chiave l’uscio. Scese per il sentiero che portava alla piazzetta della chiesa dove sperava di trovare ancora aperta e illuminata la bottega tutto fare di Gino, barista, giornalaio, venditore vario, commentatore politico e raccoglitore di lamentele. (Maria Rosa Caire)

Vi chiederete come sia possibile che una bottega di un piccolo borgo sia aperta a mezzanotte. Dovete sapere che Gino – celibe impenitente – era il classico uomo “casa e bottega e… poca chiesa”. La bottega era collocato al piano terra e l’abitazione al piano di sopra. Non aveva particolari interessi e passioni – se non quello di intrattenersi con i suoi compaesani – di conseguenza passava moltissime ore nel sua piccola e antica bottega, di proprietà del nonno paterno e poi dei suoi genitori. Festivi o feriali, Gino era pronto ad accogliere paesani e foresti, dalle 6 del mattino sino a mezzanotte inoltrata, con una pausa dalle 13 alle 16 per il pranzo e una meritata pennichella. La cena la consumava in bottega con i soliti amici, che si concludeva con interminabili partite a scopa. Gino si sorprese nel vedere arrivare Clarissa a quell’ora… (Giuseppe Rissone)

Gino ha sempre qualcosa da raccontare, la favella non gli manca, non si è mai mosso dal suo borgo natio, eppure… tante storie, notizie, opinioni, consigli, sembra conoscere una moltitudine di cose, e di stesso non parlava mai… Con gli anni è diventato il punto di fuga verso cui convergono tutte le linee del paese. Tutte le strade portano a Gino… Senza di lui, forse, il borgo non esisterebbe nemmeno. Tutti tornerebbero ad essere dei punti sparsi, fermi. Ed ecco che così i punti si raccordano, formando linee, tracciati, schemi. Lo spazio si delinea. Il piano trova il suo disegno provvisorio e in continaa evoluzione. Ognuno porta il suo contributo all’evoluzione e al cambiamento senza in realtà essersene reso conto. E questo Clarissa lo sa e entra in bottega per parlare con Gino delle campane che non la fanno dormire… (Laura Beltramino) ≤

RAGNATELA DI PAROLE SCRITTE ritorna giovedì 3 luglio

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≡ Elaborazioni grafiche di G. Rissone e foto copertina di M. R. Caire – Foto articolo tratta da pixabay.com ≡



 

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