L’insegnamento della religione cattolica
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Laicità – assoluta indipendenza e autonomia nei confronti di qualsiasi confessione religiosa – parolina abusata ma poco praticata. Sono diversi gli aspetti della laicità che andrebbero analizzati. Partiamo e proviamo a scavare in quello che accade in ambito scolastico, in particolare per quello che riguarda l’IRC – Insegnamento Religione Cattolica – da gli ultimi dati calano in Italia gli studenti che se ne avvalgono secondo una tendenza che dura oramai da diversi anni.
Nell’anno scolastico 2022-2023 il 15,5% ha scelto di non seguire l’ora di religione (erano il 14,07% due anni prima), in città come Firenze e Bologna si sale al 35%, in media nel nord la percentuale si attesta intorno al 30%. Qui iniziano i problemi per gli studenti che intendono avvalersi delle scelte garantite dalle norme: di studio individuale o la possibilità di lasciare l’edificio. Da sottolineare che non è un’opzione per la scuola attivare o meno le opzioni previste, ma è un obbligo, fosse anche per un solo studente. Non ci possono essere giustificazioni di natura economica perché i fondi non sono stanziati dall’istituto scolastico ma dal Ministero dell’Istruzione a seguito di richieste.
Nonostante le scuole di ogni ordine e grado dovrebbero avere come dovere quello di garantire una pluralità di voci senza mai scadere in nessun confessionalismo, è noto che tra Stato e Chiesa Cattolica sussistono diversi accordi di carattere privilegiato, l’esempio più lampante riguarda l’assunzione degli insegnanti per la IRC: scelti dalle Diocesi e obbligati a seguire condotte da esse emanate e pagati dallo Stato.
Parlare di religione nei vari percorsi formativi si deve e si può, sganciandola da qualsiasi riferimento confessionale, possiamo definirla Storia delle religioni, un approfondimento storico, critico. Nelle aule la storia, nelle chiese, templi, sinagoghe, moschee la preghiera, il percorso di fede.
La scelta di avvalersi o meno dell’ora di religione viene fatta all’inizio di ogni anno scolastico. Nonostante la scelta iniziale, è sempre possibile rinunciare anche nel corso dell’anno scolastico. Dalle stanze del Ministero arrivano le parole pronunciate alcuni anni fa dal ministro Valditara: L’insegnamento della religione è un’occasione di confronto e di dialogo sui principi etici e morali che da sempre accompagnano le civiltà nel loro cammino. È anche l’occasione per andare alle radici della nostra civiltà imparando a conoscere il messaggio cristiano. Belle parole ma il ministro confonde la parola cristiano con cattolico, ma su questo aspetto arriva buon ultimo. Testimonianza di come la storia delle religioni possa essere assai utile. A ogni età.
Per completezza aggiungo che la critica non è esclusivamente nei confronti della chiesa cattolica, ma verso chiunque cerca di mettere il proprio cappello confessionale nelle aule scolastiche, da credente sono preoccupato dalla commistione tra appartenenza religiosa e potere politico. Lo Stato è di tutti, deve garantire diritti ai cittadini a prescindere dal loro credo: i valori richiamati concorrono, con altri (artt. 7, 8 e 20 della Costituzione), a strutturare il principio supremo della laicità dello Stato, che è uno dei profili della forma di Stato delineata nella Carta costituzionale della Repubblica. Sentenza della Corte Costituzionale -11-12 aprile 1989.
Sul tema della laicità compresa in ambito scolastico segnalo questo interessante sito: Laicamente.
Foto di copertina: Gabriele Rissone
Fuori Luogo: ritorna Lunedì 8 dicembre
La lentezza impedisce che qualcuno rimanga troppo indietro ed evita che qualcuno vada troppo avanti





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