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TEMPIO APERTO

L’Occasione Referendaria

Prova di partecipazione per chi si sente ancora cittadino. La spieghiamo.

 

 GIAN MICHELE SPARTANO

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⊆ Il filo conduttore di Tempio Aperto, che vede nella partecipazione del singolo cittadino l’unico varco per la sopravvivenza della democrazia, ci porta a parlare di referendum. Il 20 gennaio la Corte Costituzionale si era pronunciata per l’ammissibilità di 5 dei 6 quesiti proposti, respinto quello sull’autonomia differenziata.

Soffermiamoci su due aspetti preliminari. Il primo riguarda l’incontrastato vincitore negli appuntamenti al voto referendario, ovvero l’astensione. Se dal 1974 ad oggi si spalmasse la media percentuale di affluenza ai 72 referendum tenutisi, nessuno di essi avrebbe oltrepassato la soglia del 50% più 1 degli aventi diritto per validarli, con una partecipazione del 49,69%. In effetti sono ben 44 (sui 72) quelli che non hanno superato il quorum; ed è dal 2011, col 55% (dei 4 referendum di allora ricordiamo quello sul nucleare) che esso non viene raggiunto. Questi soli dati ci lasciano comprendere quale grado di disaffezione e/o di de-culturazione democratica abbia attecchito negli italiani, sempre meno “cittadini”, sempre più “narcovideoconsumati”.
Tanto per non lasciare nulla al caso, e siamo alla seconda osservazione, la nostra Costituzione pone il voto come un diritto-dovere (art. 48 in combinato con l’art. 75), su cui si fondano le Istituzioni. Si pensi che fino al 1993 l’astensione non adeguatamente giustificata, era sanzionata con l’esposizione nominativa dei renitenti nell’albo comunale di appartenenza per la durata di un mese; e per il periodo di cinque anni la menzione “Non ha votato” veniva iscritta nei certificati di buona condotta. 
Tutto lascia presagire che la primavera inoltrata (8-9 giugno, in coincidenza coi ballottaggi delle amministrative) porterà gli elettori, colti da narcolessi civica oppure seguaci del partito di maggioranza assoluta MeNeFrego, a preferire delle belle gite fuoriporta o a perdersi nel mondo incantato della vita parallela.⊇
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⊆ A parte i media che fanno capo a CGIL e pochi altri, non è agevole trovare spiegazioni sui complessi contenuti dei quesiti; ci proviamo, con caparbia bradipa applicazione. Intanto i quattro quesiti riguardanti le tutele del lavoro, promossi dalla CGIL.
QUESITO N. 1: Il c.d. Jobs Act (j.a. – d.lgs. n. 23 del 2015 – governo Renzi) aveva partorito, per le unità produttive – per unità produttiva si intende la singola struttura dell’azienda capace di autonomia finanziaria nella realizzazione di un bene o di un servizio – con almeno 15 lavoratori dipendenti, una duplice disciplina rispetto ai licenziamenti individuali o collettivi dichiarati illegittimi (cioè carenti di giusta causa o di giustificato motivo): solo gli assunti a tempo indeterminato prima del 7 marzo 2015 (data di entrata in vigore del j.a.) mantengono la tutela dell’art 18 Statuto dei Lavoratori al reintegro nel posto di lavoro; per gli altri, comunque escluso il re-impiego, spetta una monetizzazione variante a seconda di determinati parametri (le cd “tutele crescenti”). L’evidente disparità di trattamento fra dipendenti in un medesimo luogo di lavoro (più volte evidenziata dalla Corte Costituzionale) verrebbe eliminata qualora passasse l’abrogazione dell’intera normativa.
QUESITO N. 2: Riguarda i licenziamenti individuali nelle unità produttive* al di sotto di 16 addetti. Nella legge vigente, n. 604 del 1966 art.8, se il licenziamento è dichiarato illegittimo, il giudice, in vece del reintegro, stabilisce un indennizzo compreso fra un minimo di 2,5 mensilità ed un massimo variabile a seconda dell’anzianità del lavoratore. Il quesito referendario persegue l’obiettivo di eliminare il tetto massimo dell’indennizzo sostitutivo al reintegro; con ciò seguendo l’indirizzo della Consulta, secondo cui non è il dimensionamento aziendale a determinare l’effettiva disponibilità economica del datore di lavoro; e che comunque va data priorità ad un adeguato compenso del lavoratore anche oltre limiti massimi predeterminati.
QUESITO N. 3: Interviene nel ginepraio delle norme sul lavoro a tempo determinato, reso ancor più arbitrario dall’ex Capo del Governo BerluScoutRenzi. In buona sostanza, qualora approvata l’abrogazione di alcune parti del d. lgs. n.81 del 2015, tutte le assunzioni a tempo determinato dovranno contenere un’idonea motivazione della loro temporaneità -disciplinata dai contratti nazionali- e confermata sia la durata massima di 24 mesi, sia la causale anche nell’ipotesi di sostituzione di lavoratori assenti, di sue proroghe o rinnovi.
QUESITO N. 4: L’ultimo referendum sul lavoro mira ad estendere in ogni caso all’imprenditore committente di opere la responsabilità per i danni subiti (e non indennizzati dalla tutela INAIL), a seguito di infortunio o malattia professionale del dipendente dell’appaltatore o dei subappaltatori. Evidente non solo la finalità di garantire al lavoratore il coinvolgimento di tutti i soggetti della commessa d’opera all’integrale copertura del danno civilistico subito; ma anche l’impulso ad affidare i lavori ad imprese qualificate e rispettose delle regole sulla sicurezza, in particolare nei c.d. “appalti a cascata”.
Infine il più noto.
QUESITO n.5: promosso da Più Europa; porterebbe da 10 a 5 anni (al pari di altri paesi UE come Francia e Germania) il periodo di regolare residenza nel territorio italiano per la richiesta della cittadinanza italiana dello straniero. Si stima che l’approvazione del referendum coinvolgerà circa 2,5 milioni di persone che potrebbero accedere ai diritti (e doveri) di cittadinanza.
Fermo che siamo bradipi ben disposti, anzi contenti di fornire altri chiarimenti se richiesti nei vostri graditi commenti, va rilevato come il tempo scorra nella relativa sordina, su un’occasione più unica che rara di esprimerci su diritti sociali e civili di rango Costituzionale (al mantenimento, stabilità e tutela della salubrità del lavoro; a regolarizzare cittadini di fatto). Speriamo, senza troppo confidare, in un momentaneo sussulto.⊇
TEMPIO APERTO ritorna martedì 6 maggio

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≡ Elaborazioni grafiche di Giuseppe Rissone – Fotografia di Gian Michele Spartano ≡



2 Comments

  1. Silvio Marengo Reply

    Interessante perché spiega con poche frasi l argomento di ciascun quesito referendario. Penso che tra i cittadini a parte i sindacati nessuno conosce bene queste materie. Sono d accordo sono occasioni rare se non uniche.

  2. Gian Michele Reply

    Ringrazio Silvio per il suo commento.
    Stupisce sempre meno che anche l’informazione più a favore dei promotori non dia sufficiente visibilità ai referendum, che possono rappresentare il germoglio di un comune progetto politico. È un errore, se non voluto come le destre, ridursi alle ultime settimane con un elettorato così “distratto”.
    Un caro saluto

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