Indizi Di Democrazia
Una regola mette in crisi un principio o lo convalida?
⊂⊃
⊆ Moltissimi studiosi (Sartori, Gherardo Colombo, Eco, Canfora) mettono in luce che uno dei principi della democrazia è l’essere fondata su regola condivise, principi inalienabili e non solo su un vago riflesso o traduzione del suo significato etimologico di “potere o governo del popolo”. Lo stesso termine “popolo” può esser origine di fraintendimenti, e di discorsi speculativi, di legittimazione e lotta politica (vedi la deriva populista). Bisognerebbe saper analizzare e approfondire mettendo le castagne sul fuoco all’ovvio, e comprendendo che ciò che appare ovvio è spesso più complesso e contiene implicazione per nulla tali.
Ricordiamo pure che il regime democratico come forma di governo è ben lungi dall’essere la realizzazione utopica, anzi essendo il meno peggiore e più imperfetto, esso si rimette continuamente in discussione.
Ma insomma, in questa epoca storica, non possiamo non dirci ottimisti. Se da un lato gli organismi internazionali riescono onorevolmente a risolvere conflitti e controversie internazionali (non senza problemi e difficoltà, per carità…) ci sono alcune crepe.
Vediamo come a livello mondiale la concertazione il pluralismo, la corresponsabilità stia portando al raggiungimento di obiettivi che fino a ieri erano sembrati utopici poiché anche a livello mentale psichico le masse risultavano pervase da mal di vivere e immaginario di tipo distopico. Oggi la competenza e l’autorevolezza di illustri governanti, nonché un rinnovato rispetto nella divisione dei poteri dello Stato, sta avvalorando quei solidi principi umanistici che erano sorti in seguito al secondo conflitto mondiale. Non possiamo negare nemmeno il tentativo meritorio di rimediare a problemi che si sono andati via via più dichiarati e conclamati nell’arco degli ultimi decenni (mi riferisco all’agenda 2030 e alla questione ecologica come paradigma di riferimento sulla sostenibilità). Viviamo un’epoca di accordi multilaterali sul disarmo, sulla prevenzione a futuri disastri, sulla riparazione per quanto possibili ai danni ambientale e su un forte investimento su educazione, cultura, e ricerca quali fattori di emancipazione e sviluppo delle individualità, della crescita sociale e dell’economia. In particolare proprio il mondo sociale del terzo settore sembra aver trovato nuova linfa e un po’ dappertutto a livello internazionale i governi stanno dedicando una generale rinnovata attenzione alla giustizia sociale, ovvero alla mobilità sociale, e alla conseguente diminuzione delle disuguaglianze. E questo proprio perché pur essendo altamente imperfetto e fragile, il sistema democratico, oltre che da difendere è da promuovere, consente un certo tipo di liberazione, libertà non astratta ma concreta e rispetto che migliora le condizioni di vita generali a beneficio dell’intera popolazione, dalla tutela dei beni comuni. Essa, animata da questi esempi indirettamente educanti, viene pervasa da un sentimento di dovere civico e responsabilità e autodeterminazione nel rispetto e persino nel miglioramento delle regole, attraverso la partecipazione attiva. ⊇
⊂⊃
⊆ Insomma, il nostro ottimismo rispetto alla situazione contingente non può che trovare notizie cariche – mi si conceda un po’ di sentimentalismo – di speranza e fiducia nell’avvenire dell’umanità. Ve lo ricordate quando abbiamo avuto la sensazione di una recrudescenza autoritaria, di un deterioramento dello stato sociale, e aumento vertiginoso di crimini e diseguaglianze? L’abbiamo grazie ai fondamenti democratici, scampata bella!
Orbene, ciò detto, esistono le eccezioni. Che però più che contraddire la regola, la confermano, o la mettono sotto la lente d’ingrandimento della critica costruttiva.
Mi riferisco ad un fatto eclatante di mancata partecipazione – forse per distrazione, l’ottimismo e il benessere danno un po’ alla testa e l’euforia distrae…
Eppur è la conferma. In un recente referendum popolare svoltosi nella capitale francese – seguendo principi democratici – la regola che è passata evidentemente inosservata era l’assenza della necessità di un quorum relativamente allo stesso referendum.
Mi riferisco – noi bradipi non possiamo che felicitarci – dalla decisione presa dal poco più del 4% degli aventi diritto al voto, di pedonalizzare 500 vie della capitale francese, che evidentemente, in media, rallenta la velocità del traffico cittadino diventando forse la prima capitale di grandi dimensioni certamente più a misura di bradipo.
Eureka!
La regola è una variabile, non è sempre uguale e l’amministrazione cittadina suppongo avrà svolto tutti gli obblighi affinché l’intera cittadinanza potesse utilizzare il proprio potere decisionale per ovviare e dare indicazione e preferenza di strategia urbanistica, ecologica, di stile di vita, etc…
Tuttavia la contraddizione è palese, poiché di questa minima percentuale di partecipanti attivi (dunque effettivamente responsabili) poco più del sessanta percento ha espresso giudizio favorevole. A spanne si tratta di una decisione adottata dal circa 2,5 % dei cittadini parigini per la totalità della popolazione (il popolo direbbe il Presidente del la République). Un segnale in controtendenza rispetto all’impulso di quel 1% di cittadini che a livello globale detiene più ricchezza materiale della restante comunità umana, che per redistribuire (in modo peraltro avveniristico, ipotizzando colonie marziane, di rinascita economica) sta compiendo sforzi enormi e non-violenti per rimediare ai danni di uno strisciante autoritarismo e a vari discorsi ideologici fondati sull’odio del diverso.
Come detto, un sistema imperfetto. Parafrasando Humphrey Bogart: è la democrazia, bellezza! E non puoi farci niente, niente!
C’è sempre un granello di sabbia che fa saltare l’ingranaggio. Almeno relativamente a certi contesti.⊇
⊂⊃
⊆ Voi direte che sono pignolo, polemico, troppo puntiglioso. Eppure questo potrebbe rappresentare un precedente, un segnale di all’arme (quindi forse addirittura l’inizio di un di riarmo… aiuto!) perché gli sforzi della nostra attuale classe dirigente e di una cittadinanza sempre più edotta e consapevole stanno compiendo in favore della giustizia sociale e del progresso umano (a detrimento dello sviluppo de accumulo di capitali e potere nelle mani di pochissimi), potrebbe trovare un pretesto in questa mancanza. La regola che non fissa il quorum minimo nelle prassi di democrazia diretta e partecipativa.
Io non vorrei passare per Cassandra, o vocina antipatica, luciferina. Ma terrei in considerazione la questione almeno come aspetto da problematizzare. Forse un quorum (variabile magari, non per forza sempre della maggioranza assoluta) dovrebbe esserci comunque? Lo pongo come domanda non peregrina, anche se questo è il Fuori Luogo e non la rubrica Non Peregrine.
Tornando a bomba, per dirla con ironia, la maggioranza silenziosa, il partito dell’astensione, non può fare altro che attaccarsi al tram (sulla circolazione dei mezzi pubblici anche nelle future vie rallentate e pedonali? Non sono bene informato, speriamo che il sindaco di Parigi raccolga almeno in parte queste obiezioni).
Detto ciò, da bradipo, condivido l’esito e plaudo alla decisione e vorrei riconoscere il merito di chi, attento, e ligio a un senso di dover civico, ha effettivamente partecipato e in modo libero (e liberale, non liberista) ha espresso la sua preferenza.
Tuttavia: ripeto, forse mi sto caricando del ruolo di uccello del malaugurio, ma credo che ci siano delle rischiose premesse in tale implicazione per una decadenza della democrazia come regime politico apportatore di benessere collettivo e libertà individuale garantita sulla base di principi rispettati e regole condivise e non di “uomini forti” e autocrati-autoritari.
“It si the rule of the law, not the rule of the Man” dicevano i liberali empiristi inglesi che hanno appuntato una serie di fondamenti alla democrazia moderna.
Lo ricordava anche un liberal-socialista come Norberto Bobbio (non certo un liberista, non certo un bolscevico), in libri come L’età dei diritti e Il futuro della democrazia, che non sarebbe male andarsi a rileggere di fronte a certe notizie.
Chiudo qui la mia esternazione Fuori Luogo, e mi prendo una camomilla rinforzata e qualche goccia di calmante, (più tardi prenderò anche il mio antipsicotico, tranquilli: seguo bene le regole e so che ho la tendenza a volte a dissociarmi dalla realtà per delle inezie).
Poiché al di là di questi dettagli, non possiamo in questa congiuntura storica non dirci ottimisti e fiduciosi.
Che follia sarebbe un’economia che gonfia di investimenti qualunque progetto senza coerenza e competenza, e che spinge sul riarmo e l’accentramento del potere in mano a pochi detentori di capitali superiori al PIL di molti paesi sviluppati.
Vi confesso che quando anziché ragionare con spirito critico costruttivo e provare a porre semplici domande, a volte il mio stato mentale delira e comincia a riempirsi di strane evocazioni e immagini distopiche.
La mia psichiatra dice che è normale, che di tanto in tanto sono cose che possono capitare. E questo mi rassereno molto. Meno male che, dopo la pandemia, la sanità è considerata una priorità da tutti i governi altrimenti questa Normalità potrebbe anche dilagare e creare davvero disagio a livello collettivo. Pensate se tutti cominciassero a temere di essere sull’orlo di una guerra mondiale o addirittura di un pericolo per le nostre libertà minacciate da stranieri, autocrati guerrafondai, conflitti di legittimità tra poteri dello Stato, tensioni politiche che disprezzano le regole comuni… Per carità!
Cerchiamo subito di sedare e placare queste fantasticherie! Penso di avere davvero bisogno delle gocce di ansiolitico.
Alla prossima, buona lettura! E sursum corda.⊇
FUORI LUOGO ritorna martedì 22 aprile
⊂⊃
≡ Elaborazioni grafiche Giuseppe Rissone – Foto di Enea Solinas ≡





Lascia un commento